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SCUOLA/ Sindacalista, führer, burocrate: chi è il rappresentante di classe?

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Credo sia molto importante che questa prima fase di "adozione" tra rappresentanti uscenti e possibili candidati vada fatta lasciando i docenti referenti dell'attività un po' ai margini, e affidando l'incontro a una logica di peer education. Spesso infatti noi docenti amiamo procedere a una trattazione molto generale dei problemi, e tendiamo, per deformazione professionale, a tenere un approccio frontale di fronte a una platea ampia. Lasciando ai ragazzi la gestione dell'incontro, potrebbero suddividersi in sottogruppi, favorire lo scambio circolare, e l'emersione di dubbi che, in una plenaria guidata da docenti, gli studenti di prima o di seconda potrebbero tenere per sé, nel timore di "fare domande stupide". Nel caso in cui un istituto abbia dimensioni eccessive per rendere agevole un incontro con tutti i candidati rappresentanti, una modalità rivelatasi molto produttiva è stata l'assegnazione di un paio di studenti tutor di classe terza o quarta alle classi prime, affinché, nei primi giorni di scuola, presentassero, in un pacchetto di tre o quattro ore, i diversi aspetti della "vita delle superiori" (rappresentanza inclusa) ai neoarrivati.

− Una volta eletti i rappresentanti di classe, tra novembre e dicembre si possono collocare un paio di mattinate piene, nelle quali i docenti referenti, assieme a studenti già formati negli anni precedenti, incontrano i nuovi rappresentanti e, prediligendo ancora il laboratorio a gruppi con restituzione in plenaria finale, partiranno dall'emersione della visione del compito di rappresentanza e delle motivazioni che hanno portato alla candidatura da parte degli studenti eletti. Da qui si potrà procedere sgombrando il campo da possibili visioni falsanti del compito del rappresentante (leader politico, guida carismatica…) e iniziando a fornire una cassetta degli attrezzi per le diverse mansioni del rappresentante, assemblea di classe in primis. Restando molto concreti, sarà sufficiente partire da alcune tecniche di conduzione dell'assemblea: disposizione delle sedie in cerchio con spostamento dei banchi in fondo all'aula; condivisione preliminare di una regola per il diritto di parola; condivisione preliminare dei tempi e dei punti all'ordine del giorno; gestione di situazioni di disturbo o di conflitto (evitando l'autoritarismo, chiamando in causa i compagni di classe, condividendo il problema senza passare alle accuse…). 

I vantaggi di un incontro del genere non si limitano, ovviamente, alla maturazione di tecniche di gestione di gruppi di pari: tali competenze necessitano di iter di formazione ben più lunghi e complessi, e in poche ore ci si può accontentare di fornire un'infarinatura di massima. Piuttosto, si riuscirà in primo luogo a rendere emotivamente più stabili i rappresentanti, che potranno gestire il momento dell'assemblea di classe con una percezione di sé più serena e carica di autostima; in secondo luogo si inizierà a far ragionare il rappresentante su una visione democratica e condivisa del proprio ruolo, evitando quelle derive narcisistiche che spesso, inevitabilmente, finiscono di scontrarsi con le giuste resistenze dei compagni di classe; in terzo luogo, infine, si inizierà a creare una rete dei rappresentanti, che sarà molto utile durante l'anno, specie nei casi di istituti di una certa popolosità, affinché i ragazzi possano facilmente avere qualcuno con cui relazionarsi di fronte a qualsiasi problema (dalla circolare che non si trova al dubbio sul modo di gestione di un conflitto con un docente).



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