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SCUOLA/ Docenti, legge di stabilità, merito (e altro): Renzi, che epilogo triste

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Salvo auspicabili ed attesi colpi di scena, gli stessi lavori parlamentari sulla legge di stabilità confermano le difficoltà di trovare risorse per esigenze immediate, nonostante lo stanziamento di 3 miliardi. Ci si riferisce alla vicenda degli emendamenti che prevedevano la destinazione di 10 milioni all'Invalsi, per finanziare l'avvio del Sistema Nazionale di Valutazione e l'esecuzione delle prove dell'anno scolastico in corso. Inoltre, questi emendamenti si limitavano ad estendere i termini del completamento del piano straordinario di assunzioni previsto dal ministro Gelmini nel 2011, per il quale le coperture sono già acquisite nel bilancio dell'istituto. Anche in questo caso è evidente la distanza tra l'enfatico richiamo della "Buona Scuola" alla valutazione e la difficoltà di trovare solo 10 milioni e di prorogare un termine per garantire al nostro Invalsi l'ordinaria attività gestionale. 

Anche le proposte della "Scuola fondata sul Lavoro" stonano rispetto al quadro delle attuali necessità. Ben vengano l'alternanza di 200 ore l'anno nel triennio dell'Istruzione tecnica e nell'Istruzione e Formazione Professionale, i laboratori innovativi con stampanti 3D, le frese laser e i componenti robotici. Ma non si può trascurare lo stato comatoso in cui versa il sistema dell'Istruzione e Formazione Professionale, a causa della riduzione totale dei trasferimenti statali alle Regioni e dell'assenza di specifiche fonti di finanziamento. Paradossalmente, in questo scenario, i sistemi più colpiti sono quelli che hanno maggiormente successo, come nel caso della Lombardia dove la IeFP è scelta da ben il 18% degli studenti in uscita dalla terza media.

Peraltro, la IeFP realizzata dalle istituzioni formative accreditate costa meno di uno studente nei percorsi scolastici. Pertanto, sarebbe semplice e più economico riconoscere direttamente l'ammontare di una "quota capitaria" agli enti di formazione o, meglio, direttamente alle famiglie per l'esercizio della libera scelta educativa. Nella "Buona Scuola", non c'è nessuna proposta sulla IeFP e non sono mai citate le Regioni.

Infine, dovremo aspettare per vedere dove e come approderà lo sdoganamento di parole d'ordine come: innovazione, rafforzamento dell'autonomia e riconoscimento del merito. 

Le solite forze conservatrici si sono già schierate contro il riconoscimento del merito dei docenti, la revisione degli organi collegiali, della carriera interna e dell'organizzazione scolastica previsti dalla "Legge Aprea" e trasfusi nella "Buona Scuola". Che sia la (s)volta buona, lo scopriremo solo vivendo. 



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COMMENTI
20/12/2014 - L’epilogo triste della buona scuola di Renzi - 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Gianni Bocchieri: “A fronte di così entusiastici esiti [1] e di così efficace comunicazione, ha stupito che il premier Renzi abbia rimandato [2] la scadenza dei provvedimenti attuativi originariamente previsti per gennaio. Addirittura si è assunto personalmente la responsabilità di non essere riuscito a far passare il messaggio [3] dell'importanza di questo provvedimento [4] ed ha annunciato una proroga della campagna di ascolto [5]”. [1] Esiti nient’affatto entusiastici, né per numero di partecipanti, né contenuti delle risposte. Ha ragione Elena Centemero che denuncia (interrogazione del 24.10 e poi ancora il 16.12) “I risultati della consultazione sulla Buona Scuola, non proprio esaltanti in termini numerici”. I 1.350.000 contatti corrispondono al 5-10% dei 13-24 milioni di persone (docenti, ata, studenti e famiglie) direttamente coinvolte nelle scuola. I “quasi 200 mila contatti attivi, questionari o proposte” non arrivano al 2% della stessa platea. E poi le critiche numerose e ben motivate, gli scioperi, le proteste, le occupazioni: basta cercare notizie in rete. [2] Renzi ha dovuto rimandare perché ha realizzato (gli va dato atto!) che la sua “buona scuola” non è tale ed è stata bocciata sonoramente. Così, invece della sperata e trionfante “Leopolda sulla scuola” a fine novembre, ha dovuto cercare di smarcarsi in due tempi. Dapprima una riunione in veste di segretario Pd, sabato 13.12, e poi altra riunione come premier, lunedì 15.12.

 
20/12/2014 - L’epilogo triste della buona scuola di Renzi - 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

[3] Il messaggio è passato benissimo ma non nel senso da lui voluto e auspicato: la scuola non l’ha bevuto! [4] Renzi fa e ripete proclami enfatici e roboanti (e anche inutili, perché chi non è d’accordo?) sull’importanza di una scuola buona e valida (“la scuola è il valore più importante di un Paese"), ma la scuola buona e valida non è la “buona scuola”. E sono da affrontare questioni cruciali come le risorse, i tempi, le priorità, le scelte, i consensi. Chissà cosa intendeva Renzi quando ha affermato “non calo la riforma dall'alto” (Ansa, 3 settembre)? [5] Ma dov’è la serietà di questo governo? Dopo due mesi di elaborazione affrettata, due altri mesi di grande consultazione popolare on line, un altro quinto mese di elaborazione dei risultati si scopre che c'è bisogno ancora di “mille persone che avvertano questa battaglia come una battaglia propria. […] Una carica dei mille che dedichi tempo nei prossimi mesi” al progetto? E non si dà ascolto chi ha presentato proposte alternative, a chi pensa che la riforma sia inemendabile, a chi ha raccolto centinaia di documenti contrari sottoscritti da migliaia di docenti? Si cercano invece alleati freschi, mille prof, che non hanno ancora preso posizione? E perché proprio mille? E perché ancora 70 giorni fino al 22.2.2015? E i numeri 1.000 e 70 non sono calati dall’alto?

 
19/12/2014 - La tristezza deriva dal pressapochismo (enrico maranzana)

Uno scritto che dimentica la finalità istituzionale: la promozione dell’apprendimento, da intendere come potenziamento delle capacità e delle competenze degli studenti. Uno scritto che ignora il vissuto dell’istituzione: 1969 - Riforma dell’esame di maturità. Le scuole valutano la preparazioni e le commissioni d’esame la personalità dei candidati: i due organi hanno operato sullo stesso campo, i libri di testo. 1974 - Riorganizzazione della scuola. Superamento del modello gerarchico-lineare per introdurre una struttura decisionale articolata: la dottrina scientifica dell’organizzazione è stata rigettata per difendere il verticismo della dirigenza. 1979 - Nuovi programmi della scuola media finalizzati all’orientamento; “le materie sono lo strumento, l’occasione” per promuovere capacità: l’insegnamento cattedratico, unidirezionale, per discipline, parcellizzato è rimasto la principale, spesso l’unica modalità operativa. 1992 - Certificazione della qualità del servizio. E’ garantita la conformità delle prestazioni fornite alle disposizione di legge: la certificazione appare come una formale enunciazione di atti e procedure, secondari rispetto al risultato atteso. 2003 – La legge afferma l’unitarietà del servizio scolastico denominando la scuola “Sistema educativo di istruzione e di formazione”: i singoli insegnamenti sono rimasti a cardine d’una didattica acefala. Uno scritto sterile, che non ha individuato il punto di vista da cui osservare la questione educativa.