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SCUOLA/ Perché la parità fa bene a tutti ma pochi l'han capito?

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No. La parità non è in negativo, "contro" qualcosa, ma in positivo, "a favore": della libertà di scelta, della tutela del diritto dei ragazzi ad avere una scuola costruita in base ai loro bisogni, della possibilità dei genitori di partecipare realmente alla costruzione di un buon progetto educativo. C'è poi da dire che il modello centralista a monopolio statale non solo si è dimostrato incapace di raggiungere i suoi scopi, di garantire cioè equità e qualità uniforme, ma è troppo costoso da mantenere.

E a quale modello bisogna guardare?
La maggior parte delle politiche educative più attuali va in direzione di una valorizzazione delle iniziative della comunità. Il principio di sussidiarietà si diffonde, se non per il suo valore etico, quantomeno perché è meno costoso.

L'istruzione è un bene pubblico o un servizio?
L'istruzione, a mio avviso, non è ne un bene né un servizio in senso stretto. E' un elemento trasformativo, che riceve in entrata dei piccoli uomini e donne dotati di un certo numero di caratteristiche, e li accompagna all'uscita con  caratteristiche diverse, si spera migliori. Qualsiasi scuola che operi questa trasformazione all'interno di un insieme di obiettivi e vincoli fissati centralmente è pubblica, quale che sia la sua gestione.

Finora per il grande pubblico la parità ha significato questo: un insieme di associazioni che chiedono quattrini, col supporto (saltuario) di politici a favore. Cosa "manca" nel dibattito italiano sulla parità?
Ma il grande pubblico non sa nemmeno che la scuola statale "gratuita" viene in realtà pagata dai cittadini con i soldi delle tasse, pagata cara e con pochi o nessun controllo di qualità! La disinformazione dei media è così elevata che stento a credere che sia casuale.

Se un sistema misto come quello auspicato da chi vuole la parità serve a migliorare l'istruzione, perché non dare più soldi alla scuola statale?
Perché sarebbe come dare a un malato una dose più alta di una medicina che non funziona. Il problema non è solo la quantità delle risorse (è chiaro che lo è, almeno per i livelli essenziali) ma il modello organizzativo in cui vengono investite, e parzialmente sprecate, ad esempio non riconoscendo incentivi per il merito da un lato, e finanziamenti aggiuntivi da un altro per chi ha più bisogno. Ma il bisogno educativo si manifesta localmente, ed è un inutile spreco tentare di risolverlo con procedure standardizzate.

Domanda inevitabile. Sono migliori le scuole statali o quelle paritarie?
Dipende da quel che si chiede a una scuola, che non sono solo gli apprendimenti cognitivi: molta parte della ricerca attuale tende a considerare fondamentali i cosiddetti "esiti non cognitivi", come il senso civico, la costruzione della personalità e così via. Se si riferisce agli apprendimenti, non esiste una situazione tutta bianca o tutta nera; i dati sono nel capitolo che ho curato per il libro, ma in linea di massima si può dire che le differenze interne ai due settori sono maggiori di quelle fra i due settori.

Quindi?



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COMMENTI
08/11/2014 - Rimane invalicabile il 3° comma dell’art. 33 (Vincenzo Pascuzzi)

“Nella Costituzione ci sono anche gli articoli 2 e 118”. Ovviamente e allora? Forse Valentina Timillero vi scorge (io non ve lo vedo, né sono capace a leggere il pensiero altrui) qualche segno di sentiero percorribile per le sue ipotesi e richieste. Se così, è una traccia molto, molto esile e tutta ancora da chiarire e costruire. Il 4° comma dell’art. 118 recita così: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Ma la scuola privata cattolica o sedicente “pubblica paritaria” come attività di interesse generale non convince. E rimane invalicabile il 3° comma dell’art. 33: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

 
06/11/2014 - Costituzione (Valentina Timillero)

Nella Costituzione ci sono anche gli articoli 2 e 118.

 
06/11/2014 - Rispettare i fatti, le persone e la Costituzione (Vincenzo Pascuzzi)

Io credo che bisogna rispettare i fatti che, a volte o sempre, sono duri come sassi ed è conveniente rispettare le persone e le loro opinioni, il che non vuol dire condividerle, assentire o non ribattere. Questo, se interessa il confronto e interessa chiarire le posizioni rispettive, senza necessariamente dover arrivare a compromessi, né voler prevalere. Valentina Timillero sopravvaluta le sue capacità se pretende di leggere il mio pensiero (“la paritaria ruba i soldi, penserà il sig. Pascuzzi” / RUBA?! Poi!!) e, in un certo senso, mi aggredisce come persona quando mi classifica gratis come maestrino o taleban e poi mi consiglia di essere .... meno talebano (qui siamo proprio fuori più di balcone, come un trampolino). Sono tutte estrapolazioni indebite, azzardate, costruite, accroccate a supporto delle sue tesi e dei suoi pdv. È un esempio concreto dell’uso, presumibilmente inconsapevole, dello straw man argument (argomento dell'uomo di paglia). Riguardo al merito della questione possiamo ancora approfondire o ripetere, ma non possiamo scavalcare, ignorare, derogare dagli art, 33 e 34 della Costituzione perché “il parallelismo fra iniziativa pubblica e iniziativa privata nella libera gestione dell’istruzione non comporta impegni di spesa da parte dello Stato: la scuola privata deve, infatti, costituirsi e gestirsi senza onere per lo Stato”. http://www.simonescuola.it/docente/5_1.htm

 
06/11/2014 - Tutto nello Stato? (2) (Valentina Timillero)

...Noi potremo anche "allinearci" all'UK, ma se poi quei soldi li spendiamo male? PS. La redazione è troppo severa nel moderare i commenti e probabilmente ha espunto la parte finale del mio precedentemente commento temendo che fosse eccessiva... Sia meno talebano, Pascuzzi, ci guadagnerà in ampiezza di vedute.

 
06/11/2014 - Tutto nello Stato? (1) (Valentina Timillero)

Ma scusi, Pascuzzi. Al netto del suo preambolo retorico (un po' da maestrino, se permette; lasci perdere) lei in fondo che cosa dice? Che bisogna dare alla scuola STATALE (perché solo statale poi?) 17 mld in più. Ben 17 miliardi in più! Anch'io lo auspico, anche se preferirei che quell'1% di Pil in più fosse dato a TUTTA la scuola del paese, a differenza sua, e non solo a quello STATALE... Lei cita e posta il link a un commento che - a mio modo di vedere - esprime una posizione statalista e pregiudizialmente ostile alle scuole paritarie, per la quale pubblico coincide con statale. Sulla base di tali premesse, è ovvio che i soldi concessi alle scuole paritarie siano sottratti alle scuole statali. "Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato", come disse quel tale...: non è così, Pascuzzi? Sa com'è, si dice che gli estremi si toccano: è proprio vero... Con il mio esempio, io non dico che la scuola italiana abbia bisogno di soli 494 milioni in più; diamole l' 1% in più di PIl, va bene, ma che siano soldi gestiti in modo moderno e liberale, e destinati a TUTTA tutta la scuola pubblica, statale E paritaria (cfr. legge 62/2000). Lo statalismo come principio di governo (dell'istruzione, ma non solo), lo stato centralizzato che detiene il monopolio dell'istruzione pubblica, ha fallito il suo compito; solo un po' di sano pluralismo, ispirato alla libertà di scelta, può riparare il danno.

 
05/11/2014 - va contro porte aperte e porte immaginarie (Vincenzo Pascuzzi)

Forse è una questione emotiva o di carattere, ma mi SEMBRA che Valentina Timillero si alteri a sproposito, poi così si contraddice, travisa, non sta all’argomento, non replica a tono, sfonda metaforicamente porte già aperte o si avventa su porte immaginarie che non esistono e invece sono muro. Sappiamo molto bene che “la gestione non funziona” o meglio ha dei malfunzionamenti anche importanti e da rimediare, c’è eccesso di burocrazia, gerarchia, normativa, adempimenti che appesantisce, ritarda e costa. La nostra scuola statale ha bisogno (secondo me ed altri più autorevoli e rappresentativi) di un + 1% di Pil nazionale (non del bilancio Miur!) che corrisponde a circa 17 mld (non ai 494 mln destinati alle paritarie): così saremmo grosso modo allineati all’UK (v. Gianni Bocchieri sull’Invalsi – 3.11.2014) e alla Francia. Ho sentito bene entrambe le campane, prima quella di Luisa Ribolzi e poi quella di Irma Loredana Galgano. Secondo me suona meglio la seconda, tutto qui. Vedo ora che qualcuno ha (opportunamente?) cancellato il suo riferimento ai taleban e ai Cobas: taleban non è in lingua araba, ma significa studente (di scuola coranica) in lingua persiana e in lingua pashto o pashtu o anche afgana.

 
05/11/2014 - Campana rotta e scassata (Valentina Timillero)

E' la gestione che non funziona. Risorse Miur per l'istruzione = 40.324 (in milioni) di cui risorse per l'istruzione non statale = 494 milioni pari a 1,2 per cento del totale. (dati Miur da elaborazione Corte dei Conti). Con quell'1 per cento in più, allora sì che la scuola statale (a cui la paritaria ruba i soldi, penserà il sig. Pascuzzi) andrebbe a gonfie vele! Ma va' là.... ma fammi il piacere... E' lo statalismo che ha fallito, caro Pascuzzi. Il problema delle orecchie - di certe orecchie - è che sentono solo le campane che vogliono sentire.

 
05/11/2014 - L’altra campana (Vincenzo Pascuzzi)

“In tutta onestà, ritengo che la vera libertà sarebbe poter garantire a tutti gli italiani in età scolare obbligatoria la possibilità di frequentare la scuola pubblica, di possedere i libri di testo e altro materiale didattico, di avere accesso alle attrezzature informatiche, ai laboratori scientifici, a palestre, mense e al trasporto gratis. Poi, avendone possibilità, ogni famiglia potrà decidere o scegliere con tutta la libertà del caso, se lo ritiene necessario, di integrare la formazione pubblica dei propri figli con corsi o studi privati, a pagamento.” Leggi tutto l’articolo su: http://www.sulromanzo.it/blog/finanziamenti-pubblici-alle-scuole-private-le-nuove-frontiere-dell-ipocrisia