BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Sindacalista, führer, burocrate: chi è il rappresentante di classe?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

5. Varie ed eventuali, ad esempio raccogliere le quote per l'uscita didattica o le fotocopie, o i permessi firmati dai genitori, o ancora fare da postini nelle varie comunicazioni di servizio tra docenti e studenti e viceversa.

Un elemento rilevante del problema insito nella rappresentanza risiede nel fatto che gli studenti eletti devono ricoprire dei ruoli di coordinamento e gestione tra pari. Chi insegna sa bene cosa significhi coordinare un consiglio di classe, rispettare i tempi, contenere i colleghi, tentare di sanare i problemi, mediare i conflitti… E chi insegna è un adulto dotato di maturità, cultura, corretta percezione di sé. I rappresentanti di classe devono, nella sostanza, portare a termine gli stessi compiti, ma senza avere gli strumenti che dovrebbero avere gli adulti quando si relazionano tra pari nel mondo del lavoro. 

Infatti non è un caso che molto spesso i rappresentanti di classe, quando si trovano nell'urgenza di gestire un'assemblea, non facciano altro che replicare i modelli comportamentali (spesso sedendosi proprio dietro la cattedra) dei docenti, dimenticando di non avere gli strumenti coercitivi per costringere al silenzio i compagni riottosi, e non avendo talvolta ben chiara la differenza tra autorità ed autorevolezza.

Un secondo ordine di problemi risiede, su un altro versante, nel fatto che i rappresentanti sono chiamati a trattare problemi "alla pari", sedendosi attorno allo stesso tavolo, con degli adulti, siano essi genitori o docenti. In questo caso, la difficoltà non è data solamente dal fatto che, ad esempio, per un ragazzo di prima classe non è semplice esporre con serenità una situazione problematica ad un adulto, ma anche dal fatto che, purtroppo, spesso sono gli stessi adulti a non accettare un rapporto di mediazione e di confronto con degli adolescenti.

Premesso ciò, risulta abbastanza evidente che la rappresentanza, come espressione "alta" di competenza sociale e civica, non può essere una dote innata, ma, come tutto, va coltivata e sviluppata nel tempo.

Ecco perché sarebbe utile e forse necessario che gli istituti superiori mettessero a regime, ogni anno, dei percorsi di formazione alla rappresentanza, da situare in diversi momenti dell'anno, ed organizzati più o meno secondo il modello che di seguito si propone:

− A inizio anno, prima dell'elezione stessa dei rappresentanti, sarebbe molto importante un incontro tra tutti gli studenti (specie quelli del primo biennio) che hanno qualche interesse a candidarsi, e alcuni studenti che nell'anno precedente hanno svolto questo compito, a livello di classe, di istituto e di consulta. In questa prima riunione gli studenti "esperti" potranno così raccontare il proprio vissuto, facendo capire ai possibili candidati, in modo molto operativo, ma senza dimenticare anche l'aspetto emotivo del compito, cosa può aspettarli nel caso in cui venissero eletti. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >