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SCUOLA/ E' il momento di cancellare il posto fisso dei docenti

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Chiedo venia per la lunga citazione. Ma credo che vada al sodo di una questione sulla quale c'è una cappa di silenzio, se non peggio. Nei termini non di un efficientismo vuoto, ma di un effettivo "servizio pubblico", centrato quindi sugli studenti, non più autoreferente.

Il che non significa che la scuola sia tutta così. Gran parte dei nostri docenti è di valore, di spessore, in grado di trasmettere pathos anche educativo. Ma non per tutti è così, purtroppo.

Gli unici passi in questa direzione li abbiamo avuti nei concorsi per i presidi (purtroppo selettivi solo quelli "ordinari" e non in tutte le regioni, mentre quelli "riservati" sono state delle vere sanatorie) e per i docenti, con un colloquio finale (ne sono testimone, da presidente di concorso in Veneto per la A051) nel quale si capiva bene se un docente trasmetteva quel valore aggiunto.

Ma non basta che questo avvenga solo nelle prove d'ingresso, davanti ad commissari. Ci vuole poi la prova sul campo. E non si dica che l'anno di prova, previsto a tutt'oggi, serve a questo, perché in realtà è solo un atto formale. Serve una prova sul campo all'inizio, ma soprattutto in itinere. Cancellando il mito del "ruolo", cioè del posto fisso. Perché esiste il diritto al lavoro, non al posto di lavoro. Questo diritto vale solo per merito, come esiste il diritto all'istruzione per i ragazzi, non alla promozione automatica.

Va dunque valorizzata la responsabilità di un'effettiva valutazione, come ad esempio in alcuni Paesi, con ruoli precisi al preside e al capo dipartimento eletto dai suoi colleghi, con valutazione finale da parte di un effettivo "comitato di valutazione". Anche, nella maturazione di una valutazione, attraverso delle customer satisfaction? E perché no?

Questo, però, deve/dovrebbe valere per tutti. Anche, ad esempio, per i presidi, e su su, sino ai maggiori livelli di responsabilità. Ma, lo sappiamo, la responsabilità in Italia è un tabù. Nel senso di una autonomia che, per essere tale, deve contenere margini di responsabilità, quindi anche di discrezionalità, ovviamente con contrappesi di verifiche e garanzie.

Invece da noi si ha paura della libertà-responsabilità, quindi non si verifica, ci si affida solo al buon senso di ciascuno, per cui c'è chi fa e chi si nasconde. Magari dietro 6 politici o voti alti.

Questo è dovuto ad un vizio d'origine: pur di non assumersi delle responsabilità nella scelta di presidi, docenti, personale ci si affida, cioè ci si scarica l'anima, ai finti automatismi delle graduatorie, con le assurdità di questi giorni: "sino agli aventi diritto". E siamo a novembre. 

La stessa immissione in ruolo di 150mila precari, prevista dal governo nella legge di stabilità, senza selezione non sui titoli culturali, ma sul valore dell'insegnamento, è l'ennesima sanatoria, l'ennesimo vulnus assistenzialistico. 



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COMMENTI
10/11/2014 - Come al solito il dirigente Zen (roberto boggiani)

Come al solito il dirigente Zen fa sentire il suo parere nel solito modo. I dirigenti, che notoriamente sono capaci di capire gli insegnanti bravi e quelli cattivi (come più volte ha affermato da queste colonne) dovrebbero anche fare i test per capire da un semplice colloquio gli insegnanti che secondo loro potrebbero insegnare o non insegnare. Ricordo a Zen che gli insegnanti sono dipendenti pubblici e per Costituzione sono assunti dopo aver passato un concorso. E penso che né lui né altri dirigenti abbiamo la capacità di stabilire priori chi potrà o meno fare l'insegnante. Come al solito il problema è dei docenti non degli pseudo dirigenti a cui tutto è permesso.

 
10/11/2014 - Misurare gli insegnanti (pino mulone)

C'è qualcosa di maniacale in questa insistenza a voler prendere le misure agli insegnanti!

 
08/11/2014 - Troppo facile! (Giuliana Zanello)

Non si può certo negare che il problema prospettato esista, ma le soluzioni non mi convincono affatto. In primo luogo, niente, niente può far passare in secondo piano un serio accertamento delle conoscenze, la cui carenza rimane il male più grave; in secondo luogo, non è affatto obbligatorio che la valutazione dell'anno di prova sia solo formale: nella mia esperienza, anche recente, non è così; non facciamoci illusioni: dirigenti e docenti che oggi trattano da pura formalità quell'atto, anzi respingono con orrore l'idea che esso comporti l'assunzione di responsabilità, farebbero lo stesso con qualunque altro sistema; in terzo luogo, mentre concordo sul fatto che avere e trasmettere passione, avere e creare empatia siano doti importanti per un insegnante, ho brutti presentimenti su quel che accadrebbe se si fosse obbligati a "mostrarle" per salvarsi il posto; in quarto luogo, è ora di smetterla di ripetere come se fosse un dogma che l'incertezza del posto fa lavorare meglio: esistono studi che dimostrano ampiamente che la tensione a ottenere un posto desiderato o a far carriera spinge a dedicare a questo scopo moltissime energie, che vengono di fatto sottratte al proprio compito specifico, mentre l'incertezza tende ad alimentare uno stress alla lunga logorante, se non devastante. Forse sarebbe meglio assumere solo dopo severa e articolata selezione e predisporre possibili alternative cui possano (o siano invitati a) rivolgersi gli insegnanti che non "reggono" più la classe.

 
08/11/2014 - Rivoluzione (Santino Camonita)

Sono un docente di ruolo quindi con contratto a tempo indeterminato: come si usa dire “ho il posto fisso” ma concordo pienamente con l’autore dell’articolo condividendo e sottoscrivendo tutto perché è proprio vero: “esiste il diritto al lavoro, non al posto di lavoro”, quindi niente posto fisso per i docenti, ma ad una condizione: che ciò valga per tutti i settori dello stato, dalla Sanità alla pubblica amministrazione. Ma per far questo ci vorrebbe una “rivoluzione” tale da rivoltare l’Italia come un calzino, se non che, una rivoluzione ha in sé un paradosso: scriveva Albert Camus: “Tutte le rivoluzioni moderne hanno avuto per risultato un rafforzamento del potere statale”. ( L’uomo in rivolta, 1951)

 
08/11/2014 - La colpa è sempre del più debole (enrico maranzana)

Il punto di partenza sbagliato rende insignificante l’argomentazione. Manca la consapevolezza della dimensione del problema educativo: se fosse limitata potrebbe essere affrontato e risolto in solitudine e il cardine del servizio sarebbe il singolo docente. Ma così non è. La formazione, l’educazione e l’istruzione rientrano tra le questioni complesse e, per il loro trattamento, si deve far ricorso a rigorose metodologie di sviluppo: si identificano le parti che compongono i problemi e, a gruppi di lavoro organicamente strutturati e interagenti, si commissiona la soluzione dei singoli sottoproblemi. Nel mandato loro affidato sono specificate le risorse, i dati e i gradi di libertà di cui possono disporre; sono precisate le caratteristiche del risultato atteso. Si tratta della metodologia su cui poggia l’attuale legislazione scolastica che non ha mai trovato significativa applicazione.

 
08/11/2014 - Meglio asini vivi che dottori morti! (Vincenzo Pascuzzi)

Umberto Galimberti, nel 2006 invocava “Semplicemente [i ragazzi] dovrebbero essere motivati da insegnanti ‘carismatici’”, ora propone: “Allora come si fa a selezionare i professori? So che loro si arrabbiano quando dico queste cose, ma sottoporrei i professori a un test di personalità, che non è scandaloso... In un colloquio di lavoro, non si fanno domande generiche, ma mirate per vedere se sei idoneo a quella funzione... Dunque, il compito di un professore è quello di comunicare e affascinare — e queste virtù non le impari, ce le hai o no". Il preside Gianni Zen si allarga un bel po’: “Serve una prova sul campo all'inizio, ma soprattutto in itinere. Cancellando il mito del ‘ruolo’, cioè del posto fisso”. Così diventa URTICANTE per i prof, ma VALORIZZA i colleghi presidi: “ ....ruoli precisi al preside e al capo dipartimento eletto dai suoi colleghi ....” e include anche una non meglio specificata “customer satisfaction”. Sarebbe opportuno che i presidi dessero una stima sul numero dei docenti non all’altezza. È fisiologica, intorno all’1-2% (come nelle altre professioni) o arriva al 15-20%? Va sottolineato che la responsabilità dell’iter selettivo dei docenti è ministeriale e governativa e che coloro che lo superano immeritatamente sono anche loro VITTIME di detto iter. Poi converrà parlare anche di TUTTI gli altri malanni della scuola, inclusi i “27.920 edifici scolastici a elevato rischio” secondo il Consiglio nazionale dei geologi: meglio asini vivi che dottori morti.