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SCUOLA/ Cosa fare se i "Promessi sposi" diventano "promessi conviventi"?

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Caro direttore,
anche fare scuola è occasione per misurare quanto la società vada perdendo molte delle evidenze che sorreggono la vita quotidiana e quanto sia necessario uno sguardo capace di recuperarle. La lettura dei Promessi sposi per esempio è diventata una sfida notevole, e non solo per la povertà lessicale degli studenti che si fermerebbero ogni due righe su un vocabolo che non conoscono; non parliamo poi della ricca e luminosa sintassi, che impegna il cervello degli studenti a inseguire un affresco di eventi che vengono montati a incastro riga dopo riga; l'interrogazione orale per lo studente è una corsa a ostacoli: non puoi descrivere le vicende come se fosse Harmony, ma devi rendere ragione di passaggi logici complessi, sfumature di significato decisive per il senso, risvolti psicologici sofisticati… Più di tutto, però, è il fatto stesso, è lo sguardo sulle cose che risulta oggi nuovo e incredibile: i due promessi, messi alla prova duramente, vanno avanti con fiducia affidandosi a una mano più grande che li sostiene.

La settimana scorsa, durante la lezione, un ragazzo solo apparentemente poco interessato alla spiegazione mi ha posto la domanda cruciale: "Prof, che stress, ma Renzo e Lucia non potevano andare a convivere?!". Da come lo ha detto si è capito che era una domanda vera, e mentre rispondevo teneva gli occhi sgranati. Ho spiegato la differenza fra "trovarsi bene insieme" e un "progetto di vita", per il quale una coppia si accolla magari un mutuo trentennale, costruisce un luogo perché la coppia si dilati (almeno nel senso di avere un tavolo da pranzo), apre la vita a due facendola diventare una collettività accogliente, tirando su altre vite, contando sì sull'aiuto l'uno dell'altra, ma non solo: per farcela a superare gli ostacoli che la quotidianità pone e prendersi questo impegno, gli sposi devono poter contare sul Sacramento, altrimenti si avviano con le loro sole forze.

Molto spesso devo fare uno sforzo per presentare in termini accessibili a giovani secolarizzati la "vita buona" di cui evidentemente I promessi sposi parlano. Mentre tutto intorno a loro nega e de-struttura ogni elemento positivo, Manzoni, che pure non risparmia giudizi feroci sulla corruzione della società nel '600, mette in primo piano la semplicità di cuore dei protagonisti e la loro disponibilità a camminare e a lasciarsi cambiare. Manzoni, che è rimasto illuminista quanto a bisogno di razionalizzare la società (l'economia, la politica, il diritto), ad un certo punto ha dovuto però rispondere alla domanda sulla irrazionalità degli eventi, sul male che pare determinare la storia e sulla sofferenza, fosse causata o no da altri uomini. 



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