BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Quel "valore aggiunto" che le classifiche delle scuole migliori non dicono

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

Tempo d'orientamento, quindi di vetrine, per le scuole superiori, e di richieste di informazioni da parte delle famiglie e dei ragazzi delle terze medie.

Hanno avuto, per qualche giorno, un certo clamore le classifiche pubblicate dalla Fondazione Agnelli sulle scuole migliori. Classifiche che, per la mia scuola, hanno avuto un positivo riscontro. Ne è riprova la straordinaria partecipazione al primo open day di alcuni giorni fa.

Ma in quella stessa occasione, di fronte ai genitori e agli studenti, convocati, visti i numeri, in un palazzetto dello sport gremito, ho ribadito alcune cose, che credo siano utili da riprendere: i ragazzi ed i genitori è bene che visitino tutte le scuole, che entrino e conoscano gli spazi ed i laboratori, confrontino piani di studio e quote di autonomia, proposte integrative ed innovative. Ma, prima ancora, che si interroghino sulle attitudini, sulla qualità della preparazione, sui sogni nel cassetto, sulla speranza di futuro che stanno coltivando.

In alcuni Paesi la scelta della scuola superiore passa attraverso, anzitutto, dei test o prove d'ingresso, con possibili passerelle solo sulla base di altre prove. Per cui i ragazzi ed i genitori, al di là di intenzioni ed aspettative, sanno che è la "cultura dei risultati" che conta, alla fin fine.

Da noi, questa scelta è ancora lasciata alla libertà dei ragazzi e delle famiglie: con riscontri positivi, perché contano non solo i risultati nella crescita dei giovani, ma prima ancora i percorsi di maturazione; ma anche con dati problematici, per via della dispersione sempre alta e di un sempre più difficile raccordo tra formazione e mondo del lavoro.

I ragazzi, così, si trovano di fronte, a nemmeno 14 anni, alla prima vera scelta importante della loro vita. Tutte le informazioni, quindi, sono importanti. Anche le classifiche della scuole, come le ha formulate la ricerca della Fondazione Agnelli.

Sempre in quell'open day con i ragazzi e le famiglie, ho ricordato un altro punto fermo della scuola, ripreso dalle parole di don Milani: "Se si perde loro (i ragazzi più difficili) la scuola non è più scuola. È un ospedale che cura i sani e respinge i malati". La scuola è chiamata, in poche parole, ad accompagnare, più che a selezionare, i giovani di oggi. Alla maturazione personale, prima che cognitiva.

Le ricerche, come quella della Fondazione Agnelli, non colgono questo aspetto, che è centrale nella vita della scuole. Non colgono, cioè, se una scuola si è data uno stile educativo attento a seguire, ad incoraggiare, a recuperare. Perché è facile insegnare ai più bravi, a quelli che hanno una famiglia alle spalle che li supporta, che li stimola continuamente, che è sempre disposta a finanziare iniziative.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
13/12/2014 - merito o accoglienza a ogni costo? (caterina diemoz)

Da insegnante curiosa di tali classifiche, ho esaminato sul sito della Fondazione Agnelli i punteggi di una quindicina di licei scientifici della mia provincia, Pordenone, nel raggio di 30 km, compreso il liceo statale in cui insegno materie letterarie. Come Zen, ho trovato i parametri (scuole classificate per voti e crediti più elevati riportati all'università dai loro studenti) rigorosi e condivisibili. Quanto invece al "valore aggiunto" cui Zen accenna più volte, che poi di fatto consiste nell'aiutare tutti ad avanzare negli studi, ritengo non vada in alcun modo confuso - perché è altra cosa - con l'impegno e il rigore di studenti e insegnanti che hanno consentito i brillanti esiti di quelle scuole. Da cattolica, mi avrebbe fatto piacere vedere le scuole cattoliche in cima alla classifica: le ho viste tutte in fondo. Perchè "aiutare tutti" è cosa buona e giusta ma non fa la buona scuola. Ho appreso con piacere che due istituti milanesi vicini a CL hanno riportato ottimi risultati: bene! ma a mio avviso non certo per il solo carisma di don Giussani anche se il preside di uno dei due, nella lunga intervista al Sussidiario, insisteva sulla comune adesione a quel "progetto" da parte di studenti e insegnanti. Non basta: occorre impegnarsi, impegnare e premiare il merito e il duro lavoro; e nel caso dei licei, avere il coraggio di dirottare studenti palesemente inadatti verso altri istituti; e smetterla di puntare a tutti i costi all'en plein di iscritti.

 
11/12/2014 - È tutto giusto, ma non è tutto (Sergio Palazzi)

Ineccepibile e condivisibile. Ma credo restino degli insoluti. L'antitesi alla scuola totalmente selettiva è una che vi rinuncia in toto programmando la mediocrità? Nei sistemi che spremono al massimo gli allievi si sostiene che l'elevata selezione sia interesse della collettività, così che che menti e volontà migliori diventino capi ed innovatori. Se questa logica ha molto di antiumano, non è ancor più antiumano costringere di default tutti gli atleti più validi a languire in una squadra che si pone come obiettivo il centroclassifica, o l'ipocrita "importante è partecipare", anziché dar loro la speranza (e chiedendo l'impegno) per volare citius, altius, fortius? È cosi insensato che esistano scuole, o sezioni, in cui deliberatamente si dia ai germogli migliori la possibilità di crescere fin dove possono arrivare? Conserviamo l'assurdo Esame Di Stato figlio di un modello iperselettivo, ma ripudiamo la Costituzione sui "capaci E meritevoli"? Non ho io le risposte. Però, invocando don Milani, ricordiamo che il suo modello pedagogico (in un contesto storico e sociale lontano secoli da noi) non era affatto buonista e condiscendente... Nessuno, poi, mi pare rifletta su come gli Istituti Tecnici spesso emergano dalle classifiche come più abili a preparare all'Università (e non solo al lavoro) rispetto alle scuole con la L, che pure solo quello dovrebbero fare. Molti IT sono ancora i più equi ed efficaci ascensori sociali, forse per quello i "dis-orientatori" tendono a svilirli?

 
11/12/2014 - È scritto nel bugiardino Invalsi? (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive il preside Gianni Zen: “Nelle nuove prove Invalsi per la valutazione degli apprendimenti è il "valore aggiunto" che viene misurato, non il risultato fine a se stesso, cioè la differenza tra situazione di partenza e risultati di apprendimento nel frattempo conseguiti”. Così è riportato nel bugiardino Invalsi? Ma di ciò non c’è nessuna prova valida e convincente. E poi Invalsi dà responsi solo su due materie mediante discutibilissime prove a quiz, effettuate con rischi di copiature e di aiuti indebiti. E poi l’errore strategico ineliminabile è la pretesa di quantificare ed esprimere con numeri gli apprendimenti che sono QUALITÀ. Insomma quasi una lotteria.