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SCUOLA/ Da piazza Tahrir a Sesto S. Giovanni, i giovani "vivi" si incontrano

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In Egitto, durante le proteste di Piazza Tahrir (Infophoto)  In Egitto, durante le proteste di Piazza Tahrir (Infophoto)

Un conto imparare in presa diretta, per un incontro, un altro per sentito dire dalla tv o dai giornali. La mostra ha fatto incontrare quel che l'ideologia strisciante, di cui spesso è infarcita la comunicazione dei mass-media, fa ritenere impossibile, cioè tanti fatti davvero commoventi, unici, che scaldano il cuore e che sono avvenuti in Egitto; una documentazione visibile udibile di come l'uomo — a qualsiasi latitudine viva e conviva — possa riconoscere e abbracciar l'altro uomo da vero fratello. Questo sentimento, se educato, è  più forte di qualsiasi altro valore perché è il fondamento di tutti gli altri valori: l'altro è carne della propria carne, a prescindere da idee, pensieri tradizioni, religioni.

E' così vero che durante la mostra gli stessi studenti egiziani, che prima nemmeno si conoscevano, hanno scoperto di essere un bel gruppo nella scuola e insieme ai loro coetanei italiani non solo è nata un'amicizia ma addirittura hanno fatto gruppo nell'Istituto, fieri di "fare" insieme qualcosa di bello. E che la mostra Swap abbia rappresentato un'esperienza vera è dimostrato dal fatto che le guide — vere protagoniste dell'evento — si sono dette disponibili ad aiutare le suore Marcelline di piazza Tommaseo e a dare ripetizioni gratuite o comunque incontrare degli studenti che studiano l'arabo (le guide del De Nicola lo parlano benissimo) dalle suore; sì, perché il Liceo Tommaseo ha aperto un corso di arabo…
E' un problema aperto quello dell'utilizzo nella scuola di strumenti come quello della mostra Swap, che se nello specifico riguardano un fatto di attualità e lo scottante tema dell'interazione di culture e identità diverse, tuttavia sollecitano la scuola a non ripetere semplificazioni e massimalismi propalati dai media. In questo modo, forse, la scuola si approprierebbe di un ruolo non subordinato alla cultura dominante, attuando la propria natura di luogo di libertà invece che di omologazione.

PS. Un grazie agli studenti universitari musulmani della Cattolica che hanno realizzato la mostra. E un altro grazie alle mie guide egiziane, marocchine, cinesi, filippine e … italiane: Sara Nassar, Atika Lyassami, Habib Aly, Serena Abate, Hassan Amir, Caterina Ghidini, Francesca, Chen, Olivares, Neannaa detto Momo, Raffa, Schiavone e Mohamed Abd Elnabi.



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