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SCUOLA/ Se l'Invalsi può curare un bambino obeso

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Per concludere, sarebbe possibile costruire curve di crescita come quelle del peso rispetto alle quali sia la famiglia, che gli insegnanti, potrebbero raffrontare l'effettivo livello di conoscenze raggiunto dallo studente in ogni momento dell'anno: a fronte di genitori preoccupati per un livello troppo basso rispetto alla curva, il docente non potrebbe togliersi il problema con qualche voto in più (magari aumentato, per "giustizia", a tutta la classe…)

Spero di avere chiarito il mio punto di vista. Ma spero anche che su questi temi si possa aprire un ampio dibattito scientifico, il più possibile divulgativo e senza indugio.


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(*) Ovviamente con batterie di item che soddisfano a pieno il modello. Escludendo, ad esempio, domande del tipo: "Quante altezze ha un triangolo?" (A. sempre tre, B. dipende dal triangolo, C. altro distruttore a piacere…)  in virtù dell'ambiguità derivante dal termine "altezza", qualora venisse intesa come "misura", andrebbe bene la B perché in un triangolo equilatero i segmenti che rappresentano le altezze hanno la stessa misura), oppure "Quanto ha speso la famiglia Rossi per 4 pizze, 2 Coca cola e 1 acqua minerale? (l'item è soggetto ad obsolescenza dovuta all'inflazione e, a seconda del ceto sociale, può decisamente cambiare il prezzo in ragione del tipo di pizzeria che si frequenta, ecc.), e molte altre che sono state criticate dal sottoscritto in numerosi incontri pubblici, in ragione del loro mancato adattamento al modello.



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COMMENTI
11/02/2014 - Statistik über alles? (Vincenzo Pascuzzi)

1) mi è venuto da pensare che, in futuro, per insegnare forse bisognerà avere frequentato anche un robusto master in statisica! avendo una laurea scientifica qualcosa ne capisco ma non sono certo al livello di Enrico Gori che l'insegna all'università! e mi domando cosa ne possano capire e pensare i colleghi di materie letterarie, umanistiche, artistiche, ... 2) "per capire il problema si pensi alla correlazione tra peso e altezza" scrive E.G. è un'aspirazione dei missionari Invalsi quella di accreditare le loro "misure" come quelle fisiche, ma gli apprendimenti sono qualità non sono quantità! l'oggettività delle misure fisiche è un dato ex ante non ex post come - al più - sembra perseguire il modello statistico di Georg Rasch. 3) non dimentichiamo che le rilevazioni Invalsi - dapprima sperimentali, poi imposte - hanno riguardato finora due sole materie: italiano e matematica. 4) non dimentichiamo i costi (diretti, indiretti, indotti, occulti, e anche termini di mobbing/bossing) dell'attività Invalsi. questi costi finora non noti, vanno diffusi, resi pubblici.

RISPOSTA:

Concordo. L’oggettività è una condizione ex ante. E’ proprio questo il punto di forza del modello di Rasch. Non è un modello statistico la cui “bontà” dipende dall’adattamento ai dati, ex post. Sono i “dati” che devono conformarsi al modello: altrimenti il modello avverte che qualcosa è andato male (item mal formulati, comportamento non consono quale il “cheating”, risposte a caso, ecc.). Non so se vi sia mai capitato, al supermercato, di mettere il sacco delle arance in maniera non adeguata sul piatto della bilancia: questa vi avverte che non va bene, che la misura va rifatta e che “dovete riposizionare” il sacco. Evidentemente le bilance vengono costruite con un modello matematico interno che riconosce la casualità, o meno, delle variazioni di peso derivanti dalle vibrazioni. Se c’è qualcosa che non si adatta a tale modello (a causa del sacco che in parte è appoggiato sul tavolo, anziché totalmente sul piatto) ecco che scatta l’avvertimento. Il modello di Rasch fa qualcosa di simile. Ed è veramente sorprendente. Ovviamente occorre che attorno a questo strumento di misura si costruisca un sistema di incentivazione che eviti i comportamenti che vogliono sfuggire alla misura. L’accettazione del modello di Rasch come strumento di misura è solo il primo passo. Il fatto che esistano delle bilance per il peso non ci garantisce che le persone mantengano il loro peso forma, ma senza la bilancia, non saprebbero se stanno facendo seri passi in avanti verso quell’obiettivo. EG

 
11/02/2014 - L'invalsi segnala l'inefficacia, non cura (enrico maranzana)

La ricerca della “correlazione tra la valutazione dell’insegnante di una specifica disciplina e quelli ottenuti attraverso i test” non ha alcun senso se collocata all’interno del SISTEMA EDUCATIVO DI ISTRUZIONE E DI FORMAZIONE. Lo scritto qui commentato affronta il problema come se il tempo si fosse fermato agli inizi del novecento: propone argomentazioni a difesa della parcellizzazione del servizio scolastico. Trascura il fatto che la scuola è stata ridisegnata come complesso UNITARIO, orientato alla promozione delle capacità e delle competenze dei giovani, proprio quelle misurate dall’Invalsi. Un scritto che non ha centrato il cuore del problema: la scuola è da rimodellare seguendo i dettami della dottrina dell’organizzazione che realizza la convergenza di tutti gli insegnamenti. Uno scritto che occulta l’origine dell’inefficacia del servizio: il sistematico rifiuto di dar vita alla struttura decisionale elaborata dal legislatore.

RISPOSTA:

Il collega giustamente mette in risalto che il mondo è fatto di problemi reali. E che per affrontare i problemi reali è necessario un approccio interdisciplinare come ben evidenzia questo link (http://csid.unt.edu/files/HOI%20CHAPTERS/Chapter_3_HOI.doc) tratto dall'autorevole "The Oxford handbook of interdisciplinarity". Tuttavia, temo che le due cose non siano in contraddizione tra loro. L'interdiscipliarietà ha bisogno di mettere assieme solide conoscenze disciplinari da diversi campi per risolvere i problemi. E nulla vieta di misurarne i livelli raggiunti, anche perché si può scoprire in questo modo che l'incapacità di giungere a soluzioni di problemi concreti può derivare da scarsa capacità in determinati settori. Basta pensare alla comprensione di un articolo in lingua straniera quando non si conosce in maniera adeguata la particolare lingua in cui è scritto. Ringrazio comunque per lo stimolo. Non mancherò di rispondere in futuro in modo più circostanziato e documentato. EG