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SCUOLA/ Invalsi, le rilevazioni non sono più così "scomode"

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Circa l'opinione sulle rilevazioni Invalsi il dato è stato ancora più sorprendente. In merito alla "Reperibilità e fruibilità delle informazioni sul contenuto e sul significato delle prove" il giudizio positivo è stato del 70 per cento dei rispondenti; relativamente ai "Tempi di restituzione dei risultati delle prove alle singole scuole" il giudizio positivo si è attestato attorno al 65 per cento, con un picco dell'80 per cento per la classe III della scuola secondaria di I grado; in merito alla "Utilizzabilità dei risultati da parte dei singoli insegnanti e del consiglio di classe" la valutazione positiva si è attestata attorno al 60 per cento con un picco anche qui per la classe finale del I ciclo d'istruzione. Solo la "Chiarezza delle informazioni sui risultati delle prove restituiti alle singole scuole" ha ricevuto una percentuale di accordo inferiore al 50 per cento in quasi tutti i livelli scolastici. 

Infine, solamente l'opinione circa "Utilizzabilità dei risultati da parte dei singoli insegnanti e del consiglio di classe" presenta differenze territoriali: nello specifico Sud e Sud e isole presentano la percentuale maggiore di giudizi positivi, riconducibile per lo più alle 4 regioni dell'Obiettivo convergenza nelle quali è stata svolta, in stretta collaborazione con il Miur (Ufficio IV della Direzione generale per gli affari internazionali), una considerevole opera di sensibilizzazione alla valutazione.

Al termine del questionario è stata data la possibilità ai docenti intervistati di esprimere liberamente dei commenti. A questa domanda ha risposto il 12,3 per cento degli insegnanti. Le criticità evidenziate dai docenti hanno toccato punti molto importanti, ad esempio il fatto che le prove standardizzate non sono adatte agli allievi con Bisogni educativi speciali (Bes) e a studenti stranieri di recente immigrazione. Alcuni hanno lamentato la distanza tra le Indicazioni nazionali per il curricolo e le prove; per la scuola secondaria di II grado il fatto che le prove siano le stesse per i differenti indirizzi di studio. Infine, come era da attendersi, è stata contestata la presenza della prova Invalsi nell'esame di Stato e soprattutto il fatto che la sua valutazione incida sul voto finale.

Altra nota di rilievo è quella che riguarda l'effetto della didattica sugli apprendimenti di matematica rilevati con le prove standardizzate. Tra i principali risultati è emerso che nella scuola primaria le differenze di pratiche didattiche dichiarate dai docenti sembrano non influenzare in modo rilevante i risultati sia nel caso di domande su contenuti tradizionali (operazioni con i numeri interi) sia nel caso di domande basate su contesti reali (leggere e interpretare tabelle). Nella scuola secondaria di I grado, invece, le prassi didattiche nell'"argomentare" paiono influenzare i risultati, con una differenza significativa nel Sud e Isole; nello "svolgimento di problemi non di routine" anche con una differenza significativa tra Nord e Sud.



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