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SCUOLA/ Delfino (Disal): presidi in sciopero? Non è solo una questione di soldi

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Con il riconoscimento dell'autonomia scolastica i capi d'istituto sono diventati dirigenti scolastici con nuove responsabilità e maggiori carichi di lavoro, che vanno dall'attuazione del regolamento della privacy alla titolarità delle relazioni sindacali, dalla responsabilità per la trasparenza dei siti web alla contrattazione integrativa d'istituto con le rappresentanze sindacali, dalla responsabilità come sostituto d'imposta all'assunzione diretta del personale supplente fino all'attuazione delle norme anticorruzione. Tutto questo senza considerare le altre responsabilità quotidiane di direzione,  gestione e coordinamento e le pesanti conseguenze amministrative e penali in caso di inadempienze… 

Quindi?
La protesta è legittima ed è l'occasione per chiedere che il rilancio e la credibilità della scuola passino anche dall'effettivo riconoscimento della funzione del dirigente scolastico e da una sua adeguata e meritata retribuzione.

Che cosa ha determinato questa situazione di disagio?
La situazione in cui si trovano i dirigenti delle scuole statali italiane è in realtà conseguenza della graduale identificazione del ruolo del preside con quello amministrativo-funzionale del burocrate statale e sempre meno con quello di responsabile di un'impresa più complessa e affascinante da guidare come è l'impresa educativa. Un ruolo sociale importante e complesso sempre più assimilato a quello di altre dirigenze statali, snaturandone via via il compito e l'immagine originale, nell'amministrazione ministeriale così come, diffusamente, nell'opinione pubblica.

Voi che cosa state facendo? 
Disal, ad esempio, ha promosso in questi mesi un Manifesto per una nuova dirigenza proprio per rilanciare il dibattito nella scuola sulla figura del dirigente.

Qual è, in sintesi, il punto di forza del ds come voi lo immaginate?
Curare e sostenere l'avventura della conoscenza e l'intrinseca dimensione educativa rappresentano il cuore del compito direttivo nelle scuole, al cui servizio devono concorrere competenze organizzative finalizzate all'erogazione di un servizio di tipo sociale. Primo compito di chi dirige una scuola come "impresa sociale" è quello di creare in essa le condizioni per il fiorire di esperienze educative e culturali significative per i giovani.

Ci sono dirigenti in grado di far questo?
Nel Manifesto promuoviamo il profilo di un dirigente che, prima della nomina, abbia svolto come docente collaborazioni nel gruppo di direzione della scuola di provenienza, di un preside assunto direttamente dal consiglio di amministrazione dell'istituzione autonoma, scelto da un albo professionale regionale di idonei, assegnato a scuole con non più di mille alunni, responsabile dell'attuazione di Piani formativi ed organizzativi pluriennali, sottoposto a periodiche valutazioni interne e controlli esterni.

Un'occasione importante, dunque?



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