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SCUOLA/ Quel "valore aggiunto" che le classifiche delle scuole migliori non dicono

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Ecco perché, pur essendo contento di una classifica come quella della Fondazione Agnelli, so che non mi posso accontentare, vivere tranquillo. Perché so, prima, ancora, che noi abbiamo responsabilità inedite nei confronti delle giovani generazioni. Una responsabilità, cioè, che non si può limitare alla mera logica competitiva dei risultati, per lo più fine a se stessi.

E' questo il "valore aggiunto" delle scuole, quindi il "valore aggiunto" dei tantissimi docenti in gamba, dei presidi che si danno da fare. Tutte le indagini, dunque, sono importanti, come le prove Invalsi ed Ocse-Pisa, perché è giusto che gli utenti, cioè i ragazzi e le famiglie, come anche tutto il nostro tessuto sociale, siano in grado di scegliere il meglio per il loro futuro.

Però, se entro più nel vivo della vita scolastica, vedo anche che l'obiettivo di queste indagini non può essere limitato alle sole medie dei voti delle superiori e ai risultati universitari, perché essenziale è la riuscita nella vita, sapendo che non ci sono più, oggi, cordoni ombelicali tra formazione e lavoro. In poche parole: altre, e magari più complesse, sono le attitudini richieste una volta usciti dai canali formativi. Attitudini che sfuggono a tutti gli algoritmi: per questo più importanti sono i dati di Alma Diploma e di Alma Laurea.

Da quest'anno, ad esempio, tutti gli oltre 400 studenti delle classi quinte della mia scuola saranno iscritti d'ufficio all'Alma Diploma, sapendo che le università danno per scontata l'iscrizione all'Alma Laurea.

Tutti conosciamo gli ultimi dati usciti da queste indagini, con quasi il 50% dei laureati che, se tornasse indietro, non rifarebbe la stessa scelta di scuola superiore. Questa consapevolezza in che misura viene fatta rientrare nei dati delle varie statistiche, nella vita delle scuole e delle università? 

Come nelle indagini sulla qualità della vita non basta il riferimento al solo Pil, così nella qualità della scuola non basta dare un'occhiata ai crudi risultati di apprendimento. Una scuola vuole puntare solo a quelli? Semplice, basta seguire la logica darwiniana dei "pochi ma buoni", cioè la iper-selettività. Ma una società democratica chiede altro, non la sola selettività.

Scopo della scuola, lo ripeto, non è quello di selezionare, ma di accompagnare i nostri ragazzi verso la scoperta di sé, quindi anche dei propri talenti, attitudini, sensibilità. Dunque, in questo cammino, vale il "valore aggiunto" che in classe riusciamo a maturare assieme ai nostri studenti. Non la sola "performance" fine a se stessa: parlo, per la ricerca della Fondazione Agnelli, della media voti conseguiti alla maturità, agli esami universitari, ai crediti formativi di ciascun esame.

Perché, lo ripeto, il nostro riferimento è la vita, non la compilazione di qualche statistica, cioè il rispetto di qualche algoritmo.



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COMMENTI
13/12/2014 - merito o accoglienza a ogni costo? (caterina diemoz)

Da insegnante curiosa di tali classifiche, ho esaminato sul sito della Fondazione Agnelli i punteggi di una quindicina di licei scientifici della mia provincia, Pordenone, nel raggio di 30 km, compreso il liceo statale in cui insegno materie letterarie. Come Zen, ho trovato i parametri (scuole classificate per voti e crediti più elevati riportati all'università dai loro studenti) rigorosi e condivisibili. Quanto invece al "valore aggiunto" cui Zen accenna più volte, che poi di fatto consiste nell'aiutare tutti ad avanzare negli studi, ritengo non vada in alcun modo confuso - perché è altra cosa - con l'impegno e il rigore di studenti e insegnanti che hanno consentito i brillanti esiti di quelle scuole. Da cattolica, mi avrebbe fatto piacere vedere le scuole cattoliche in cima alla classifica: le ho viste tutte in fondo. Perchè "aiutare tutti" è cosa buona e giusta ma non fa la buona scuola. Ho appreso con piacere che due istituti milanesi vicini a CL hanno riportato ottimi risultati: bene! ma a mio avviso non certo per il solo carisma di don Giussani anche se il preside di uno dei due, nella lunga intervista al Sussidiario, insisteva sulla comune adesione a quel "progetto" da parte di studenti e insegnanti. Non basta: occorre impegnarsi, impegnare e premiare il merito e il duro lavoro; e nel caso dei licei, avere il coraggio di dirottare studenti palesemente inadatti verso altri istituti; e smetterla di puntare a tutti i costi all'en plein di iscritti.

 
11/12/2014 - È tutto giusto, ma non è tutto (Sergio Palazzi)

Ineccepibile e condivisibile. Ma credo restino degli insoluti. L'antitesi alla scuola totalmente selettiva è una che vi rinuncia in toto programmando la mediocrità? Nei sistemi che spremono al massimo gli allievi si sostiene che l'elevata selezione sia interesse della collettività, così che che menti e volontà migliori diventino capi ed innovatori. Se questa logica ha molto di antiumano, non è ancor più antiumano costringere di default tutti gli atleti più validi a languire in una squadra che si pone come obiettivo il centroclassifica, o l'ipocrita "importante è partecipare", anziché dar loro la speranza (e chiedendo l'impegno) per volare citius, altius, fortius? È cosi insensato che esistano scuole, o sezioni, in cui deliberatamente si dia ai germogli migliori la possibilità di crescere fin dove possono arrivare? Conserviamo l'assurdo Esame Di Stato figlio di un modello iperselettivo, ma ripudiamo la Costituzione sui "capaci E meritevoli"? Non ho io le risposte. Però, invocando don Milani, ricordiamo che il suo modello pedagogico (in un contesto storico e sociale lontano secoli da noi) non era affatto buonista e condiscendente... Nessuno, poi, mi pare rifletta su come gli Istituti Tecnici spesso emergano dalle classifiche come più abili a preparare all'Università (e non solo al lavoro) rispetto alle scuole con la L, che pure solo quello dovrebbero fare. Molti IT sono ancora i più equi ed efficaci ascensori sociali, forse per quello i "dis-orientatori" tendono a svilirli?

 
11/12/2014 - È scritto nel bugiardino Invalsi? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive il preside Gianni Zen: “Nelle nuove prove Invalsi per la valutazione degli apprendimenti è il "valore aggiunto" che viene misurato, non il risultato fine a se stesso, cioè la differenza tra situazione di partenza e risultati di apprendimento nel frattempo conseguiti”. Così è riportato nel bugiardino Invalsi? Ma di ciò non c’è nessuna prova valida e convincente. E poi Invalsi dà responsi solo su due materie mediante discutibilissime prove a quiz, effettuate con rischi di copiature e di aiuti indebiti. E poi l’errore strategico ineliminabile è la pretesa di quantificare ed esprimere con numeri gli apprendimenti che sono QUALITÀ. Insomma quasi una lotteria.