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SCUOLA/ 10 anni di prove Invalsi, i "voti" costano cari

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Cgil al lavoro (Infophoto)  Cgil al lavoro (Infophoto)

A sua volta l'attuale presidente Invalsi, la professoressa Anna Maria Ajello, si è assunta con questo Convegno, ma non solo, un compito importante: quello di rendere più noto ciò che fa l'Invalsi e di rendere la sua immagine più friendly nei confronti delle scuole, incrementando i canali di comunicazione, rendendo più leggibili i risultati ed occupandosi più diffusamente della formazione su un terreno abbastanza inedito per le scuole come quello della valutazione. Il punto più debole è in verità la politica dei media, che della scuola si interessano solo per motivi scandalistici di basso profilo e che non conoscono che ben poco delle problematiche scolastiche a livello nazionale ed internazionale.

Il Convegno ha offerto nella prima giornata un' analisi approfondita dei Quadri di Riferimento che ispirano le prove e dei problemi metodologici sottesi, anche quelli di carattere statistico. Il responsabile del tutto, Roberto Ricci, ha anche delineato le prospettive di sviluppo: costruire analisi longitudinali seguendo gli allievi nel tempo con la conseguente possibilità di individuare il valore aggiunto, perfezionare i modi per ridurre il cheating (copiature), coinvolgere in modo sistematico l'istruzione e formazione professionale, aprire una finestra anche sull'inglese ed infine affrontare lo spinoso problema delle prove dell'ultimo anno del triennio, su cui da due anni l'istituto sta lavorando. Tema autorevolmente toccato anche da Carmela Palumbo, direttore generale per gli ordinamenti scolastici del Miur: la collocazione di una qualche prova standardizzata attendibile al termine del triennio delle superiori potrebbe ridare una qualche credibilità ad un esame di maturità attualmente squalificato (o di fatto sostituirlo), aiutare i singoli nell'auto-orientamento ed il sistema nella selezione per l'università. 

Significativamente il convegno si è svolto ad una settimana dalla presentazione da parte del Ministro del  Rav (Rapporto di Autovalutazione) che tutte le scuole italiane dovranno compilare e collocare sul proprio sito entro l'estate 2015. Nell'anno successivo partiranno le visite esterne dei valutatori ad una percentuale limitata di scuole, scelte con il criterio della casualità ma soprattutto con quello della necessità di una assistenza alle operazioni di miglioramento. Sostanzialmente il format si rifà a quello già utilizzato nel progetto Vales che venne elaborato dopo uno studio ampio della letteratura internazionale in proposito; nella nuova versione si accentua la sottolineatura del contributo dato dalle precedenti esperienze italiane. Vengono introdotte alcune innovazioni: una sintesi e semplificazione nell'area dei Processi che si riducono a 7, i "criteri di qualità" relativi agli esiti concernenti i risultati delle prove Invalsi della scuola passano da 2 ad 1 e vengono introdotte fra i "criteri di qualità" relativi agli  esiti le competenze di cittadinanza (senza peraltro precisi indicatori), la scala della valutazione passa da 5 a 7 livelli con una maggiore articolazione dell'area della negatività per incoraggiare le scuole ed i valutatori a utilizzarla.



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