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SCUOLA/ Come funzionerà la valutazione se Renzi taglia i fondi all'Invalsi?

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Sicuramente tra le migliori analisi in circolazione, il saggio della Fondazione Agnelli La valutazione della scuola. A cosa serve e perché è necessaria all'Italia ricorda che l'Invalsi non ha ancora svolto i compiti che gli sono stati affidati dal Regolamento sulla valutazione del sistema di istruzione e formazione, per la cui partenza il ministro Giannini ha appena varato la sua direttiva, con risorse dieci volte inferiori al suo equivalente inglese Ofsted. Il monito della stessa Fondazione Agnelli è stato chiaro: nessun sistema di valutazione può nascere ed andare a regime in Italia, senza investimenti sufficienti a rendere almeno paragonabili gli ordini di grandezza delle risorse a disposizione della Gran Bretagna, visto che i due paesi sono paragonabili per popolazione e Pil. 

Che la valutazione sia necessaria per la nostra scuola e per il nostro Paese, è ribadito convintamente sia dal Governo, sia dalle più importanti forze politiche di opposizione. 

Ne la "Buona Scuola", il governo chiama la scuola a rendere conto dei propri risultati, insistendo sul binomio autonomia-responsabilità. A pag. 63, l'enfatico documento governativo esplicita che "non c'è vera autonomia senza responsabilità. E non c'è responsabilità senza valutazione". Inoltre, la legge di Stabilità prevedeva un finanziamento straordinario di 10 milioni di euro per la partenza del sistema nazionale di valutazione e l'autorizzazione a completare il piano straordinario di assunzioni dell'Invalsi già previsto dal ministro Gelmini nel 2011.

Insomma, sembravano esserci tutti gli ingredienti per continuare la costruzione del sistema nazionale di valutazione richiesto da tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola italiana.

Invece, appena la legge di Stabilità è approdata alla Commissione bilancio della Camera, il citato comma che prevedeva le risorse per l'Invalsi è caduto subito sotto i colpi del presidente Boccia, che ne ha dichiarato l'inammissibilità perché incoerente con il provvedimento in esame. 

Ovviamente, la misura può essere ancora riammessa in Aula e l'auspicio è che ciò avvenga, non perché il presidente Boccia abbia torto, ma perché l'Invalsi ha ormai urgenza di quel finanziamento e di quell'autorizzazione a completare il piano straordinario di assunzioni.

Oggi, per lo svolgimento delle funzioni che gli sono assegnate, l'Invalsi può contare su 92 persone, di cui 62 (cioè il 67 per cento del personale) con contratto  a tempo determinato, in scadenza il 31 dicembre 2014. I lavoratori a tempo determinato sono stati già più volte prorogati, sicché 32 di loro hanno un'anzianità superiore a tre anni ed alcuni annoverano fino ad una decina di anni di precariato. 

Nel quadro normativo attuale, questi lavoratori a termine non possono essere ulteriormente prorogati, soprattutto in assenza della collaterale procedura concorsuale di assunzione che dovrebbe completare il piano straordinario di assunzione del ministro Gelmini. 



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COMMENTI
03/11/2014 - una autorevole ricerca scientifica conferma (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Salvo Intravaia in data 8 settembre 2014: “Scuola, la ricetta migliore? Meno alunni per classe e più soldi ai prof" / “Questi due fattori hanno un impatto dimostrabile sulla qualità dell'istruzione. Secondo la ricerca l'Italia (ma anche la Germania) non spende bene le risorse per l'insegnamento.” / “E la scheda di approfondimento stilata per l'Italia suggerisce di intraprendere due strade per aumentare l'efficienza del nostro sistema educativo: aumentare del 10,5 per cento le retribuzioni degli insegnanti e ridurre l'affollamento delle classi di un quarto. Finora, gli "esperti" italiani ci hanno sempre detto che abbiamo troppi insegnanti e che le nostre classi hanno pochi alunni. E i governi si sono affannati a tagliare cattedre e stipendi di maestri e prof e a riempire, anche oltre le norme attuali, le classi di alunni. Ma, stando alla prima statistica ufficiale che prende in esame l'intero mondo complesso della scuola, è tutto il contrario. Il nostro sistema pubblico di istruzione fa fatica a produrre risultati apprezzabili perché i docenti sono pagati poco e perché le classi sono sovraffollate di alunni. Motivo per il quale la dispersione scolastica, specialmente in alcuni ambiti, è alle stelle.” Facendo un conto grossolano, le risorse occorrenti, per meno alunni per classe e più soldi ai prof, corrispondono proprio a quell’1% di Pil in più, cioè a circa 17 mld.

 
03/11/2014 - è ANCHE una questione di soldi (Vincenzo Pascuzzi)

Per Valentina Timillero. Confermo che i nostri soldi investiti in scuola sono pochi e ci sono anche diseconomie ed errori. Dall’articolo di Lucia Romeo (21.9.2014) “Così il dogma dell'uguaglianza ha "distrutto" l'eccellenza” riporto quanto segue: 1) “Ma quanto investe il nostro Paese in un settore tanto importante? Intorno al 4% del Pil, un dato decisamente inferiore alla media europea (oltre un punto percentuale in più) e lontano anni luce dagli Usa che le dedica circa il 7% avendo un Pil 8 volte superiore.” 2) “Si potrebbe pensare che sia soltanto una questione di soldi, ma non è così semplice.” 3) “Sarebbe bello che al di là delle riforme che ogni ministro propone, e che ogni successore cambia, ci fosse un dato comune. L'incremento della quota di investimenti. Citiamo sempre gli Stati Uniti come modello. Perché non seguirli anche in questo?” Altri Link Utili: A) Spesa per l’istruzione pubblica nell’Ue: Italia al 21 posto http://www.osservatorioinca.org/12-563/archivio-spesa-per-listruzione-pubblica-nellue:-italia-al-21-posto.html B) Istruzione e spesa: uno sguardo sull’Italia e un confronto con l’Europa http://tagli.me/2013/05/13/istruzione-e-spesa-uno-sguardo-sullitalia-e-un-confronto-con-leuropa

 
03/11/2014 - Soldi? Mal utilizzati (Valentina Timillero)

I nostri soldi (alla scuola) non sono pochi, sono mal utilizzati. Cfr. http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2014/9/21/SCUOLA-Cosi-il-dogma-dell-uguaglianza-ha-distrutto-l-eccellenza/528681/ e anche http://www.ilsussidiario.net/News/Educazione/2014/10/8/SCUOLA-Ichino-autonomia-finta-e-assunzioni-senza-merito-i-veri-mali-del-piano-Renzi/539601/

 
03/11/2014 - Valutazione? Ma non a crocette! e +1% di Pil ! (Vincenzo Pascuzzi)

1) È di questi giorni una prova clamorosa dell’inaffidabilità della quizzeria a crocette. A Medicina il Miur ha dovuto annullare i quiz sostenuti da oltre 12mila candidati in tutta Italia dal 28 al 31 ottobre. E stamattina leggiamo sul Corriere “Medicina, test annullati: si dimette il presidente del Cineca". In realtà sono dimissioni solo preannunciate, future non immediate e irrevocabili. Infatti Emilio Ferrari ieri ha detto “Prima porterò a termine questa operazione, poi rimetterò il mio mandato nelle mani degli organi del Consorzio e loro decideranno il da farsi”. E chi pagherà i costi? 2) Invalsi riceve “risorse dieci volte inferiori al suo equivalente inglese Ofsted”. Ma Invalsi è anche all’inizio della sua attività, ha meno di 100 dipendenti (molti precari) a fronte dei 1.200 dell’Ofsted, costituito già nel 1833 come “a non-ministerial department of government”. Ofsted è in situazione di terzietà e non incistato e al guinzaglio del Miur come Invalsi! 3) È vero “che i due paesi (Italia e UK) sono paragonabili per popolazione e Pil”, ma mentre l’Italia destina all’istruzione pubblica meno del 5% del suo Pil, il Regno Unito un punto percentuale in più, circa il 6%. A noi manca (e NON c’è nemmeno nella “buona scuola” di Renzi) l’1% in più di Pil previsto nel programma elettorale PD di febbraio 2013 e ripreso nella piattaforma sindacala Cgil del luglio scorso. È qualcosa come 17 mld di euro che, tra l’altro, servirebbero a cicatrizzare i tagli di Gelmini.