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SCUOLA/ Antonella e Adriana: "occupate se volete, ma almeno lasciateci liberi di studiare"

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Siamo abituati. Crediamo di essere liberi nella misura in cui corrispondiamo a un modello. Occupare la propria scuola diventa un'esperienza da vivere in gioventù, come una gita scolastica. Siamo convinti di continuare a ragionare con la nostra testa, siamo convinti di continuare a bere quello che ci va, eppure non ci accorgiamo di come il potere, la moda, continuino a offuscarci la vista.

Questa abitudine accecante è simile a quella neglegentia di cui Seneca parla a Lucilio nella prima lettera:"Quem mihi dabis […] qui diem aestimet, qui intellegat se cotidie mori?". Chi dà valore al giorno e comprende di morire ogni giorno? Noi non vogliamo usare inconsapevolmente il nostro tempo, non vogliamo perdere neanche un istante della nostra vita. Per citare ancora Seneca, non vogliamo esistere, ma vivere

Ecco perché, durante questi giorni di occupazione, abbiamo deciso di incontrarci per aiutarci a studiare insieme. Volevamo una valida alternativa alla perdita di tempo. Sì, "aiutarci". Perché anche noi in un primo momento abbiamo accolto l'occupazione con gioia. Finalmente un momento per rompere la routine, per staccare la spina, per mettere in stand by l'infinita lista di compiti in classe, dimenticarci degli esami di Stato e di tutto ciò che sarà dopo, abbandonare i dubbi della scelta universitaria. Ci siamo immerse nella vita facendo un ampio respiro e trattenendo il fiato. Eppure siamo arrivate a fine giornata con il cuore soffocato dall'insoddisfazione, accorgendoci che tutto, compreso quello che chiamano relax, "è poco e piccino all'animo proprio".

Antonella Colangiuli,
Adriana Perrelli

Liceo classico Socrate, Bari

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