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SCUOLA/ In Finlandia meno compiti? Per forza, sono solo "esercizi"

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Per questo, le migliori esperienze di scuola attiva del nostro paese hanno sempre visto come fondamentale la presenza degli insegnanti come accompagnatori degli alunni nella ricerca del senso dei contenuti da apprendere, teorici o pratici che siano. Nei paesi di impostazione pedagogica anglosassone, dove imperano metodi di insegnamento/apprendimento basati sulla soluzione dei problemi, non sempre gli studenti, bravissimi in matematica e scienze, hanno competenze altrettanto sviluppate nell'inquadramento complessivo, storico e culturale, degli stessi. 

Come devono essere intesi, nella loro sostanza, in area Ocse, i compiti a casa? Alla luce delle numerose ricerche sulla riforma del lavoro domestico (homework reforming) reperibili anche in rete, si può dire che l'attività pomeridiana nella fascia dell'obbligo punta ad una messa in pratica di abilità già apprese durante le ore di lezione (learnt skills), oltre alla preparazione, è ovvio, delle interrogazioni. Di conseguenza la scuola è pianificata e organizzata per favorire processi di autoapprendimento, condivisione delle conoscenze e sviluppo di competenze che rendono superflua la dilatazione del tempo dell'extrascuola. 

Nella scuola italiana l'apprendimento è programmato, ma probabilmente meno pianificato e organizzato di quanto non lo sia in altri contesti. Ciò non significa, necessariamente, che le 9 ore settimanali siano inutili e da ridurre con manovre centralistiche, per il semplice motivo che non comprendono solo esercizi di controllo dei risultati già ottenuti, bensì anche di ricostruzione del contesto significativo entro i quali i contenuti sono stati comunicati. Una ricostruzione che comporta un certo tempo, connesso alla funzione che l'insegnante ha o ha avuto nel percorso di insegnamento/apprendimento: il suo metodo, il risalto dato a certi passaggi, l'immedesimazione nelle curvature con cui sono stati esposti i contenuti. 

Resta da capire perché ad un tempo maggiore dedicato alle verifiche casalinghe corrisponda, in Italia, un decremento del rendimento degli alunni. È un dato da discutere anche questo perché, nella sua generalità, non attendibile. Esistono scuole che rispecchiano in pieno le medie di rendimento Ocse, altre no. Nelle situazioni migliori, come è stato più volte rilevato, l'autonomia delle scuole e la capacità degli insegnanti di farsi protagonisti dei percorsi educativi insieme agli alunni ha pagato anche in termini di risultati. La risposta italiana alla crisi della scuola potrebbe venire proprio dalla diffusione di queste esperienze di "scuola buona" già in atto. Insomma, agire sulla qualità dell'insegnamento e non tanto sulla quantità del tempo necessario per recuperare gli apprendimenti. 



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COMMENTI
23/12/2014 - Senza mappa si brancola nel buio (enrico maranzana)

L’uniformità, la comparazione sono significative a condizione che i traguardi educativi siano coincidenti. Si consideri l’asserzione: “Le migliori esperienze di scuola attiva hanno sempre visto come fondamentale la presenza degli insegnanti come accompagnatore nella ricerca del senso dei contenuti da apprendere”. La si sovrapponga alla finalità del sistema scolastico italiano: “E’ promosso l’apprendimento e sono assicurate a tutti le possibilità di sviluppare le capacità e le competenze, ATTRAVERSO conoscenze e abilità, generali e specifiche”. Il conoscere è il fine o lo strumento? I saperi sono il cardine dell’organizzazione scolastica o invece il sistema è orientato alla promozione e al consolidamento delle qualità degli studenti? Questioni da sciogliere per poter comprendere il significato dell’insegnamento per problemi.