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SCUOLA/ Perché la parità fa bene a tutti ma pochi l'han capito?

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Il centralismo ha fallito su tutta la linea: qualità e uguaglianza sono state tradite. La ricetta per migliorare la scuola starebbe nella parità scolastica effettiva, che introdurrebbe nel sistema massicce dosi di libertà e convenienza, ma il dibattito appare ancora soffocato da schemi preconcetti e dal populismo dei politici. Lo dice Luisa Ribolzi, sociologa e membro del Gruppo Clas, esperta di istruzione, che ha curato, insieme a Giorgio Vittadini, il saggio S.O.S. Educazione. Statale, paritaria: per una scuola migliore, appena pubblicato da Fondazione per la sussidiarietà (2014). Il libro viene presentato domani 6 novembre a Roma, a Palazzo Montecitorio. Interverranno, tra gli altri, il ministro Stefania Giannini, l'ex ministro Luigi Berlinguer, e Vincenzo Caputo, vice presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria.

Professoressa Ribolzi, la svolta delle paritarie arriva con la legge 62/2000. A che punto siamo oggi?
Punto e a capo… nel senso che dopo la legge l'unico passo ulteriore è stato quello dell'accreditamento delle paritarie che hanno chiesto di entrare nel sistema (quasi tutte: ma come emerge dal nostro libro, delle scuole rimaste private, che pure non sono irrilevanti, non si sa praticamente nulla).

E per i finanziamenti?
Per i finanziamenti c'è stato poco o niente, anzi la crisi dei finanziamenti regionali ha ridotto  anche alcuni provvedimenti locali. Siamo al punto del "chi non vuole mandare i figli alla scuola statale, è libero di farlo, e che si paghi il lusso".

La parità in Italia ha storicamente identificato due veri e propri partiti, pro e contro, amici e nemici. Perché secondo lei?
Per ragioni storiche che sarebbe molto complesso riprendere qui in modo esteso. In due parole, fin dall'unità la scuola statale viene vista come potente strumento di costruzione della cittadinanza. E lo è stata. La scuola privata, all'epoca e poi per molto tempo ancora quasi esclusivamente cattolica, viene vista come elemento di disgregazione, e quindi contrastata.

E in tempi più vicini a noi?
In tempi più recenti l'ideale di una scuola unica per tutti, sulla carta promotrice di equità e di qualità, concepita come opposta alla scuola privata — a pagamento e dunque "per ricchi" — domina sulla tutela del diritto dei genitori a scegliere l'impostazione educativa che ritengono più coerente con il loro sistema di valori. Faccio notare che solo in Italia la questione che altrove viene definita "scelta familiare" va sotto l'etichetta riduttiva di "pubblico/privato".

E qual è l'approccio che manca?
Quello in base al quale va considerata pubblica ogni istituzione educativa che risponda ai criteri fissati centralmente.

Ma perché difendere la parità? Per abbattere il monopolio dello Stato?



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COMMENTI
08/11/2014 - Rimane invalicabile il 3° comma dell’art. 33 (Vincenzo Pascuzzi)

“Nella Costituzione ci sono anche gli articoli 2 e 118”. Ovviamente e allora? Forse Valentina Timillero vi scorge (io non ve lo vedo, né sono capace a leggere il pensiero altrui) qualche segno di sentiero percorribile per le sue ipotesi e richieste. Se così, è una traccia molto, molto esile e tutta ancora da chiarire e costruire. Il 4° comma dell’art. 118 recita così: “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. Ma la scuola privata cattolica o sedicente “pubblica paritaria” come attività di interesse generale non convince. E rimane invalicabile il 3° comma dell’art. 33: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

 
06/11/2014 - Costituzione (Valentina Timillero)

Nella Costituzione ci sono anche gli articoli 2 e 118.

 
06/11/2014 - Rispettare i fatti, le persone e la Costituzione (Vincenzo Pascuzzi)

Io credo che bisogna rispettare i fatti che, a volte o sempre, sono duri come sassi ed è conveniente rispettare le persone e le loro opinioni, il che non vuol dire condividerle, assentire o non ribattere. Questo, se interessa il confronto e interessa chiarire le posizioni rispettive, senza necessariamente dover arrivare a compromessi, né voler prevalere. Valentina Timillero sopravvaluta le sue capacità se pretende di leggere il mio pensiero (“la paritaria ruba i soldi, penserà il sig. Pascuzzi” / RUBA?! Poi!!) e, in un certo senso, mi aggredisce come persona quando mi classifica gratis come maestrino o taleban e poi mi consiglia di essere .... meno talebano (qui siamo proprio fuori più di balcone, come un trampolino). Sono tutte estrapolazioni indebite, azzardate, costruite, accroccate a supporto delle sue tesi e dei suoi pdv. È un esempio concreto dell’uso, presumibilmente inconsapevole, dello straw man argument (argomento dell'uomo di paglia). Riguardo al merito della questione possiamo ancora approfondire o ripetere, ma non possiamo scavalcare, ignorare, derogare dagli art, 33 e 34 della Costituzione perché “il parallelismo fra iniziativa pubblica e iniziativa privata nella libera gestione dell’istruzione non comporta impegni di spesa da parte dello Stato: la scuola privata deve, infatti, costituirsi e gestirsi senza onere per lo Stato”. http://www.simonescuola.it/docente/5_1.htm

 
06/11/2014 - Tutto nello Stato? (2) (Valentina Timillero)

...Noi potremo anche "allinearci" all'UK, ma se poi quei soldi li spendiamo male? PS. La redazione è troppo severa nel moderare i commenti e probabilmente ha espunto la parte finale del mio precedentemente commento temendo che fosse eccessiva... Sia meno talebano, Pascuzzi, ci guadagnerà in ampiezza di vedute.

 
06/11/2014 - Tutto nello Stato? (1) (Valentina Timillero)

Ma scusi, Pascuzzi. Al netto del suo preambolo retorico (un po' da maestrino, se permette; lasci perdere) lei in fondo che cosa dice? Che bisogna dare alla scuola STATALE (perché solo statale poi?) 17 mld in più. Ben 17 miliardi in più! Anch'io lo auspico, anche se preferirei che quell'1% di Pil in più fosse dato a TUTTA la scuola del paese, a differenza sua, e non solo a quello STATALE... Lei cita e posta il link a un commento che - a mio modo di vedere - esprime una posizione statalista e pregiudizialmente ostile alle scuole paritarie, per la quale pubblico coincide con statale. Sulla base di tali premesse, è ovvio che i soldi concessi alle scuole paritarie siano sottratti alle scuole statali. "Tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato", come disse quel tale...: non è così, Pascuzzi? Sa com'è, si dice che gli estremi si toccano: è proprio vero... Con il mio esempio, io non dico che la scuola italiana abbia bisogno di soli 494 milioni in più; diamole l' 1% in più di PIl, va bene, ma che siano soldi gestiti in modo moderno e liberale, e destinati a TUTTA tutta la scuola pubblica, statale E paritaria (cfr. legge 62/2000). Lo statalismo come principio di governo (dell'istruzione, ma non solo), lo stato centralizzato che detiene il monopolio dell'istruzione pubblica, ha fallito il suo compito; solo un po' di sano pluralismo, ispirato alla libertà di scelta, può riparare il danno.

 
05/11/2014 - va contro porte aperte e porte immaginarie (Vincenzo Pascuzzi)

Forse è una questione emotiva o di carattere, ma mi SEMBRA che Valentina Timillero si alteri a sproposito, poi così si contraddice, travisa, non sta all’argomento, non replica a tono, sfonda metaforicamente porte già aperte o si avventa su porte immaginarie che non esistono e invece sono muro. Sappiamo molto bene che “la gestione non funziona” o meglio ha dei malfunzionamenti anche importanti e da rimediare, c’è eccesso di burocrazia, gerarchia, normativa, adempimenti che appesantisce, ritarda e costa. La nostra scuola statale ha bisogno (secondo me ed altri più autorevoli e rappresentativi) di un + 1% di Pil nazionale (non del bilancio Miur!) che corrisponde a circa 17 mld (non ai 494 mln destinati alle paritarie): così saremmo grosso modo allineati all’UK (v. Gianni Bocchieri sull’Invalsi – 3.11.2014) e alla Francia. Ho sentito bene entrambe le campane, prima quella di Luisa Ribolzi e poi quella di Irma Loredana Galgano. Secondo me suona meglio la seconda, tutto qui. Vedo ora che qualcuno ha (opportunamente?) cancellato il suo riferimento ai taleban e ai Cobas: taleban non è in lingua araba, ma significa studente (di scuola coranica) in lingua persiana e in lingua pashto o pashtu o anche afgana.

 
05/11/2014 - Campana rotta e scassata (Valentina Timillero)

E' la gestione che non funziona. Risorse Miur per l'istruzione = 40.324 (in milioni) di cui risorse per l'istruzione non statale = 494 milioni pari a 1,2 per cento del totale. (dati Miur da elaborazione Corte dei Conti). Con quell'1 per cento in più, allora sì che la scuola statale (a cui la paritaria ruba i soldi, penserà il sig. Pascuzzi) andrebbe a gonfie vele! Ma va' là.... ma fammi il piacere... E' lo statalismo che ha fallito, caro Pascuzzi. Il problema delle orecchie - di certe orecchie - è che sentono solo le campane che vogliono sentire.

 
05/11/2014 - L’altra campana (Vincenzo Pascuzzi)

“In tutta onestà, ritengo che la vera libertà sarebbe poter garantire a tutti gli italiani in età scolare obbligatoria la possibilità di frequentare la scuola pubblica, di possedere i libri di testo e altro materiale didattico, di avere accesso alle attrezzature informatiche, ai laboratori scientifici, a palestre, mense e al trasporto gratis. Poi, avendone possibilità, ogni famiglia potrà decidere o scegliere con tutta la libertà del caso, se lo ritiene necessario, di integrare la formazione pubblica dei propri figli con corsi o studi privati, a pagamento.” Leggi tutto l’articolo su: http://www.sulromanzo.it/blog/finanziamenti-pubblici-alle-scuole-private-le-nuove-frontiere-dell-ipocrisia