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SCUOLA/ Da piazza Tahrir a Sesto S. Giovanni, i giovani "vivi" si incontrano

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In Egitto, durante le proteste di Piazza Tahrir (Infophoto)  In Egitto, durante le proteste di Piazza Tahrir (Infophoto)

Non sono solo cifre, sono dati di un movimento di contro-informazione andato in onda dal basso, per dire a tutti i giovani della città che nella Primavera araba non si è consumato unicamente uno scontro mortale, come si vuol far credere, di una lotta tra potere costituito ed estremisti islamici. Per i curatori della mostra i fatti di piazza Tahrir fanno capire che la rivoluzione è stata solo un pretesto, un mezzo per raccontare di ben altro accaduto in Egitto: si può riconoscere l'altro al di là di qualsiasi sua connotazione religiosa politica o di classe e ciò è possibile quando il proprio cuore è libero. 

Infatti uno slogan di uno dei tanti graffiti di piazza Tahrir recitava: "Avere la libertà o essere liberi?". Quando si è liberi, a che pro la pretesa violenta che l'altro sia come te? L'unità vera di popolo accade quando le identità di cui esso è composto sono vive, pensate e pubblicamente testimoniate. Non bisogna smussare o negare nulla della propria identità: essa, se vissuta come ricchezza, non cerca l'omologazione ma l'unità. Solo si si è incerti sulla propria identità si ha paura dell'altro. Tant'è che uno dei graffiti della mostra davanti al quale gli studenti in visita più si soffermavano era quello di Mina Daniel e di Emad Effat. Il primo un cristiano copto di 22 anni, blogger, leader della piazza Tarhir morto sotto il palazzo della tv nell'ottobre del 2011 e l'altro un professore musulmano dell'università del Cairo, anch'egli morto due mesi dopo: entrambi mostrano uno striscione in cui vi è scritto "Chi sarà il prossimo?" (cioè chi ammazzeranno adesso?). 65 giovani sono morti per difendere questo striscione. Quando la liberazione è un'istante di pienezza è già l'eternità. Alle cariche della polizia i manifestanti rispondevano con i colori e il pennello dei graffiti. 

Anche qui un altro fatto accaduto durante la mostra esposta a scuola: una intraprendente classe dell'artistico ha riprodotto uno di questi graffiti, in cui si vede un ragazzo di piazza Tahrir, armato della tavolozza del pittore, mentre brandisce un pennello come fosse la sua arma in risposta ad un poliziotto che gli sta agitando contro, minaccioso, un manganello. Un'altra cosa accaduta davvero commovente è che gli studenti della classe del De Nicola hanno poi pensato di donare il graffito ai giovanissimi studenti di una scuola media di Sesto, la Forlanini, frequentata da un nutrito numero di studenti egiziani venuto a visitare la mostra. 

Swap è stata un'occasione per  conoscersi come persone ma anche come cristiani o come musulmani. Qualcuno chiedeva alle guide musulmane il significato di certi gesti o abitudini: perché porti il velo? ti obbligano? perché i copti portano il tatuaggio di una croce sul polso interno? Perché i cristiani copti festeggiano il Ramadan? E perché i musulmani vanno in processione quando c'è la festa del Mawlid ovvero della Madonna?



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