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SCUOLA/ Pubblico-privato, ora Renzi sperimenti la piena autonomia

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Ipotesi rafforzate quando il documento ribadisce nel capitolo delle "Parole chiave: Autonomia, concorrenza e riforma organizzativa" che un punto da affrontare e risolvere "è la completa ed errata identificazione del servizio pubblico con quello statale, con la permanenza di un modello centralizzato ormai inefficiente e inefficace. Del sistema pubblico fanno necessariamente parte anche le istituzioni paritarie che comprendono circa un settimo della popolazione studentesca e garantiscono la libertà di scelta delle famiglie… In un sistema veramente autonomo e democratico, i genitori hanno il diritto di libertà di scelta delle scuole per i propri figli".

Da qui una società veramente aperta, capace di abbandonare "vecchie e superate ideologie" dovrebbe partire alla ricerca di proposte e soprattutto soluzioni che abbiano il respiro della modernità e della democrazia per la costruzione di un futuro Sistema che sia veramente, usando una parola che piace al presidente del Consiglio, "rivoluzionario" perché punterebbe veramente all'efficienza, alla funzionalità, alla semplificazione, alla responsabilità ed alla professionalità dei suoi operatori, all'innovazione, alla motivazione ed al miglioramento dei livelli di apprendimento dei nostri studenti.

In questa ricerca i documenti del Governo e di Confindustria hanno un punto in comune: la ricerca e la richiesta di una piena autonomia.

Il documento governativo, nel terzo punto, afferma che "il cambiamento può realizzarsi solo a una condizione: che la scuola riveda radicalmente il modo in cui funziona. In altre parole dobbiamo realizzare pienamente l'autonomia scolastica" e più avanti troviamo altre importanti affermazioni che legano l'autonomia alla responsabilità, la responsabilità alla valutazione, la necessità di coinvolgere in modo sempre più significativo docenti e studenti, l'altrettanta necessità che ogni scuola debba poter schierare la "miglior squadra" possibile ed avere la possibilità di selezionare gli organici funzionali aprendo alla mobilità di tutti i docenti attraverso l'attivazione del Registro Nazionale dei docenti della scuola.

"Autonomia significa buona governance" dice con forza il documento e per questo bisogna dare ai dirigenti le leve di governo utili, puntare allo sviluppo delle loro competenze professionali selezionandoli con cura.

Quanta sintonia troviamo con il documento di Confindustria quando, dopo aver posto la mancata attuazione dell'autonomia scolastica come uno dei gravi problemi che hanno portato alla dequalificazione del Sistema, afferma che: "per migliorare la scuola occorre puntare sull'autonomia conferendo ampie deleghe nella gestione finanziaria, didattica e organizzativa degli istituti, … L'autonomia delle scuole deve ovviamente essere bilanciata dal controllo dello Stato e degli enti locali che hanno compiti e responsabilità di finanziamento, indirizzo e valutazione dei risultati … È necessario ripensare il modello organizzativo del sistema educativo italiano ispirandosi al principio di sussidiarietà per attribuire competenze e responsabilità ai livelli di governo che meglio e più direttamente possono gestire i problemi che si pongono e rispondere dei risultati (accountability)"



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COMMENTI
06/11/2014 - Quasi un secolo fa (nicola mastronardi)

Più di Confindustria e di Renzi (che secondo me non sa nemmeno chi sia) Antonio Gramsci, nel 1918 in un articolo per Il grido del Popolo, scriveva: "Noi socialisti dobbiamo essere propugnatori della scuola libera, della scuola lasciata all’iniziativa privata e ai Comuni. La libertà nella scuola è possibile solo se la scuola è indipendente dal controllo dello Stato".

 
06/11/2014 - commento (francesco taddei)

è da un anno che la ministra va imbonendo la folla promettendo tutto a tutti.