BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Sindacalista, führer, burocrate: chi è il rappresentante di classe?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Ogni anno tutte le classi degli istituti secondari di secondo grado eleggono i propri rappresentanti. Gli studenti sono chiamati a uno dei loro primi esercizi di democrazia, individuando e poi incaricando dei compagni in grado di "rappresentarli".

Non sono infrequenti casi di rappresentanti eletti più sulla base delle simpatie personali che su quella di precise competenze, né casi di candidati che si propongono ai compagni più per esigenze narcisistiche che per un'adozione responsabile e consapevole di un preciso compito. E infatti, conseguentemente, non è raro trovare, a metà anno, rappresentanti in crisi, stanchi, demotivati, in aperto conflitto con i compagni che si sono pentiti della scelta fatta.

Perché questo capita? Una prima risposta ovvia: fare i rappresentanti di classe è difficile, molto difficile. Riflettiamo un momento sui compiti e sulle mansioni che normalmente un rappresentante di classe deve affrontare:

1. Preparare l'assemblea: compilare il modulo di domanda, costruendo un ordine del giorno che, per essere fatto bene e per poter funzionare, dovrebbe essere condiviso precedentemente con i compagni di classe; inseguire i docenti elemosinando le ore con il giusto anticipo, perché, altrimenti, i vicepresidi storcono il naso; consegnare in tempo il modulo alla segreteria o al vicepreside, perché altrimenti tutto va a monte, e poi i compagni di classe, che già gioivano perché l'ora di matematica era saltata, se la prendono coi rappresentanti "incapaci".

2. Gestire l'assemblea: esaurire l'ordine del giorno nei tempi stabiliti, trattando tutti i punti previsti, dalla proposta di uscita didattica ai problemi con il tal professore, all'organizzazione delle interrogazioni; coinvolgere i compagni nel dibattito, facendo fronte a quello logorroico che non restituisce mai la parola, al prepotente che interviene senza alzare la mano, al disinteressato che studia per l'ora dopo, al polemico (magari il candidato che non ha ricevuto voti sufficienti!) che si lamenta perché niente va come deve andare; compilare il verbale, in modo chiaro, ordinato, corretto ed esauriente.

3. Compiere missioni diplomatiche con i docenti: chiedere di spostare un'interrogazione, chiedere un alleggerimento nel carico di lavoro domestico, concordare le date per i compiti in classe, mettere in luce malcontenti o malumori presenti nella classe. Il tutto, ovviamente, con il rischio che il docente non si ricordi che l'ambasciatore non porta pena, e che qualche compagno di classe sia sempre pronto a smarcarsi alzando la mano ed esclamando: "Sì ma io non sono d'accordo con quanto dice la classe!".

4. Coordinare il rapporto con i rappresentanti dei genitori, fare in modo che negli incontri con i docenti emergano visioni comuni della classe, e, in caso di problemi, tentare varie acrobazie diplomatiche affinché i genitori, che la mattina, beati loro, non stanno dietro ai banchi, dicano ciò che è lecito dire e tacciano ciò che è opportuno tacere.



  PAG. SUCC. >