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SCUOLA/ La #svoltabuona? Identikit del docente in tempo renziano

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Nella maggior parte dei paesi europei i docenti "senior" possono dedicarsi a tempo pieno ad attività collaterali all'interno della scuola, oppure passare ad altre amministrazioni centrali o periferiche. 

Il vantaggio per gli studenti è quello di avere sempre in cattedra insegnanti giovani, motivati e pieni di entusiasmo, il vantaggio per il sistema scolastico è che la retribuzione dei docenti trasferiti presso altre amministrazioni grava unicamente sul bilancio dell'ente accogliente e non su quello del comparto scuola, che potrà quindi reinvestire quei soldi per incentivare e migliorare l'offerta formativa. 

In ogni caso, quasi tutti i paesi, dopo aver inutilmente tentato di studiare un sistema di valutazione dei docenti, hanno optato per un regime di progressione economica legata prevalentemente all'anzianità. Il profilo professionale dell'insegnante, infatti, è talmente complesso che è praticamente impossibile tracciarlo. Non è sufficiente valutare le sue conoscenze o insegnargli nuove metodologie, le doti che deve possedere sono innumerevoli e persino difficili da descrivere: deve essere comunicativo e cordiale ma al tempo stesso fermo e in grado di mantenere la disciplina, deve essere sensibile ed empatico ma al tempo stesso imparziale e inflessibile, deve esprimere elevate aspettative nei confronti dei suoi studenti ma ponendo obiettivi appropriati per ogni alunno, deve essere coerente e leale per ispirare valori etici, deve coinvolgere, motivare, incentivare. 

Il "buon insegnante" insomma è una personalità complessa che deve trasmettere all'allievo passione, entusiasmo e appagamento per ciò che fa. Molti sostengono che l'insegnamento è una vocazione, un'arte per la quale alcuni sono portati e altri no. L'attuale tendenza a voler giudicare l'efficacia della didattica seguendo una logica aziendalistica e la pretesa di voler valutare gli insegnanti secondo parametri "certificabili e misurabili" non fa altro che svilire questa professione, provocando  iniquità ed ingiustizie e generando sfiducia e malcontento, sia da parte dei docenti sia da parte dei fruitori. 

In Italia, i docenti sono gli unici dipendenti pubblici esclusi dal sistema di progressione di carriera automatico, mentre gli impiegati di tutte le altre amministrazioni possono salire di grado (fino alla pre-dirigenza) e ottenere aumenti retributivi, con il superamento di un semplice colloquio proforma, anche se non sono in possesso della laurea richiesta per l'accesso al ruolo. 

La formula più giusta sarebbe mantenere gli scatti di anzianità per tutti i docenti, prevedendo incentivi supplementari per chi è disposto ad impegnarsi in compiti aggiuntivi. Ma per farlo il governo dovrebbe investire nella scuola, proposito sempre proclamato da tutti e mai realizzato.

In questo contesto, le edificanti parole del premier Renzi assumono una valenza puramente demagogica: "dare al Paese una Buona Scuola significa dotarlo di un meccanismo permanente di innovazione, sviluppo, e qualità della democrazia. Un meccanismo che si alimenta con l'energia di nuove generazioni di cittadini, istruiti e pronti a rifare l'Italia, cambiare l'Europa, affrontare il mondo. Per questo dobbiamo tornare a vivere l'istruzione e la formazione non come un capitolo di spesa della Pubblica Amministrazione, ma come un investimento di tutto il Paese su se stesso. Come la leva più efficace per tornare a crescere".



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COMMENTI
08/12/2014 - Articolo ottimo. Condivisibile al 99,8% (Vincenzo Pascuzzi)

Articolo veramente ottimo. Condivisibile al 99,8%. Lo 0,2% in meno è costituito dalla prima frase, dove “la scuola è stata prevalentemente considerata dalla politica un comodo contenitore ….” può essere equivocato con la realtà cioè che la scuola sia stata DAVVERO nei fatti “un comodo contenitore di manodopera intellettuale”, mentre non è così. Questa è ancora una conseguenza delle bugie della Gelmini, disseminate in abbondanza nel 2008, quasi come mine anti-uomo, in preparazione delle sue riforme nefaste e ancora permanenti perché ancora non revocate da nessun governo. Esattamente, secondo Giuseppe Caliceti, è la “Bugia n.2: In Italia ci sono troppi docenti. No. Sono in media con gli altri paesi europei. Ma Gelmini non dice che conta anche i docenti di sostegno, in altri paesi non pagati dal ministero all'istruzione: così falsifica un corretto confronto.” (v. in rete “Le dieci bugie della Gelmini”)

 
08/12/2014 - buona scuola (roberto castenetto)

Non ci voleva molto per capirlo. E se provate a fare due conti dividendo il numero dei precari da assumere e quello delle scuole italiane scoprirete cose interessanti che nessuno sino ad ora ha scritto.