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SCUOLA/ Il liceo inutile, le "nuvole" di Eco e gli espatriati della scuola

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Il discorso su vizi e virtù del liceo classico ha toccato la sua apoteosi nella disamina del rapporto tra istruzione classica e formazione delle élites della classe dirigente in Italia.

Il liceo classico non è stato sempre la fucina delle menti dell'Italia, non solo in campo politico, ma anche economico? Sarebbero venute subito in mente le icastiche riflessioni  di un intellettuale "onesto" come Ernesto Galli della Loggia a chi avesse a cuore — per così dire — la sorte del nostro povero Paese,  della "serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!". Egli scrisse in un bellissimo editoriale sul Corriere della Sera (9 ottobre 2010): "Nella crisi italiana non c' è solo l'economia. Qua e là affiorano sintomi di altra natura che hanno un significato forse ancora più grave: sintomi di un domani alle porte nel quale ad essere colpiti finiranno per essere la nostra stessa identità collettiva, il senso del nostro stare insieme come Paese. Tra questi uno mi appare più inquietante degli altri: da qualche tempo le élites italiane non mandano più i figli alle scuole italiane. Non sto dicendo che non li mandano più nelle scuole pubbliche, preferendo quelle private. Accade massicciamente anche questo, ma ormai accade che non li mandino più nelle scuole in cui comunque si parla italiano e dove s'impartiscono programmi italiani. Perlomeno nelle grandi città un numero sempre maggiore di persone agiate sceglie per i propri figli scuole francesi, tedesche, o perlopiù anglo-americane. (…) Ma tutto ciò non può impedire di vedere che dietro la diserzione dei giovani figli delle élites dalla scuola del proprio Paese c' è ben altro; e non certo il desiderio di imparare bene una lingua straniera. C'è in generale il progressivo, profondo, sentimento di dissociazione psicologica e spirituale degli italiani dalla dimensione della collettività nazionale. Che si esprime soprattutto nella convinzione che per la propria identità, per il proprio modo di essere e di sentire, per ciò che si è, e dunque per quella dei propri discendenti, la storia, la letteratura, l' arte italiane — per l' appunto ciò che si apprende (o si apprendeva) nella scuola — non hanno più alcun valore particolare. Questa repulsa del nostro passato esprime la convinzione che ormai questo Paese come tale non ha più alcun futuro: intendo un futuro in qualche modo specificamente suo, che porti impressi le caratteristiche, le vocazioni, la storia, il genio, suoi propri, se così posso dire".

A cosa serve dunque il liceo classico? A nulla. 

Se serve a creare un pochino di quel che dice l'editorialista il liceo classico è utilissimo. Anche se con l'accenno al nipote — il quale è liberissimo di frequentare la scuola che più gli aggrada —  Umberto Eco viene chiamato (anche) dal Miur a dare indiretta conferma di quanto rilevato da Galli Della Loggia: che credibilità ha una difesa come quella offerta da Eco, al di là dell'apparato verbale-concettuale che pare essersi dissolto come Nuvole (titolo della commedia di Aristofane) di fronte alla luce ardente del nipote di Eco che al liceo classico, scuola della Repubblica, non ci è andato?



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COMMENTI
15/12/2014 - Concordo (Giuliana Zanello)

Bell'articolo, a cui mi parrebbe adeguato commento l'osservazione di Hannah Arendt sulla grande difficoltà, nell'educazione di chi viene dopo, di 'conservare qualcosa'. Difficoltà che è anche, naturalmente, essenzialità. La bella frase della Arendt, citata da Israel in un libro di qualche anno fa, mi ha sempre fatto molto pensare e mi è tornata in mente mesi fa leggendo il famoso documento renziano, nelle pieghe del quale, da qualche parte, si dice che la scuola non può più limitarsi a trasmettere il sapere, che sarebbe 'la cosa più facile'! Sul liceo classico in particolare, trovo grottesco che venga sempre tirato in ballo, specialmente per lamentare le carenze scientifiche degli studenti italiani, le quali sarebbero quindi da imputare al cinque, sette per cento di studenti classicisti e non, eventualmente, alle ben più corpose percentuali frequentanti scuole dove gli ambiti scientifici hanno spazi ben più ampi nel curriculum! Il liceo classico non è più una scelta privilegiata, in nessun senso, da un pezzo. Perché continuare a mettere in discussione, nel paese della Magna Grecia e di Roma, la possibilità, per una piccola percentuale di giovani che lo vogliano, di dotarsi di strumenti di decifrazione di quei lasciti? Propugnando magari, come mi risulta sia stato fatto anche in quel processo, la nascita di un nuovo liceo umanistico-scientifico! Come se il liceo scientifico, che tale appunto è, non avesse un secolo di vita!

 
14/12/2014 - Il raziocinio .. questo sconosciuto (enrico maranzana)

Perché nessuno bada alle regole del gioco? Alla ribalta appaiono figure che introducono questioni di contorno, che non colgono l’origine del problema. Il sistema educativo è orientato all’apprendimento inteso come promozione di capacità e di competenze. Il cardine della scuola sono le qualità dei giovani quali, ad esempio: l’analizzare, l’applicare, l’argomentare/il giustificare, il comunicare, il comprendere, il decidere/lo scegliere, il generalizzare, l’interpretare, il memorizzare, il modellare, il prevedere, il progettare, il relativizzare, il riconoscere, lo ristrutturare, il sintetizzare, il sistematizzare, il trasferire, il valutare. Ne discende che la riflessione sul significato dell’istruzione classica avrebbe dovuto ruotare intorno alla valutazione dei suoi effetti sui traguardi istituzionali. Ma di questo nessuno se ne cura; nessuno giudica l’itinerario formativo avendo assunto un’ottica di lungo periodo.