BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Se l'Invalsi può curare un bambino obeso

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Infophoto  Infophoto

Ha suscitato meraviglia la parte finale del mio intervento (cfr. commenti a pie' di pagina, ndr), in cui affermo che la "validazione e accettazione" delle misure ottenute attraverso test (per mezzo del modello di Rasch*), potrebbe provenire dalla scoperta di una (forte) correlazione positiva, all'interno delle classi, tra i ranghi derivanti dalla normale attività di valutazione dell'insegnante (specifica per la disciplina in esame: es. matematica) e quelli ottenuti attraverso i test. Ovviamente in prossimità temporale adeguata.

Mi meraviglio invece, a mia volta, del fatto che coloro i quali hanno elementi di dubbio sull'utilità dei test, specie all'interno delle scuole, non abbiano pensato a studiare tale correlazione, avendo a disposizione sia l'una che l'altra informazione. Una mancanza di correlazione, o addirittura una correlazione negativa, costituirebbe il migliore argomento contro i test medesimi. 

Un'adeguata metodologia statistica sarebbe comunque necessaria per un tale studio, poiché si è di fronte a ranghi affetti da errore, di cui si conosce la distribuzione nel caso dei test, mentre risulterebbe incognita nel caso dei ranghi ottenuti dalle valutazioni dei docenti: e qui non siamo di fronte ad un problema banale. 

Per capire il problema si pensi alla correlazione tra peso e altezza. Tutti sanno che è alta e positiva. Supponiamo ora di misurare il peso con una bilancia che sia affetta da grossi errori, e di usare per l'altezza un metro impreciso: la forte correlazione scompare e, a seconda dell'entità dell'errore, può anche ridursi a zero; al che, uno capisce che deve usare qualcosa di più sofisticato per misurarla (correggere per gli errori di misura appunto), perché sa che deve essere alta! Comunque, per un'analisi esplorativa preliminare, sarebbe sufficiente un semplice coefficiente di correlazione di Spearman.

Ora, non è da escludere che in parte delle classi oggetto di studio si possa trovare una bassa correlazione. Le ragioni potrebbero essere svariate: gli insegnanti, piuttosto che valutare nel merito (come i test), potrebbero formulare un voto usando anche altri elementi (l'impegno, la potenzialità, il carattere ecc.); potrebbe poi darsi che i contenuti dei test e la formulazione delle domande non siano perfettamente calibrati rispetto a quelli usati in classe, ma in questo caso è da attendersi che gli item non si adattino al modello di Rasch e che, in una fase successiva, vengano eliminati o modificati, magari proprio grazie ai suggerimenti degli insegnanti che potrebbero efficacemente contribuire a costruire banche di item "dal basso".

Scoprire, grazie a questa analisi, che i sistemi nazionali di valutazione gettano via parte delle loro risorse per mantenere nelle loro banche, e in parte della carta utilizzata per somministrare i test, item che non soddisfano il modello di Rasch, è purtroppo un dato di fatto che dovrà prima o poi essere corretto, proprio per evitare spreco di risorse. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/02/2014 - Statistik über alles? (Vincenzo Pascuzzi)

1) mi è venuto da pensare che, in futuro, per insegnare forse bisognerà avere frequentato anche un robusto master in statisica! avendo una laurea scientifica qualcosa ne capisco ma non sono certo al livello di Enrico Gori che l'insegna all'università! e mi domando cosa ne possano capire e pensare i colleghi di materie letterarie, umanistiche, artistiche, ... 2) "per capire il problema si pensi alla correlazione tra peso e altezza" scrive E.G. è un'aspirazione dei missionari Invalsi quella di accreditare le loro "misure" come quelle fisiche, ma gli apprendimenti sono qualità non sono quantità! l'oggettività delle misure fisiche è un dato ex ante non ex post come - al più - sembra perseguire il modello statistico di Georg Rasch. 3) non dimentichiamo che le rilevazioni Invalsi - dapprima sperimentali, poi imposte - hanno riguardato finora due sole materie: italiano e matematica. 4) non dimentichiamo i costi (diretti, indiretti, indotti, occulti, e anche termini di mobbing/bossing) dell'attività Invalsi. questi costi finora non noti, vanno diffusi, resi pubblici.

RISPOSTA:

Concordo. L’oggettività è una condizione ex ante. E’ proprio questo il punto di forza del modello di Rasch. Non è un modello statistico la cui “bontà” dipende dall’adattamento ai dati, ex post. Sono i “dati” che devono conformarsi al modello: altrimenti il modello avverte che qualcosa è andato male (item mal formulati, comportamento non consono quale il “cheating”, risposte a caso, ecc.). Non so se vi sia mai capitato, al supermercato, di mettere il sacco delle arance in maniera non adeguata sul piatto della bilancia: questa vi avverte che non va bene, che la misura va rifatta e che “dovete riposizionare” il sacco. Evidentemente le bilance vengono costruite con un modello matematico interno che riconosce la casualità, o meno, delle variazioni di peso derivanti dalle vibrazioni. Se c’è qualcosa che non si adatta a tale modello (a causa del sacco che in parte è appoggiato sul tavolo, anziché totalmente sul piatto) ecco che scatta l’avvertimento. Il modello di Rasch fa qualcosa di simile. Ed è veramente sorprendente. Ovviamente occorre che attorno a questo strumento di misura si costruisca un sistema di incentivazione che eviti i comportamenti che vogliono sfuggire alla misura. L’accettazione del modello di Rasch come strumento di misura è solo il primo passo. Il fatto che esistano delle bilance per il peso non ci garantisce che le persone mantengano il loro peso forma, ma senza la bilancia, non saprebbero se stanno facendo seri passi in avanti verso quell’obiettivo. EG

 
11/02/2014 - L'invalsi segnala l'inefficacia, non cura (enrico maranzana)

La ricerca della “correlazione tra la valutazione dell’insegnante di una specifica disciplina e quelli ottenuti attraverso i test” non ha alcun senso se collocata all’interno del SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE. Lo scritto qui commentato affronta il problema come se il tempo si fosse fermato agli inizi del novecento: propone argomentazioni a difesa della parcellizzazione del servizio scolastico. Trascura il fatto che la scuola è stata ridisegnata come complesso UNITARIO, orientato alla promozione delle capacità e delle competenze dei giovani, proprio quelle misurate dall’Invalsi. Un scritto che non ha centrato il cuore del problema: la scuola è da rimodellare seguendo i dettami della dottrina dell’organizzazione che realizza la convergenza di tutti gli insegnamenti. Uno scritto che occulta l’origine dell’inefficacia del servizio: il sistematico rifiuto di dar vita alla struttura decisionale elaborata dal legislatore.

RISPOSTA:

Il collega giustamente mette in risalto che il mondo è fatto di problemi reali. E che per affrontare i problemi reali è necessario un approccio interdisciplinare come ben evidenzia questo link (http://csid.unt.edu/files/HOI%20CHAPTERS/Chapter_3_HOI.doc) tratto dall'autorevole "The Oxford handbook of interdisciplinarity". Tuttavia, temo che le due cose non siano in contraddizione tra loro. L'interdiscipliarietà ha bisogno di mettere assieme solide conoscenze disciplinari da diversi campi per risolvere i problemi. E nulla vieta di misurarne i livelli raggiunti, anche perché si può scoprire in questo modo che l'incapacità di giungere a soluzioni di problemi concreti può derivare da scarsa capacità in determinati settori. Basta pensare alla comprensione di un articolo in lingua straniera quando non si conosce in maniera adeguata la particolare lingua in cui è scritto. Ringrazio comunque per lo stimolo. Non mancherò di rispondere in futuro in modo più circostanziato e documentato. EG