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SCUOLA/ La #svoltabuona? Identikit del docente in tempo renziano

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Purtroppo, nella "guerra tra poveri" scatenatasi a causa della crisi, gli insegnanti sono additati come privilegiati che lavorano "solo" 18 ore settimanali. Questa opinione fa comodo alla politica che sa di poter contare sul supporto delle altre categorie quando applica norme sfavorevoli nei confronti dei docenti. Se i sindacati fanno notare che gli stipendi degli insegnanti italiani sono più bassi della media europea, i politici replicano che all'estero sono in servizio 36 ore a settimana. In tempi recenti ci sono state anche proposte concrete di aumentare le ore di insegnamento, per esempio da parte del ministro Profumo che ha dovuto fare poi marcia indietro non perché gli insegnanti si sono ribellati ma perché si è reso conto che una tale riforma è irrealizzabile senza riconsiderare completamente anche l'edilizia scolastica. 

In effetti all'estero, anche se le ore di lezione frontale non superano mai le 18, gli insegnanti trascorrono tutta la giornata a scuola perché hanno una propria postazione con computer e stampante, una mensa dove consumare i pasti, armadietti dove riporre  libri e dispense, stanze dove riunirsi e ricevere studenti e genitori. Molti docenti italiani preferirebbero poter correggere i compiti e preparare le lezioni a scuola, ma è ovvio che non potrebbero farlo stipati nella sala professori dove mancano persino le sedie per accomodare tutti, con un computer ogni 20 se va bene. 

Il più grande difetto della politica italiana è l'incapacità di avere una visione ad ampio spettro e a lungo termine. Governi e partiti propongono riforme che si limitano ad affrontare la situazione contingente e a tamponare le emergenze senza pianificare o prevedere le conseguenze. La "Buona Scuola" non fa eccezione.

All'estero, il concetto: "i futuri cittadini si formano a scuola" è il principio cardine su cui sono imperniati tutti i corsi, i programmi, i testi scolastici e la stessa formazione dei docenti, i quali sono fortemente motivati a progredire professionalmente. Dopo aver maturato una certa anzianità di carriera che oscilla, a seconda del paese, dai 15 ai 25 anni, i docenti di solito ottengono una promozione e passano a dedicarsi a tempo pieno ad attività che da noi sono considerate aggiuntive (cioè da svolgere tra una lezione e l'altra) come il coordinamento delle classi, la gestione dei dipartimenti oppure il monitoraggio dei progetti. E' difficile trovare in cattedra, all'estero, insegnanti che abbiano superato i 55-60 anni di età, per questo motivo l'età media degli insegnanti italiani è di gran lunga superiore a quella europea, anche se tutti vanno in pensione a 65-67 anni come da noi. La progressione di carriera comporta ovviamente anche un sostanziale aumento di stipendio. Infatti, mentre la retribuzione media di un insegnante italiano appena immesso in ruolo è paragonabile a quella dei suoi colleghi europei, la forbice si allarga considerevolmente con il passare degli anni e diventa molto consistente a fine carriera.



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COMMENTI
08/12/2014 - Articolo ottimo. Condivisibile al 99,8% (Vincenzo Pascuzzi)

Articolo veramente ottimo. Condivisibile al 99,8%. Lo 0,2% in meno è costituito dalla prima frase, dove “la scuola è stata prevalentemente considerata dalla politica un comodo contenitore ….” può essere equivocato con la realtà cioè che la scuola sia stata DAVVERO nei fatti “un comodo contenitore di manodopera intellettuale”, mentre non è così. Questa è ancora una conseguenza delle bugie della Gelmini, disseminate in abbondanza nel 2008, quasi come mine anti-uomo, in preparazione delle sue riforme nefaste e ancora permanenti perché ancora non revocate da nessun governo. Esattamente, secondo Giuseppe Caliceti, è la “Bugia n.2: In Italia ci sono troppi docenti. No. Sono in media con gli altri paesi europei. Ma Gelmini non dice che conta anche i docenti di sostegno, in altri paesi non pagati dal ministero all'istruzione: così falsifica un corretto confronto.” (v. in rete “Le dieci bugie della Gelmini”)

 
08/12/2014 - buona scuola (roberto castenetto)

Non ci voleva molto per capirlo. E se provate a fare due conti dividendo il numero dei precari da assumere e quello delle scuole italiane scoprirete cose interessanti che nessuno sino ad ora ha scritto.