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SCUOLA/ Perché numeri e classifiche premiano il metodo di don Giussani?

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Io invece sono sorpreso da chi se ne scandalizza. Ma un motivo c'è, ed è che l'Italia, da questo punto di vista, è in Europa una gigantesca anomalia. Da noi il 95% delle scuole non soltanto è sotto l'egida statale, ma è di proprietà dello Stato. In Francia — nella laica, repubblicana, centralistica Francia — gl'istituti paritari o privati contano in media per il 20% del totale degl'istituti scolastici, e nemmeno i socialisti oggi al governo si sognano di alterare un regime nel quale lo Stato paga lo stipendio di quei docenti di scuole non statali che, dopo un quinquennio di prova, abbiano dimostrato il loro valore. Non citerò l'antiromana Gran Bretagna, dove, fin dalla metà degli anni 40, i docenti degl'istituti che non vogliono essere independent — da questi scelti e assunti — sono retribuiti dall'amministrazione statale: lo Stato finanzia per oltre il 95% le faith schools, cioè le scuole cattoliche, anglicane, perfino massoniche, se queste lo vogliono.

Quindi…?
…Se in Italia pensi a un grande liceo statale e non lo pensi come azienda, è solo perché il mercato è drogato. Per pagare il costo reale di uno studente del "Berchet" di Milano o del "Tasso" di Roma, una retta annua di 5 o anche 6mila euro non basta, ce ne vogliono almeno altri 3mila. Nella situazione di grave e prolungata congiuntura economica, paritarie come le nostre non solo non hanno chiuso, ma sono al vertice, e non lo diciamo noi. Se permette, questa è la vera notizia.

Bene, siete un'azienda. E il patto educativo?
C'è nella misura in cui giochiamo a carte scoperte: diciamo quello che facciamo. E siamo sul mercato. Non ha idea di quanto una scuola si deve adoperare, in questi tempi, per raccogliere studenti. Quando i soldi non ci sono devi essere persuasivo, far vedere che con la preparazione che offri e l'entusiasmo che generi metti in grado il figlio di "spaccare", di entrare all'università uscendone bene e in tempi ragionevoli. 

Cosa fate per essere "sul mercato"?
Per 15 anni ho avviato e curato personalmente una rete di relazioni internazionali con scuole inglesi e americane vagliate e coltivate. Tutti quei giovani che sono andati in quei Paesi hanno avuto i voti migliori nell'ultimo anno, quasi tutti quelli che hanno terminato l'università l'hanno fatto all'estero, molti lavorano all'estero oppure lavorano con l'estero. Ma più fondamentale ancora è il tener vivo il nesso ragionevole tra la scuola e il mondo, tutto il mondo prossimo o remoto, più vero e interessante di quello che ci arriva col filtro della tv. E poi, al fondo, formare la consapevolezza critica della tradizione classica, ebraica, cristiana cui si appartiene.

Torno alla domanda di prima: tutto questo si può fare solo con i docenti migliori.
Non coi docenti migliori: coi docenti che si possono scegliere. Cioè con quelli che aderiscono a un progetto. 

È in grado di dire quanto pesa sulla vostra classifica avere figli di genitori con un certo grado di scolarizzazione?



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COMMENTI
12/12/2014 - Scuola-azienda, studente-prodotto (Valentina Timillero)

Il professor Montecchi si faccia candidare da qualcuno e vada a fare il ministro. Non adesso, magari tra una decina d'anni, quando le milizie sindacali si saranno estinte per cause naturali e la scuola statale sarà in un tale sfacelo che nessuna ricetta fin qui applicata (concorsi pubblici, sanatorie, sanatorie, concorsi, ricorsi, legislazione opprimente, stipendi da fame) sarà più proponibile perché il dio centralismo avrà completamente fallito, senza appello.

 
12/12/2014 - Viva la ragione, attenti alla statistica! (loredana colombo)

Pur condividendo in grandissima parte quanto sostenuto nell'intervista e nell'articolo di G. Zen precedentemente pubblicato, non posso non manifestare tutta la mia sorpresa notando in quale irrazionale considerazione venga tenuta la ricerca della fondazione Agnelli. Vi propongo un esperimento: chiediamo agli esimi statistici di confrontare i risultati del primo anno di università con il "parco automobili" delle famiglie degli studenti. Io sono pronta a scommettere che rileverebbero un significativo divario tra i fortunati possessori di BMW e quelli di Fiat Panda. Vorremmo forse sostenere che sia l'auto a migliorare l'apprendimento? E'ovvio che la scuola superiore incida sui risultati universitari (insegno da trent'anni), ma come si misurano i buoni risultati, o il valore aggiunto, di una scuola? Non ha alcun senso effettuare un salto logico e usare questi dati per stilare una graduatoria di "buone" scuole. Cos'è una buona scuola? Come calcoliamo il valore aggiunto di una scuola che porta i suoi alunni ad un diploma tecnico o professionale e li segue nella ricerca del lavoro, avendo una percentuale di studenti stranieri, con molti neoarrivati, che supera il 25%? E dove il 30% dei genitori non ha lavoro? Ma pochissimi di questi studenti avranno ottimi voti al primo anno di università, anche perché capita che gli studenti migliori non vadano proprio all'università, ma vengano richiesti dalle aziende e trovino, incredibilmente, subito un buon lavoro. Potrei farvi i nomi!

 
12/12/2014 - Non solo Lombardia (Enrico Assorati)

Amici, alzate gli occhi dal vostro circondario. Anche a Rimini la scuola di gran lunga migliore nasce dal carisma di don Giussani, attraverso don Giancarlo Ugolini e Lella Zanotti. E nel resto d'Italia?