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SCUOLA/ Se l'Invalsi può curare un bambino obeso

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Gli Stati Uniti mantengono nelle loro banche dati circa il 30% di item non adeguati al modello di Rasch, con l'effetto di incrementare di molto l'errore di misura dei livelli di apprendimento, e quindi anche dei ranghi. Anche lì, purtroppo, imperano teorie che, come ho avuto modo di spiegare nell'articolo, non hanno adeguato fondamento scientifico e filosofico.

Ma se ci saranno classi in cui la correlazione sarà bassa, ce ne saranno altre in cui sarà alta. Magari molto alta. Trattandosi di qualcosa che a quanto mi consta non è stato ancora indagato, si può essere propensi a scommettere sul fatto che nella maggior parte dei casi sia bassa e, purtroppo non sarebbe una bella cosa: due sistemi di valutazione che non sono in relazione tra loro hanno un unico modo per sopravvivere: ignorarsi a vicenda. 

Ma la domanda che sorge spontanea è: quale delle due valutazioni (test o insegnanti) è maggiormente correlata con fenomeni quali il dropout, la prosecuzione degli studi, l'ammissione all'università, il conseguimento di una laurea, la capacità di trovare lavoro, il tasso di sviluppo economico? Dagli studi di economia dell'istruzione si sa, ad esempio, che i livelli dei test di matematica sono correlati con il tasso di sviluppo economico, e che i livelli nei test a 10 anni sono ottimi predittori del successo scolastico successivo. Come ha mostrato inoltre una ricerca in Lombardia di qualche anno fa, essi sono ottimi predittori della scelta tra liceo e non liceo (al che uno comincia a pensare che la "maggior efficacia" del liceo rispetto alla carriera universitaria sia almeno in parte dovuta ad una autoselezione nella scelta della scuola secondaria). 

E per i voti assegnati dalla scuola? A quanto mi consta, in passato i voti di maturità erano altamente correlati con l'accesso all'istruzione universitaria, con il dropout ed il tasso di laurea. Nel senso che gli studenti con ranghi più elevati (questo di fatto è il voto di maturità, e nulla più) ottenevano anche migliori risultati. Negli anni più recenti questa correlazione si è ridotta (forse per un aumento degli errori come nel caso della correlazione tra peso e altezza? Chissà). Sta di fatto che ranghi di votazione alti sono discreti predittori dei buoni risultati futuri dei giovani. 

Bene. Entrambe le valutazioni hanno qualche merito sul fronte della così detta "validità esterna". Vediamo se concordano!

Ritorniamo ora alla correlazione tra ranghi. E pensiamo per un momento alle conseguenze derivanti dal fatto che uno studio possa evidenziare che in una maggioranza di classi si sia di fronte ad una forte correlazione positiva tra quelli definiti attraverso i voti dei docenti e quelli ottenuti attraverso i test, all'interno delle singole classi. 

Supponiamo che l'insegnante di matematica abbia valutato con 8 lo studente Caio, con 6 Tizio e con 5 Sempronio: quest'ultimo si meritava 3, in effetti, ma visto che il papà è così "influente", la sua insufficienza è stata "tirata un po' su"… in sede di consiglio di classe. 



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COMMENTI
11/02/2014 - Statistik über alles? (Vincenzo Pascuzzi)

1) mi è venuto da pensare che, in futuro, per insegnare forse bisognerà avere frequentato anche un robusto master in statisica! avendo una laurea scientifica qualcosa ne capisco ma non sono certo al livello di Enrico Gori che l'insegna all'università! e mi domando cosa ne possano capire e pensare i colleghi di materie letterarie, umanistiche, artistiche, ... 2) "per capire il problema si pensi alla correlazione tra peso e altezza" scrive E.G. è un'aspirazione dei missionari Invalsi quella di accreditare le loro "misure" come quelle fisiche, ma gli apprendimenti sono qualità non sono quantità! l'oggettività delle misure fisiche è un dato ex ante non ex post come - al più - sembra perseguire il modello statistico di Georg Rasch. 3) non dimentichiamo che le rilevazioni Invalsi - dapprima sperimentali, poi imposte - hanno riguardato finora due sole materie: italiano e matematica. 4) non dimentichiamo i costi (diretti, indiretti, indotti, occulti, e anche termini di mobbing/bossing) dell'attività Invalsi. questi costi finora non noti, vanno diffusi, resi pubblici.

RISPOSTA:

Concordo. L’oggettività è una condizione ex ante. E’ proprio questo il punto di forza del modello di Rasch. Non è un modello statistico la cui “bontà” dipende dall’adattamento ai dati, ex post. Sono i “dati” che devono conformarsi al modello: altrimenti il modello avverte che qualcosa è andato male (item mal formulati, comportamento non consono quale il “cheating”, risposte a caso, ecc.). Non so se vi sia mai capitato, al supermercato, di mettere il sacco delle arance in maniera non adeguata sul piatto della bilancia: questa vi avverte che non va bene, che la misura va rifatta e che “dovete riposizionare” il sacco. Evidentemente le bilance vengono costruite con un modello matematico interno che riconosce la casualità, o meno, delle variazioni di peso derivanti dalle vibrazioni. Se c’è qualcosa che non si adatta a tale modello (a causa del sacco che in parte è appoggiato sul tavolo, anziché totalmente sul piatto) ecco che scatta l’avvertimento. Il modello di Rasch fa qualcosa di simile. Ed è veramente sorprendente. Ovviamente occorre che attorno a questo strumento di misura si costruisca un sistema di incentivazione che eviti i comportamenti che vogliono sfuggire alla misura. L’accettazione del modello di Rasch come strumento di misura è solo il primo passo. Il fatto che esistano delle bilance per il peso non ci garantisce che le persone mantengano il loro peso forma, ma senza la bilancia, non saprebbero se stanno facendo seri passi in avanti verso quell’obiettivo. EG

 
11/02/2014 - L'invalsi segnala l'inefficacia, non cura (enrico maranzana)

La ricerca della “correlazione tra la valutazione dell’insegnante di una specifica disciplina e quelli ottenuti attraverso i test” non ha alcun senso se collocata all’interno del SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE. Lo scritto qui commentato affronta il problema come se il tempo si fosse fermato agli inizi del novecento: propone argomentazioni a difesa della parcellizzazione del servizio scolastico. Trascura il fatto che la scuola è stata ridisegnata come complesso UNITARIO, orientato alla promozione delle capacità e delle competenze dei giovani, proprio quelle misurate dall’Invalsi. Un scritto che non ha centrato il cuore del problema: la scuola è da rimodellare seguendo i dettami della dottrina dell’organizzazione che realizza la convergenza di tutti gli insegnamenti. Uno scritto che occulta l’origine dell’inefficacia del servizio: il sistematico rifiuto di dar vita alla struttura decisionale elaborata dal legislatore.

RISPOSTA:

Il collega giustamente mette in risalto che il mondo è fatto di problemi reali. E che per affrontare i problemi reali è necessario un approccio interdisciplinare come ben evidenzia questo link (http://csid.unt.edu/files/HOI%20CHAPTERS/Chapter_3_HOI.doc) tratto dall'autorevole "The Oxford handbook of interdisciplinarity". Tuttavia, temo che le due cose non siano in contraddizione tra loro. L'interdiscipliarietà ha bisogno di mettere assieme solide conoscenze disciplinari da diversi campi per risolvere i problemi. E nulla vieta di misurarne i livelli raggiunti, anche perché si può scoprire in questo modo che l'incapacità di giungere a soluzioni di problemi concreti può derivare da scarsa capacità in determinati settori. Basta pensare alla comprensione di un articolo in lingua straniera quando non si conosce in maniera adeguata la particolare lingua in cui è scritto. Ringrazio comunque per lo stimolo. Non mancherò di rispondere in futuro in modo più circostanziato e documentato. EG