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SCUOLA/ Docenti, legge di stabilità, merito (e altro): Renzi, che epilogo triste

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Il Miur ha presentato gli esiti della "consultazione popolare" fatta per la Buona Scuola, in perfetto stile X Factor. Le slides dense di multiformi rappresentazioni quantitative e qualitative del numero delle domande fatte, delle email ricevute, della distribuzione geografica delle percentuali di scuole raggiunte anche con incontri ed assemblee di vario tipo, si alternano a slides che riproducono le istantanee tipiche dei finti fuori onda dei reality, quelle in cui i concorrenti vengono ripresi nei loro momenti fintamente intimi di felicità, commozione, disperazione. 

Certo, a chi ha recentemente frequentato la sede ministeriale di Viale Trastevere, fa quasi tenerezza rivedere i seri dirigenti ministeriali coinvolti in questi bei momenti social e selfie, sebbene la loro espressione tradisca ben altri sentimenti. Ad ogni modo, nessuno può dire che non si tratti di una bella presentazione in perfetto stile marketing degno dei più capaci spin doctor che si occupano di comunicazione politica.

A fronte di così entusiastici esiti e di così efficace comunicazione, ha stupito che il premier Renzi abbia rimandato la scadenza dei provvedimenti attuativi originariamente previsti per gennaio. Addirittura si è assunto personalmente la responsabilità di non essere riuscito a far passare il messaggio dell'importanza di questo provvedimento ed ha annunciato una proroga della campagna di ascolto. 

Insomma, questa volta sembra proprio che il premier voglia essere molto prudente e cauto, anche perché le misure sulla scuola contenute nella legge di stabilità non lasciano presagire per la "Buona Scuola" niente più che una storica stabilizzazione di insegnanti precari per un numero doppio rispetto alle cattedre disponibili e vacanti, a percorsi di studio invariati. 

Infatti, per la maggioranza del fronte sindacale e per più di una parte politica, il problema principale del nostro sistema di istruzione e formazione è la salvaguardia degli interessi del personale scolastico. Per questi, l'attesa sentenza della Corte di Giustizia Europea è un'ottima occasione per giustificare il completo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento (Gae), nonostante gli attuali posti disponibili e vacanti siano la metà esatta del numero dei loro iscritti. Ipocritamente, si finge di ignorare che attraverso l'interpretazione estesa della sentenza della Corte di Giustizia Europea la stabilizzazione del personale scolastico impiegato per più di tre anni si estende oltre i discutibili limiti delle Gae. Non a caso, quelle sigle sindacali nate appositamente per ottenere e sfruttare questa sentenza sostengono che sono circa 250mila gli insegnati e gli assistenti tecnici amministrativi che possono ricorrere al giudice italiano per ottenere quantomeno il risarcimento della mancata stabilizzazione, ammesso sempre che si riesca ancora a far rispettare il precetto costituzionale dell'accesso al pubblico impiego esclusivamente attraverso apposita procedura concorsuale. 

Allo stesso fine risponderebbe poi l'introduzione dell'organico funzionale, che non potrà evitare totalmente il ricorso alle supplenze brevi, mentre sicuramente configurerà una platea di insegnanti senza cattedra, che potranno essere impiegati in attività extracurricolari di carattere assistenziale che in altri Paesi appartengono all'area del welfare e non a quella dell'istruzione.



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COMMENTI
20/12/2014 - L’epilogo triste della buona scuola di Renzi - 1/2 (Vincenzo Pascuzzi)

Scrive Gianni Bocchieri: “A fronte di così entusiastici esiti [1] e di così efficace comunicazione, ha stupito che il premier Renzi abbia rimandato [2] la scadenza dei provvedimenti attuativi originariamente previsti per gennaio. Addirittura si è assunto personalmente la responsabilità di non essere riuscito a far passare il messaggio [3] dell'importanza di questo provvedimento [4] ed ha annunciato una proroga della campagna di ascolto [5]”. [1] Esiti nient’affatto entusiastici, né per numero di partecipanti, né contenuti delle risposte. Ha ragione Elena Centemero che denuncia (interrogazione del 24.10 e poi ancora il 16.12) “I risultati della consultazione sulla Buona Scuola, non proprio esaltanti in termini numerici”. I 1.350.000 contatti corrispondono al 5-10% dei 13-24 milioni di persone (docenti, ata, studenti e famiglie) direttamente coinvolte nelle scuola. I “quasi 200 mila contatti attivi, questionari o proposte” non arrivano al 2% della stessa platea. E poi le critiche numerose e ben motivate, gli scioperi, le proteste, le occupazioni: basta cercare notizie in rete. [2] Renzi ha dovuto rimandare perché ha realizzato (gli va dato atto!) che la sua “buona scuola” non è tale ed è stata bocciata sonoramente. Così, invece della sperata e trionfante “Leopolda sulla scuola” a fine novembre, ha dovuto cercare di smarcarsi in due tempi. Dapprima una riunione in veste di segretario Pd, sabato 13.12, e poi altra riunione come premier, lunedì 15.12.

 
20/12/2014 - L’epilogo triste della buona scuola di Renzi - 2/2 (Vincenzo Pascuzzi)

[3] Il messaggio è passato benissimo ma non nel senso da lui voluto e auspicato: la scuola non l’ha bevuto! [4] Renzi fa e ripete proclami enfatici e roboanti (e anche inutili, perché chi non è d’accordo?) sull’importanza di una scuola buona e valida (“la scuola è il valore più importante di un Paese"), ma la scuola buona e valida non è la “buona scuola”. E sono da affrontare questioni cruciali come le risorse, i tempi, le priorità, le scelte, i consensi. Chissà cosa intendeva Renzi quando ha affermato “non calo la riforma dall'alto” (Ansa, 3 settembre)? [5] Ma dov’è la serietà di questo governo? Dopo due mesi di elaborazione affrettata, due altri mesi di grande consultazione popolare on line, un altro quinto mese di elaborazione dei risultati si scopre che c'è bisogno ancora di “mille persone che avvertano questa battaglia come una battaglia propria. […] Una carica dei mille che dedichi tempo nei prossimi mesi” al progetto? E non si dà ascolto chi ha presentato proposte alternative, a chi pensa che la riforma sia inemendabile, a chi ha raccolto centinaia di documenti contrari sottoscritti da migliaia di docenti? Si cercano invece alleati freschi, mille prof, che non hanno ancora preso posizione? E perché proprio mille? E perché ancora 70 giorni fino al 22.2.2015? E i numeri 1.000 e 70 non sono calati dall’alto?

 
19/12/2014 - La tristezza deriva dal pressapochismo (enrico maranzana)

Uno scritto che dimentica la finalità istituzionale: la promozione dell’apprendimento, da intendere come potenziamento delle capacità e delle competenze degli studenti. Uno scritto che ignora il vissuto dell’istituzione: 1969 - Riforma dell’esame di maturità. Le scuole valutano la preparazioni e le commissioni d’esame la personalità dei candidati: i due organi hanno operato sullo stesso campo, i libri di testo. 1974 - Riorganizzazione della scuola. Superamento del modello gerarchico-lineare per introdurre una struttura decisionale articolata: la dottrina scientifica dell’organizzazione è stata rigettata per difendere il verticismo della dirigenza. 1979 - Nuovi programmi della scuola media finalizzati all’orientamento; “le materie sono lo strumento, l’occasione” per promuovere capacità: l’insegnamento cattedratico, unidirezionale, per discipline, parcellizzato è rimasto la principale, spesso l’unica modalità operativa. 1992 - Certificazione della qualità del servizio. E’ garantita la conformità delle prestazioni fornite alle disposizione di legge: la certificazione appare come una formale enunciazione di atti e procedure, secondari rispetto al risultato atteso. 2003 – La legge afferma l’unitarietà del servizio scolastico denominando la scuola “Sistema educativo di istruzione e di formazione”: i singoli insegnamenti sono rimasti a cardine d’una didattica acefala. Uno scritto sterile, che non ha individuato il punto di vista da cui osservare la questione educativa.