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SCUOLA/ La #svoltabuona? Identikit del docente in tempo renziano

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Negli ultimi 40 anni, la scuola è stata prevalentemente considerata dalla politica un comodo contenitore per assorbire "manodopera intellettuale". Concorsoni, scuole di specializzazione, corsi abilitanti hanno contribuito a gonfiare oltremisura gli organici e generato una pletora di precari delusi e frustrati, la cui stabilizzazione è stata di volta in volta decretata da estemporanei provvedimenti e sanatorie, finalizzati più che altro ad ottenere consensi in fase pre-elettorale.

Il piano per la "Buona Scuola" di Renzi non si discosta affatto da questa logica.  

Sbandierata come la #svoltabuona che pone finalmente la scuola tra le priorità del governo, la riforma è stata, di fatto, dettata dalla necessità di risolvere l'annosa questione dei precari — anticipando  probabilmente anche l'attesa sentenza della Corte Europea — e cercando, con una partita di giro, di far gravare i costi per la loro assunzione unicamente sul bilancio del comparto scuola.  

In quest'ottica si inserisce la pretesa valorizzazione della figura professionale del docente, con l'introduzione di una "progressione di carriera basata sul merito", che nasconde, in realtà, una consistente riduzione della spesa derivante dal taglio agli scatti di anzianità. 

Nel piano di riforma è previsto che un docente sarà giudicato meritevole sulla base delle attività aggiuntive che è disposto a svolgere e avrà così diritto ad uno "scatto di competenze" con un bonus di 60 euro in più in busta paga in tre anni.

Tradotto in parole povere, gli insegnanti dovranno dedicarsi a compiti extracurricolari che poco o nulla hanno a che fare con la didattica, sottraendo tempo alla preparazione delle lezioni e alla correzione dei compiti, nella speranza di ottenere, dopo tre anni, un aumento comunque inferiore a quello che avrebbero ottenuto con gli scatti di anzianità. Quest'ultimi, per giunta, saranno  immediatamente aboliti, mentre gli scatti di competenza non si potranno ricevere prima del 2018;  facile calcolare il risparmio che ne deriverà per l'erario.

Inoltre, solo al 66% dei docenti verrà riconosciuto questo ambito premio. La "Buona Scuola" stabilisce infatti a priori che il 34% dei docenti non sarà ritenuto "meritevole" e non avrà diritto allo scatto di competenza. Questo giudizio non si baserà, ovviamente, sulla capacità di insegnare, di motivare e coinvolgere la classe ma sulla disponibilità ad aggiornarsi e a svolgere compiti accessori. Eppure, la bravura di un insegnante risiede principalmente nelle sue doti comunicative e nella capacità di tramettere, con semplicità, conoscenze anche complesse, ma nella "Buona Scuola" queste competenze non saranno valutate. Con il pretesto di premiare il merito, si aggiungono carichi di lavoro non retribuiti e si abolisce di fatto l'unico diritto contrattuale garantito, lo scatto di anzianità. Non è certo questo il modo di incentivare economicamente e psicologicamente i docenti. 



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COMMENTI
08/12/2014 - Articolo ottimo. Condivisibile al 99,8% (Vincenzo Pascuzzi)

Articolo veramente ottimo. Condivisibile al 99,8%. Lo 0,2% in meno è costituito dalla prima frase, dove “la scuola è stata prevalentemente considerata dalla politica un comodo contenitore ….” può essere equivocato con la realtà cioè che la scuola sia stata DAVVERO nei fatti “un comodo contenitore di manodopera intellettuale”, mentre non è così. Questa è ancora una conseguenza delle bugie della Gelmini, disseminate in abbondanza nel 2008, quasi come mine anti-uomo, in preparazione delle sue riforme nefaste e ancora permanenti perché ancora non revocate da nessun governo. Esattamente, secondo Giuseppe Caliceti, è la “Bugia n.2: In Italia ci sono troppi docenti. No. Sono in media con gli altri paesi europei. Ma Gelmini non dice che conta anche i docenti di sostegno, in altri paesi non pagati dal ministero all'istruzione: così falsifica un corretto confronto.” (v. in rete “Le dieci bugie della Gelmini”)

 
08/12/2014 - buona scuola (roberto castenetto)

Non ci voleva molto per capirlo. E se provate a fare due conti dividendo il numero dei precari da assumere e quello delle scuole italiane scoprirete cose interessanti che nessuno sino ad ora ha scritto.