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SCUOLA/ Cosa fare quando agli studenti "mancano le parole"?

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Interrogando di recente, a storia e a italiano, mi sono sentito dire: "Aspetti, prof., l'ho studiato, ma non lo so dire". Appunto. Non c'è alcun collegamento automatico tra la comprensione intellettuale di una cosa e la capacità di riferirla con proprietà linguistica. Ricordo l'impegno che i miei insegnanti di liceo esigevano dalla mia classe perché riuscissimo ad appropriarci di un lessico adeguato nelle varie materie, e quanto tempo mi ci è voluto per imparare a esprimermi con chiarezza in ciascuna di esse.

Io insegno in una scuola nel Canton Ticino. Qui, secondo l'ordinamento scolastico vigente, non esiste la distinzione tra voto scritto e voto orale, nel senso che il secondo non è previsto. In quasi nessuna materia, perciò, si interroga, e in ancor meno materie l'interrogazione costituisce un momento regolare e rigoroso di verifica. Giunto all'ottavo anno di insegnamento, sono convinto che la cura della dimensione orale dell'apprendimento costituisce un elemento fondamentale per lo sviluppo e il consolidamento non solo della capacità espositiva, ma anche della capacità logico-argomentativa e, quindi, anche della capacità di scrittura. Il dominio della parola è come un vertice, dal quale traggono giovamento, a cascata, le altre capacità critiche.

Il primo livello è quello espositivo. A volte, nelle interrogazioni, alcuni studenti compongono delle frasi ricalcate su un parlato sciatto e disarticolato, prive di senso. Almeno, però, sono sinceri; alla domanda: "Scusa, ti ripeto quello che hai detto: tu ci capisci qualcosa?" rispondono con un sorriso innocente. Quel che manca loro è un ampio bagaglio di termini, sia nel senso di parole che coprano diversi ambiti del sapere, sia nel senso di una ricca conoscenza di sinonimi. Spesso, quando leggiamo una pagina di italiano, un primo approccio al testo che stimola molti i miei alunni è quello di domandare loro il significato di alcune parole, sconosciute ai più: dalla manzoniana Lucia che arrossisce per verecondia e pudore, a Giorgio Caproni che descrive la prima luce del giorno come lattiginosa d'alba. Quanto alle poesie, osservo che la scrittura della parafrasi, che di per sé serve esattamente a semplificare la formulazione di un testo, è per molti un'operazione difficile, proprio perché manca loro anche il dominio delle parole più basilari alle quali ricondurre quelle più ricercate.

Il secondo livello è quello logico-argomentativo. Mancando le parole, diventa sempre più arduo anche esplicitare i collegamenti logici tra le sequenze di un testo, e i nessi causali in esso contenuti. A volte, le vicende dei Promessi sposi o la conquista romana dell'Italia sono riferiti da alcuni ragazzi come dei deliri di follia, in cui — non si sa bene perché — succedono varie cose senza un filo conduttore. 



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