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SCUOLA/ Solo l'autonomia può creare "scuole di successo"

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Lettori nella biblioteca di Holland House, Londra, 1940 (Immagine dal web)  Lettori nella biblioteca di Holland House, Londra, 1940 (Immagine dal web)

Si crea quindi un circolo virtuoso che non solo rinforza le motivazioni ad apprendere, ma mira a trasmettere ai ragazzi tutti quegli "esiti non cognitivi", come alcuni tratti della personalità o la condivisione di un sistema di valori, che sono un obiettivo non secondario dell'educazione, e per chi manda i figli alle scuole confessionali sono probabilmente altrettanto importanti della riuscita in termini di voti.  

Provo a portare un'osservazione che rinforza questa ipotesi: nelle parole del preside, il "tasso di ciellinità" (mi scuso per questa scherzosa definizione) del Sacro Cuore è superiore a quello del don Gnocchi, e si può quindi supporre che per l'uno gli esiti accademici siano meno importanti che per l'altro. Bene: il sito del don Gnocchi dedica il servizio di apertura a questa notizia, che invece nel sito del Sacro Cuore è confinata in fondo pagina, su sobrio sfondo nero... 

Insisto dunque sulla mia definizione di "successo": una scuola deve rispondere non solo alle richieste dello stato e della comunità, incluso il mercato del lavoro per la secondaria, ma anche alle richieste più strettamente educative che provengono dalla famiglie. 

Secondo me, però, il riferimento al capitale sociale, cioè quello che deriva dalle relazioni, nel caso specifico deve tenere conto anche del capitale culturale. Montecchi nota che in altre scuole, anche statali, il livello socio-economico dei ragazzi è superiore a quello delle due in questione: io ritengo però che il livello di istruzione sia più elevato di quello economico, ad esempio con molti figli di insegnanti, e soprattutto lo sia il livello di motivazione. Se una certezza deriva da tutti i casi di sperimentazione di scuole libere che ho preso in esame nel libro che ho recentemente curato (S.O.S. educazione. Statale, paritaria: per una scuola migliore, con Giorgio Vittadini), è che quanto più una famiglia si prende a cuore l'educazione dei figli, tanto maggiore è la probabilità che essi abbiano successo, e questo vale anche per famiglie marginali, incomplete, povere. 

Chiarezza di motivazione, rigore nel metodo, coinvolgimento delle famiglie e dei ragazzi nella vita della scuola, amore al proprio lavoro, valorizzazione della ragione e dell'interezza della persona: non sono elementi esclusivi dell'impostazione cristiana delle due scuole, ma certamente incontrano più difficoltà a realizzarsi nella scuola dello stato, dove l'incontro fra alunni, insegnanti e famiglie è governato dal caso. Perché allora non puntare su di un sistema di scuole pienamente autonome, che consentano di formulare e realizzare un progetto educativo coerente con i bisogni della situazione senza imporre alle famiglie che lo cercano di sostenere un oneroso sacrificio? 



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