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SCUOLA/ Premiare il "buon insegnante", le strade sono due (anzi una)

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Fa parte del quadro l'assoluta eguaglianza fra gli insegnanti: ogni differenziazione comporterebbe gerarchizzazione e conflittualità. Il che turberebbe l'idillio sociale ed impedirebbe il passaggio del  messaggio pedagogico di cui sopra. Tutte pie illusioni: la naturale conflittualità umana rimossa e non riconosciuta e trattata non evapora, ma tende a divenire purulenta. 

Ma una seconda ragione sta nelle caratteristiche psico-sociologiche dell'insegnante che hanno permesso il radicarsi di questo messaggio. Come ogni professione, quella dell'insegnante ha i suoi pregi ed i suoi difetti. Difetti: stipendio medio-basso (ma sicuro), limitato prestigio sociale (ma non dappertutto). Pregi: possibilità di autorealizzazione come persone colte, consulenti e/o educatori ed ambiente poco apertamente conflittuale. Non tutti hanno voglia o piacere di scendere tutte le mattine per le strade con il coltello fra i denti.

Perciò fino ad oggi il combinato disposto di questi due fattori ha bloccato tutto. Ed abbiamo assistito ad un gioco curioso.

Ci sono due modi per movimentare la situazione. Il primo è quello di attribuire "premi" a chi fa bene il mestiere. In generale nei vecchi sistemi qualcuno sovraordinato (preside? ispettore?) decide in proposito. Lo sviluppo delle valutazioni esterne ha messo in auge l'utilizzo dei risultati degli allievi soprattutto in termini di valore aggiunto; ma sembra che sul caso del singolo insegnante sia tutt'altro che facile misurarlo. E poi si può pensare nel nostro paese di "invalsizzare" tutto lo scibile umano? O di premiare solo gli italianisti ed i matematici? Il progetto sperimentale "Valorizza" aveva tentato anche la strada della reputazione; ma in un paese come questo, che riempie in ogni modo le aule dei tribunali ed in cui a priori viene negata l'autorevolezza nel giudizio valutativo ai superiori per non dire ai pari, si tratta davvero di strade percorribili?

Rimane allora l'altra strada: differenziare e costruire carriere su cose tangibili: ore di lavoro, funzioni aggiuntive, non inventando peraltro nulla, ma semplicemente consolidando quello che già esiste. Consolidando davvero però; i cultori della materia ricorderanno la battaglia che più di dieci anni fa si svolse sul Fondo di istituto: chi lo doveva prendere, le figure o le funzioni? Le parole sono pietre: lo presero, grazie all'inventiva filologia sindacale, le funzioni che, come dice il termine, prescindono da chi le svolge che può, anzi deve ruotare, in modo tale che sia assicurata la perfetta eguaglianza.

Un gioco curioso si diceva: tutte le volte che sembrava prendersi con serietà la seconda strada —probabilmente l'unica percorribile — saltava su qualcuno che in perfetta buona fede e con le migliori intenzioni, ricordando il bravo insegnante del proprio liceo classico di 50 anni fa, si scandalizzava che il criterio con cui distribuire premi e prestigio non fosse quello di "ciò che si fa in classe". E si tornava alla casella iniziale. I soldi, si sa, non erano mai abbastanza e come riservarli a pochi privilegiati, mentre la massa si proletarizzava? E questo era il ruolo dei sindacati.  



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COMMENTI
30/12/2014 - UTOPIA (Paride Zuzek)

Mi piace leggere romanzi e credo anche che spesso aiutano a estraniarci dal presente. Non so il perché ma come lei ha scritto il suo pensiero mi ha irritato. Sempre tanti importanti ragionamenti, esposizioni, tante belle parole e paroloni, ma poi le soluzioni chi le dà? Il suo scrivere serve più a lei che gioirà dal ciò, ovviamente scrivendo cose importanti l'Italia lo leggerà. Peccato, come anche lei lo sa, tutto ciò rimarrà semplicemente un esposizione senza seguito, e sterile. Credo che a lei le servirebbe investire un' po' più di tempo fra i bambini, stare nelle classi ad capire. Io vedo che i bambini sono da sempre alla mercé sia dei genitori (quasi sempre assenti) e della scuola (che è ormai alla deriva) che ha perso credibilità e centralità nella società italiana. Da queste considerazioni si capisce che responsabilità oggi noi adulti l'abbiamo dimenticato. Scrivere è facile ma di concreto praticamente niente. Ai figli bisogna dare loro la possibilità per "bere" dal pozzo del sapere e gioire nel imparare. Con un bravo maestro si può fare scuola dappertutto, in cantina e sotto un albero. Le dice niente la Montessori? Oggi non è il problema se abbiamo abbastanza risorse per la scuola, il problema che fare l'educatore-maestro è purtroppo più un lavoro che una missione. Mettiamoci solo in testa che è tutta nostra la responsabilità dei nostri bambini e automaticamente siamo già a metta della soluzione. Le cose vanno viste dal giusto angolo con meno parole è più fatti.

 
27/12/2014 - Premiare la gerarchia invece della didattica (1/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Il titolo dell’articolo di Tiziana Pedrizzi è insieme inganno, derisione e offesa. “Premiare il buon insegnante” lascia intendere che i buoni insegnanti siano solo una parte, forse minoritaria o esigua. Mentre i non-buoni insegnanti (incapaci, fannulloni e tutto il resto) sarebbero l’altra parte maggioritaria, il grosso della categoria. Verrebbe così dimostrato il teorema secondo cui i guai e le inadeguatezze della scuola sarebbero colpa principalmente dei docenti e quindi assoluzione per gli studenti che non studiano, per i consigli di classe e i presidi che li promuovono e – soprattutto – per i politici, i ministri, i governi che non hanno provveduto e anzi hanno aggravato. Il merito dei docenti, venuto alla ribalta a rimorchio della valutazione degli studenti con gli inadatti e insulsi quiz Invalsi, è in realtà un falso problema, un espediente artificioso per depistare, illudere, creare divisioni e far perdere tempo. Il vero problema è costituito dall’inadeguatezza – grave, endemica e annosa – delle retribuzioni di TUTTI i docenti. Già nel 2007, Pietro Citati lanciò la proposta, solo in apparenza esagerata, “Raddoppiamo gli stipendi ai professori”. E solo pochi mesi fa, lo stesso ministro Stefania Giannini indicava in 2000 euro lo “stipendio dignitoso” per i docenti. Allora i 60 euro triennali, da assegnare a due docenti su tre, con meccanismi indefiniti ma di certo complicati, e in cambio dell’anzianità, non sono altro che un’esca repellente.

 
27/12/2014 - Premiare la gerarchia invece della didattica (2/2) (Vincenzo Pascuzzi)

Riguardo alla proposta, dichiarata unica per esclusione, e cioè percorrere “l’altra strada: differenziare e costruire carriere su cose tangibili: ore di lavoro, funzioni aggiuntive, …. consolidando quello che già esiste”, c’è da dire che questa scelta appare tartufesca se non ipocrita. È un modo per consolidare delle pseudo-conseguenze della pseudo-causa (o scelta gratuita) delle scuole-aziende in concorrenza fra loro, con i presidi manager, con studenti e famiglie come clienti da accontentare e soddisfare, ecc. Nei siti di alcuni istituti scolastici appaiono grotteschi pseudo-organigrammi con in alto la casella (blocco) del d.s., sotto e ai lati altre caselle (blocchi) sostanzialmente inconsistenti, fittizie. Questa strada non risolve la situazione delle retribuzioni dei docenti ma, in un certo senso, aggrava un disagio affiancandogliene un altro. Invece di riconoscere la didattica, si premia e si incoraggia la buro-gerarchia non necessaria e sovradimensionata.

 
26/12/2014 - premiare l'insegbante (Alfredo Argentero)

Da 4 anni sono in pensione, ma ancora "diversamente" insegnante, dopo 38 anni nello stesso Itis. Ho visto "premiare" le attività collaterali, con, a volte, distrazione o peggio rifugio da un insegnamento senza più gusto. Mi sono espresso a favore del concorsone, non perché soluzione di chissà qual problema, ma come possibilità di mettermi in gioco, senza per questo ricevere la patente di docente migliore. Un'ultima considerazione: se in una scuola ci sono insegnanti meglio pagati perchè migliori, allora io genitore voglio scegliere a chi affidare mio figlio, altrimenti cambio scuola. Si potrebbe fare un concorsone ogni tanto, con qualche soldo in palio, ma nessuna patente di migliore.

 
26/12/2014 - Marciamo .. allineati e coperti (enrico maranzana)

Non esiste complesso organizzato che non abbia definito la propria struttura decisionale ricorrendo ai dettami delle scienze dell’amministrazione. La scuola fa eccezione: indipendentemente dalla dimensione del problema educativo, vive nel passato, abbarbicata all’obsoleto, inadeguato e inefficace modello gerarchico-lineare. Una situazione che svuota di significato “la proposta di una carriere degli insegnanti che aiuti il buon funzionamento della scuola”. Un pecca che vizia anche “La buona scuola” che non ha percepito l’oggetto della mission educativa: in rete – “La buona scuola: una composizione infarcita d’errori” evidenzia l’estraneità del progetto governativo rispetto al sistema di regole in cui l’istituzione è immersa.