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SCUOLA/ Cosa fare se i "Promessi sposi" diventano "promessi conviventi"?

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C'è una verità che richiede l'assenso dell'uomo: la neghi, ma lei ti aspetta al varco. Padre Cristoforo colpisce gli studenti perché dice sempre il contrario di quello che il mondo pensa: per esempio che non devono esserci né sfide né portatori né bastonate (cioè che un certo modo di essere è semplicemente ingiusto anche se "lo fanno tutti"), che lo smisurato potere mondano dei nobili tutto sommato di fronte all'Essere assomma a quattro pietre e quattro sgherri, e che il più disgraziato in tutto ciò è don Rodrigo, il quale è accecato e non sa chi è veramente: un poveretto!  

E allora il bisogno di verità dei miei studenti si accende: che grande cosa sapere che si può dire la verità, vincendo i luoghi comuni, dire per esempio: "prof. non riesco a studiare perché i miei si separano, mi dicono che è normale ma non è normale, se io sto male". Oppure: "Prof. mi va tutto bene, ma io sono triste, perché?"; "Ho paura, non ce la farò senza le medicine"; "Mi annoio anche se faccio un sacco di cose, se non so il perché delle cose …". La situazione è impegnativa in due sensi: sia perché per spiegare I promessi sposidevo continuamente rendere ragione di cose che per me sono esperienza quotidiana, sia perché il livello delle domande che mi fanno rivela una voragine. Mi sembra di essere impotente di fronte a tanto bisogno, ma per un accidente sono lì e non altrove, e ho conosciuto anch'io la vita buona come Manzoni, e magari sarò l'unica persona dalla quale i miei studenti sentiranno che tutto ciò che accade può essere positivo. 



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