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SCUOLA/ Quel "valore aggiunto" che le classifiche delle scuole migliori non dicono

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Quanto lavoro qualitativo c'è dietro al compito indicato da don Milani? Chi è in grado di riconoscere questo lavoro qualitativo? Per questo, oltre a questi dati, oggi sono importanti e imprescindibili le valutazioni sull'intero servizio che una scuola è chiamata ad offrire (valutazione ed autovalutazione): tutti valutati perché tutti responsabili di un "servizio pubblico".

Nelle nuove prove Invalsi per la valutazione degli apprendimenti è il "valore aggiunto" che viene misurato, non il risultato fine a se stesso, cioè la differenza tra situazione di partenza e risultati di apprendimento nel frattempo conseguiti. E' in questa cruna dell'ago che troviamo i migliori docenti, perché è facile insegnare ai più bravi, più difficile è far maturare (possibilmente tutti i ragazzi) verso la consapevolezza di una responsabilità, quella che riconosce la formazione come punto di Archimede della domanda di futuro delle giovani generazioni.

Dati statistici e classifiche è bene che vengano messi in circolo, per orientare i ragazzi e le famiglie. Senza però assolutizzarli, quanto piuttosto mediandoli con una complessità che non sempre emerge dalle indagini statistiche, le quali raramente toccano il cuore della vita della scuola.

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COMMENTI
13/12/2014 - merito o accoglienza a ogni costo? (caterina diemoz)

Da insegnante curiosa di tali classifiche, ho esaminato sul sito della Fondazione Agnelli i punteggi di una quindicina di licei scientifici della mia provincia, Pordenone, nel raggio di 30 km, compreso il liceo statale in cui insegno materie letterarie. Come Zen, ho trovato i parametri (scuole classificate per voti e crediti più elevati riportati all'università dai loro studenti) rigorosi e condivisibili. Quanto invece al "valore aggiunto" cui Zen accenna più volte, che poi di fatto consiste nell'aiutare tutti ad avanzare negli studi, ritengo non vada in alcun modo confuso - perché è altra cosa - con l'impegno e il rigore di studenti e insegnanti che hanno consentito i brillanti esiti di quelle scuole. Da cattolica, mi avrebbe fatto piacere vedere le scuole cattoliche in cima alla classifica: le ho viste tutte in fondo. Perchè "aiutare tutti" è cosa buona e giusta ma non fa la buona scuola. Ho appreso con piacere che due istituti milanesi vicini a CL hanno riportato ottimi risultati: bene! ma a mio avviso non certo per il solo carisma di don Giussani anche se il preside di uno dei due, nella lunga intervista al Sussidiario, insisteva sulla comune adesione a quel "progetto" da parte di studenti e insegnanti. Non basta: occorre impegnarsi, impegnare e premiare il merito e il duro lavoro; e nel caso dei licei, avere il coraggio di dirottare studenti palesemente inadatti verso altri istituti; e smetterla di puntare a tutti i costi all'en plein di iscritti.

 
11/12/2014 - È tutto giusto, ma non è tutto (Sergio Palazzi)

Ineccepibile e condivisibile. Ma credo restino degli insoluti. L'antitesi alla scuola totalmente selettiva è una che vi rinuncia in toto programmando la mediocrità? Nei sistemi che spremono al massimo gli allievi si sostiene che l'elevata selezione sia interesse della collettività, così che che menti e volontà migliori diventino capi ed innovatori. Se questa logica ha molto di antiumano, non è ancor più antiumano costringere di default tutti gli atleti più validi a languire in una squadra che si pone come obiettivo il centroclassifica, o l'ipocrita "importante è partecipare", anziché dar loro la speranza (e chiedendo l'impegno) per volare citius, altius, fortius? È cosi insensato che esistano scuole, o sezioni, in cui deliberatamente si dia ai germogli migliori la possibilità di crescere fin dove possono arrivare? Conserviamo l'assurdo Esame Di Stato figlio di un modello iperselettivo, ma ripudiamo la Costituzione sui "capaci E meritevoli"? Non ho io le risposte. Però, invocando don Milani, ricordiamo che il suo modello pedagogico (in un contesto storico e sociale lontano secoli da noi) non era affatto buonista e condiscendente... Nessuno, poi, mi pare rifletta su come gli Istituti Tecnici spesso emergano dalle classifiche come più abili a preparare all'Università (e non solo al lavoro) rispetto alle scuole con la L, che pure solo quello dovrebbero fare. Molti IT sono ancora i più equi ed efficaci ascensori sociali, forse per quello i "dis-orientatori" tendono a svilirli?

 
11/12/2014 - È scritto nel bugiardino Invalsi? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive il preside Gianni Zen: “Nelle nuove prove Invalsi per la valutazione degli apprendimenti è il "valore aggiunto" che viene misurato, non il risultato fine a se stesso, cioè la differenza tra situazione di partenza e risultati di apprendimento nel frattempo conseguiti”. Così è riportato nel bugiardino Invalsi? Ma di ciò non c’è nessuna prova valida e convincente. E poi Invalsi dà responsi solo su due materie mediante discutibilissime prove a quiz, effettuate con rischi di copiature e di aiuti indebiti. E poi l’errore strategico ineliminabile è la pretesa di quantificare ed esprimere con numeri gli apprendimenti che sono QUALITÀ. Insomma quasi una lotteria.