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SCUOLA/ Clil, tre lingue alle elementari? Si può, ecco come

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Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)  Il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini (Infophoto)

Le strategie nazionali per la scuola recentemente enunciate nel documento "La Buona Scuola" hanno evidenziato la necessità di potenziare la conoscenza delle lingue straniere, con riferimento prevalente all'inglese, che i giovani italiani continuano a non conoscere sufficientemente. Gli esperti concordano sul fatto che l'apprendimento deve essere precoce, attivando percorsi fin dalla scuola dell'infanzia. Inoltre, si ritiene indispensabile che almeno una parte di ciò che i bambini apprendono debba essere rappresentato direttamente nella lingua straniera inserendo il Clil (Content and Language Integrated Learning). Al momento il Clil è obbligatorio solo nella classe quinta degli istituti tecnici e dei licei, ma tale obbligo dovrebbe essere esteso a partire dalla scuola primaria e in quella secondaria di primo grado per rafforzare l'apprendimento della lingua straniera orizzontalmente tra i diversi indirizzi e verticalmente tra i diversi cicli, cercando di far raggiungere ai ragazzi un apprendimento di livello B2 del quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (Qcer). Questo può essere reso possibile solo attraverso un rafforzamento deciso del piano di formazione dei docenti. 

La Provincia Autonoma di Trento, che in materia di istruzione esercita le attribuzioni dello Stato nell'ambito della propria competenza concorrente, nel gennaio 2014 ha individuato, quale asse fondamentale della società del sapere e dell'innovazione, lo sviluppo nella popolazione trentina della conoscenza delle lingue straniere, che deve realizzarsi attraverso un "Piano Straordinario di legislatura per l'apprendimento delle lingue comunitarie - Trentino Trilingue" che coinvolga il sistema scolastico e che si integri con altre azioni, anche per gli adulti, sui settori della cultura, del turismo e dell'informazione. L'obiettivo di questo piano di lavoro, preliminare al formarsi del Piano di sviluppo provinciale per la quindicesima legislatura, è quello di individuare intersettorialmente un insieme di interventi che aumentino il livello di conoscenze linguistiche della popolazione trentina e la capacità dei settori economici di trarne beneficio. Al fine di coordinare le azioni nei diversi ambiti istituzionali è stato costituito un gruppo di lavoro di lavoro interdipartimentale per lo sviluppo del suddetto "Piano straordinario" che ha coinvolto trasversalmente la scuola, i diversi comparti provinciali e la generalità dei cittadini. 

Il protocollo di intesa sottoscritto il 17 novembre 2014 tra il presidente della Giunta provinciale Ugo Rossi e il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini rappresenta un ulteriore rafforzamento del piano straordinario Trentino trilingue, riconoscendo implicitamente alla Provincia Autonoma di Trento lo status di regione pilota nell'insegnamento delle lingue straniere. Infatti, la Pat ha avuto il via libera per adottare misure significative, centrate sull'immersione linguistica, ovvero sull'insegnamento di alcune materie del programma scolastico in una lingua straniera, che saranno poi sottoposte al monitoraggio e alla valutazione congiunta di ministero e provincia. 



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COMMENTI
02/12/2014 - commento (francesco taddei)

a qualcuno di questi professoroni e ministri importa qualcosa dell'italiano? sembra proprio di no. tra dialetti e parole straniere che fanno tanto fighetto la nostra lingua viene dimenticata e buttata via.