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SCUOLA/ Libri di testo, misteri e penombre...

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La famosa circolare annuale del Miur prescrive "Le deliberazioni di adozione dei libri di testo sono trasmesse per via telematica all'Associazione Italiana Editori. Inoltre, sono pubblicate all'albo e sul sito web delle istituzioni scolastiche nonché sul portale ministeriale 'Scuola in chiaro', suddividendo i libri tra obbligatori e consigliati (questi ultimi senza vincolo di acquisto da parte delle famiglie degli studenti)".

Ovviamente l'Aie ed i vari editori operano con la loro logica, che è legittimamente commerciale ed imprenditoriale. "Ogni anno scolastico Aie, a seguito di un accordo con il Miur, mette a disposizione i dati delle adozioni dei libri di testo adottati nelle scuole primarie e secondarie italiane, così come da queste trasmesse all'Associazione Italiana Editori. I dati sono consultabili a video ed è anche possibile stampare le adozioni dei libri di testo di una scuola, identificandola da un form di ricerca".

Ma evidentemente la responsabilità di un grande e permanente dibattito pubblico sui libri di testo  non spetta all'Aie, la quale nel proprio sito mette in guardia energicamente da quello che ritiene un utilizzo improprio delle proprie banche dati.

Dovrebbe a mio parere essere il ministero, tramite gli uffici provinciali e regionali, il promotore di un lavoro permanente di illuminazione dei libri di testo, del loro utilizzo e dei risultati. Un lavoro a più voci, sia quelle dei grandi intellettuali, dei docenti universitari, delle riviste specializzate, sia quelle degli utilizzatori diretti, insegnanti alunni e genitori. La pubblicazione, provincia per provincia, dei primi tre testi più adottati per ogni annualità e singola disciplina (non voglio escludere prospetti più ampi ma amo semplificare almeno inizialmente) lancerebbe potentemente la partecipazione e la consapevolezza, anche degli studenti, circa l'uso del libro di testo.

Un dibattito vero, sereno, amichevole, non fazioso, da correlare con altre attività, come quella dell'Invalsi,  inerenti la precisazione e la rimessa a punto permanente del discorso sui contenuti e sulla valutazione.

Se non avverrà questo, a dirigere le scuole non sarà né il centralismo ministeriale né la presunta autonomia scolastica, che non sorretta e stimolata dal centro o non nasce o affonda. Saranno forse( in parte lo sono già) le grandi ed articolate redazioni della grande editoria, dei grandi  giornali, veri e propri partiti politici e potentissimi luoghi di direzione culturale del paese a cui tutti si sottomettono o per amore o per paura. L'avvento massiccio del quotidiano in classe e la sua crescente diffusione sono un segno di questa tendenza.



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COMMENTI
18/12/2014 - Guardiamo in positivo le innovazioni (Sergio Palazzi)

Scrivo dal secolo scorso cose piuttosto critiche, circa i libri di testo, che a volte sono state ospitate anche su queste pagine. Mi spiace che tanti fra essi non valgano la carta su cui sono stampati. Mi spiace innazitutto per un fatto estetico: da bibliofilo, o da ex ragazzo che conserva e a volte rivede i venerati e ingialliti testi dei genitori. Mi spiace da studioso, dato che nelle biblioteche spesso trovo testi didattici di un tempo che sono pozzi di scienza ancora validi, specie per l'apertura mentale, mentre dubito che questo possa accadere in futuro con la maggior parte di queli attuali. Mi spiace da chimico, una scienza in cui la scrittura di un nuovo libro di testo è spesso stata l'occasione di una rivoluzione nei paradigmi del sapere (con Boyle, Lavoisier, Cannizzaro, Mendeleev e non solo). Mi spiace soprattutto per gli autori - tra cui umilmente mi metto - che vedono svilite le loro idee, le loro innovazioni da politiche editoriali e di distribuzione che si avvitano in un circolo vizioso. Se davvero la rivoluzione introdotta da Carrozza vedrà molti colleghi capaci di fare seriamente una didattica con strumenti nuovi, inclusa la riscoperta dei vecchi libri nelle biblioteche a fianco di risorse open source o - per dire - di Youtube (che è uno strumento fantastico), magari si ricomincerà a vedere libri di testo su cui valga la pena di avere un confronto critico tra professionisti dell'insegnamento, in vista di un miglioramento continuo. Parteciperei ben volentieri.