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SCUOLA/ Se l'Invalsi può curare un bambino obeso

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Orbene, se dai test "oggettivi" uscisse la medesima graduatoria di merito, e questo ovviamente valesse per la stragrande maggioranza delle classi coinvolte nello studio, ecco qui di seguito alcune ragioni per le quali questo risultato contribuirebbe alla validazione e alla accettazione dei test.

In primo luogo non dimentichiamoci che l'attività di valutazione all'interno della classe, oltre ad essere garantita dall'etica e dalla professionalità dell'insegnante, ha un ulteriore controllore di tutto rispetto, costituito dai 25-30 studenti, ben attenti alle questioni di giustizia, i quali sanno bene che Sempronio si meritava 3, ma va bene anche 5… "tanto si sa che le valutazioni degli insegnanti sono soggettive e poi, tanto, deve riparare comunque a settembre!". Ma se le valutazioni degli insegnanti sono soggettive (un voto in più o in meno non conta poi molto), l'importante è che siano rispettate le graduatorie. Quelle sì che vanno rispettate! È quello che tutti si aspettano. 

A questo proposito, il risultato di cui sopra mostrerebbe chiaramente che lo strumento di valutazione oggettiva (test) non stravolge le valutazioni degli insegnanti, e anche se, come logico, il 6 dato in sez. A (quella dei "bravini" selezionati all'accesso) ha un "valore" superiore (in termini di misure di Rasch) al 6 che viene invece assegnato nella sezione D (quella dei ragazzini problematici), questo non farebbe altro che aumentare ancor di più il prestigio dei test. Finalmente questi metterebbero allo scoperto "una cosa che tutti sapevano". 

Una forte correlazione tra ranghi avrebbe così due importantissimi risultati: certificherebbe la professionalità degli insegnanti, da un lato, e la validità dei test, dall'altro. E ciò produrrebbe un effetto di mutuo rafforzamento di prestigio (oggi sotto i tacchi per entrambi), sia per la classe insegnante che per il sistema di valutazione nazionale. L'effetto sarebbe tanto più grande quanto maggiore fosse la percentuale di classi in cui la concordanza raggiungesse elevati livelli. 

Ma non basta. Una "misura" di prestigio può dare molto di più. E mi scuso se qui ribadirò concetti in parte scontati. Se abbiamo dimostrato che gli insegnanti, come tutti si aspettano, fanno il loro lavoro di valutazione in modo coscenzioso a che ci servirebbe la Misura di Rasch oltre a capire che il 6 in sez. A ha un valore diverso dal 6 in sez. D? 

Facciamo un esempio. Supponiamo di sapere che il 15enne Caio (80 kg) pesa più di Tizio (60 kg) che a sua volta pesa più di Sempronio (50 kg). Conoscere questa graduatoria non è purtroppo sufficiente a darci un'informazione fondamentale e cruciale: "Caio deve dimagrire perché, con i suoi 80 kg, tenuto conto dell'età e della sua altezza, risulta obeso", e questo può nuocere alla sua salute!



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COMMENTI
11/02/2014 - Statistik über alles? (Vincenzo Pascuzzi)

1) mi è venuto da pensare che, in futuro, per insegnare forse bisognerà avere frequentato anche un robusto master in statisica! avendo una laurea scientifica qualcosa ne capisco ma non sono certo al livello di Enrico Gori che l'insegna all'università! e mi domando cosa ne possano capire e pensare i colleghi di materie letterarie, umanistiche, artistiche, ... 2) "per capire il problema si pensi alla correlazione tra peso e altezza" scrive E.G. è un'aspirazione dei missionari Invalsi quella di accreditare le loro "misure" come quelle fisiche, ma gli apprendimenti sono qualità non sono quantità! l'oggettività delle misure fisiche è un dato ex ante non ex post come - al più - sembra perseguire il modello statistico di Georg Rasch. 3) non dimentichiamo che le rilevazioni Invalsi - dapprima sperimentali, poi imposte - hanno riguardato finora due sole materie: italiano e matematica. 4) non dimentichiamo i costi (diretti, indiretti, indotti, occulti, e anche termini di mobbing/bossing) dell'attività Invalsi. questi costi finora non noti, vanno diffusi, resi pubblici.

RISPOSTA:

Concordo. L’oggettività è una condizione ex ante. E’ proprio questo il punto di forza del modello di Rasch. Non è un modello statistico la cui “bontà” dipende dall’adattamento ai dati, ex post. Sono i “dati” che devono conformarsi al modello: altrimenti il modello avverte che qualcosa è andato male (item mal formulati, comportamento non consono quale il “cheating”, risposte a caso, ecc.). Non so se vi sia mai capitato, al supermercato, di mettere il sacco delle arance in maniera non adeguata sul piatto della bilancia: questa vi avverte che non va bene, che la misura va rifatta e che “dovete riposizionare” il sacco. Evidentemente le bilance vengono costruite con un modello matematico interno che riconosce la casualità, o meno, delle variazioni di peso derivanti dalle vibrazioni. Se c’è qualcosa che non si adatta a tale modello (a causa del sacco che in parte è appoggiato sul tavolo, anziché totalmente sul piatto) ecco che scatta l’avvertimento. Il modello di Rasch fa qualcosa di simile. Ed è veramente sorprendente. Ovviamente occorre che attorno a questo strumento di misura si costruisca un sistema di incentivazione che eviti i comportamenti che vogliono sfuggire alla misura. L’accettazione del modello di Rasch come strumento di misura è solo il primo passo. Il fatto che esistano delle bilance per il peso non ci garantisce che le persone mantengano il loro peso forma, ma senza la bilancia, non saprebbero se stanno facendo seri passi in avanti verso quell’obiettivo. EG

 
11/02/2014 - L'invalsi segnala l'inefficacia, non cura (enrico maranzana)

La ricerca della “correlazione tra la valutazione dell’insegnante di una specifica disciplina e quelli ottenuti attraverso i test” non ha alcun senso se collocata all’interno del SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE. Lo scritto qui commentato affronta il problema come se il tempo si fosse fermato agli inizi del novecento: propone argomentazioni a difesa della parcellizzazione del servizio scolastico. Trascura il fatto che la scuola è stata ridisegnata come complesso UNITARIO, orientato alla promozione delle capacità e delle competenze dei giovani, proprio quelle misurate dall’Invalsi. Un scritto che non ha centrato il cuore del problema: la scuola è da rimodellare seguendo i dettami della dottrina dell’organizzazione che realizza la convergenza di tutti gli insegnamenti. Uno scritto che occulta l’origine dell’inefficacia del servizio: il sistematico rifiuto di dar vita alla struttura decisionale elaborata dal legislatore.

RISPOSTA:

Il collega giustamente mette in risalto che il mondo è fatto di problemi reali. E che per affrontare i problemi reali è necessario un approccio interdisciplinare come ben evidenzia questo link (http://csid.unt.edu/files/HOI%20CHAPTERS/Chapter_3_HOI.doc) tratto dall'autorevole "The Oxford handbook of interdisciplinarity". Tuttavia, temo che le due cose non siano in contraddizione tra loro. L'interdiscipliarietà ha bisogno di mettere assieme solide conoscenze disciplinari da diversi campi per risolvere i problemi. E nulla vieta di misurarne i livelli raggiunti, anche perché si può scoprire in questo modo che l'incapacità di giungere a soluzioni di problemi concreti può derivare da scarsa capacità in determinati settori. Basta pensare alla comprensione di un articolo in lingua straniera quando non si conosce in maniera adeguata la particolare lingua in cui è scritto. Ringrazio comunque per lo stimolo. Non mancherò di rispondere in futuro in modo più circostanziato e documentato. EG