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SCUOLA/ Se l'Invalsi può curare un bambino obeso

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Orbene. I voti assegnati all'interno delle classi non sono "misure" quantitative, come il peso, la temperatura, ecc. o come le misure di Rasch. Tali voti sono dei semplici ordinamenti (scale ordinali) come l'ordine di arrivo in una corsa, al contrario dei tempi che sono "vere" misure. Ci dicono solo che Caio è più bravo di Tizio, che a sua volta è più bravo di Sempronio, ma non sono in grado di dirci (come invece possono fare le misure di Rasch) quanto distanti sono tra loro questi studenti in termini di conoscenze. 

Ma anche in termini di tempo (mediamente) necessario per portare Tizio e Sempronio (e qui non parliamo più evidentemente di peso, ma di rendimento scolastico) a livello del più bravo Caio, qualora, ad esempio, una legge come No Child Left Behind imponesse di farlo, o molto più banalmente, nel caso in cui i genitori di questi studenti, dopo avere visto i risultati dei loro test ottenuti in totale autonomia attraverso un sito ad hoc, alimentato dalle migliori banche di item del paese (o di altri paesi), gli avessero permesso di capire che il livello oggettivo di conoscenze raggiunto dai loro figli (in un dato momento dell'anno a piacere) sia molto lontano dalla media o da qualche percentile più su.

Quando gli analisti dell'Ocse ci dicono che gli studenti coreani a 15 anni "sono un anno avanti" rispetto a quelli italiani, in termini di conoscenze di matematica, usano appunto le proprietà di misura quantitativa dei risultati della valutazione ottenuta con il modello di Rasch. Proprietà che, tra l'altro, sono alla base del calcolo delle derivate rispetto al tempo (e dei sistemi di equazioni differenziali) nella fisica. 

Non basta. Abbiamo detto che item validati con il modello di Rasch (purché appartenenti alla stessa dimensione che si intende misurare) possono essere "linkati", ovvero il loro "valore" (difficoltà) può essere espresso su un'unica scala di misura. 

Ad esempio, gli item Invalsi potrebbero essere collegati con quelli usati nell'indagine Ocse-Pisa o nell'indagine Timss (ferma restando l'eliminazione degli item che non soddisfano il modello di Rasch). Una tale operazione è stata già condotta con pieno successo in una ricerca di Emit in Lombardia, in cui le banche di item Invalsi sono state collegate con item Nwea (www.nwea.org), e con quelli disponibili dalle indagini Ocse-Pisa e Timss.  

Da questa operazione si potrebbe ad esempio scoprire che l'8 ottenuto dal 15enne Caio corrisponde purtroppo ad un 504 sulla scala Ocse-Pisa… un valore del tutto medio, ben lontano dai livelli raggiunti dalla maggioranza dei suoi coetanei in Corea che concorreranno con lui per l'ammissione alle università più prestigiose.

A nulla servirebbero, a tale fine, pressioni sui docenti per ottenere 9 o anche 10! 



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COMMENTI
11/02/2014 - Statistik über alles? (Vincenzo Pascuzzi)

1) mi è venuto da pensare che, in futuro, per insegnare forse bisognerà avere frequentato anche un robusto master in statisica! avendo una laurea scientifica qualcosa ne capisco ma non sono certo al livello di Enrico Gori che l'insegna all'università! e mi domando cosa ne possano capire e pensare i colleghi di materie letterarie, umanistiche, artistiche, ... 2) "per capire il problema si pensi alla correlazione tra peso e altezza" scrive E.G. è un'aspirazione dei missionari Invalsi quella di accreditare le loro "misure" come quelle fisiche, ma gli apprendimenti sono qualità non sono quantità! l'oggettività delle misure fisiche è un dato ex ante non ex post come - al più - sembra perseguire il modello statistico di Georg Rasch. 3) non dimentichiamo che le rilevazioni Invalsi - dapprima sperimentali, poi imposte - hanno riguardato finora due sole materie: italiano e matematica. 4) non dimentichiamo i costi (diretti, indiretti, indotti, occulti, e anche termini di mobbing/bossing) dell'attività Invalsi. questi costi finora non noti, vanno diffusi, resi pubblici.

RISPOSTA:

Concordo. L’oggettività è una condizione ex ante. E’ proprio questo il punto di forza del modello di Rasch. Non è un modello statistico la cui “bontà” dipende dall’adattamento ai dati, ex post. Sono i “dati” che devono conformarsi al modello: altrimenti il modello avverte che qualcosa è andato male (item mal formulati, comportamento non consono quale il “cheating”, risposte a caso, ecc.). Non so se vi sia mai capitato, al supermercato, di mettere il sacco delle arance in maniera non adeguata sul piatto della bilancia: questa vi avverte che non va bene, che la misura va rifatta e che “dovete riposizionare” il sacco. Evidentemente le bilance vengono costruite con un modello matematico interno che riconosce la casualità, o meno, delle variazioni di peso derivanti dalle vibrazioni. Se c’è qualcosa che non si adatta a tale modello (a causa del sacco che in parte è appoggiato sul tavolo, anziché totalmente sul piatto) ecco che scatta l’avvertimento. Il modello di Rasch fa qualcosa di simile. Ed è veramente sorprendente. Ovviamente occorre che attorno a questo strumento di misura si costruisca un sistema di incentivazione che eviti i comportamenti che vogliono sfuggire alla misura. L’accettazione del modello di Rasch come strumento di misura è solo il primo passo. Il fatto che esistano delle bilance per il peso non ci garantisce che le persone mantengano il loro peso forma, ma senza la bilancia, non saprebbero se stanno facendo seri passi in avanti verso quell’obiettivo. EG

 
11/02/2014 - L'invalsi segnala l'inefficacia, non cura (enrico maranzana)

La ricerca della “correlazione tra la valutazione dell’insegnante di una specifica disciplina e quelli ottenuti attraverso i test” non ha alcun senso se collocata all’interno del SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE. Lo scritto qui commentato affronta il problema come se il tempo si fosse fermato agli inizi del novecento: propone argomentazioni a difesa della parcellizzazione del servizio scolastico. Trascura il fatto che la scuola è stata ridisegnata come complesso UNITARIO, orientato alla promozione delle capacità e delle competenze dei giovani, proprio quelle misurate dall’Invalsi. Un scritto che non ha centrato il cuore del problema: la scuola è da rimodellare seguendo i dettami della dottrina dell’organizzazione che realizza la convergenza di tutti gli insegnamenti. Uno scritto che occulta l’origine dell’inefficacia del servizio: il sistematico rifiuto di dar vita alla struttura decisionale elaborata dal legislatore.

RISPOSTA:

Il collega giustamente mette in risalto che il mondo è fatto di problemi reali. E che per affrontare i problemi reali è necessario un approccio interdisciplinare come ben evidenzia questo link (http://csid.unt.edu/files/HOI%20CHAPTERS/Chapter_3_HOI.doc) tratto dall'autorevole "The Oxford handbook of interdisciplinarity". Tuttavia, temo che le due cose non siano in contraddizione tra loro. L'interdiscipliarietà ha bisogno di mettere assieme solide conoscenze disciplinari da diversi campi per risolvere i problemi. E nulla vieta di misurarne i livelli raggiunti, anche perché si può scoprire in questo modo che l'incapacità di giungere a soluzioni di problemi concreti può derivare da scarsa capacità in determinati settori. Basta pensare alla comprensione di un articolo in lingua straniera quando non si conosce in maniera adeguata la particolare lingua in cui è scritto. Ringrazio comunque per lo stimolo. Non mancherò di rispondere in futuro in modo più circostanziato e documentato. EG