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SCUOLA/ Dal problema al "mistero": cosa vuol dire obbedire a un maestro?

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I giovani rischiano di cadere vittime di quell'"ospite inquietante" di cui ha parlato Galimberti, ovvero di quel nichilismo che, penetrando nelle coscienze finisce con l'annullare ogni spinta positiva, ogni ricerca del senso di sé e genera indifferenza, culto dell'apparenza o addirittura pensieri distruttivi. Il processo della scoperta di sé e del desiderio che ci guida è un cammino iniziatico verso la verità le cui tappe sono più agevoli se abbiamo la fortuna di trovare un Maestro che si occupi di noi. 

Il Maestro vero non ambisce a veder ripetuta la sua "verità", ma è proiettato a far "riconoscere le forme semplici in cui la verità manifesta il proprio senso". Interrogarsi su tali forme significa riconoscere i modi nei quali il bisogno di verità si impone: il problema, la domanda, il mistero. Intorno a queste tre modalità Minichiello delinea i princìpi sui quali poggia la proposta del Maestro. 

La prima "obbedienza" alla verità corrisponde alla introduzione a concepire noi stessi e il nostro rapporto con la realtà non come "dato", ma nella forma del "problema", ponendosi nella prospettiva di oltrepassare il "dato", cercare risposte personali, scoprire l'errore, accettare il rischio che la ricerca comporta per il nostro destino. Il passo successivo è quello della "domanda", atteggiamento che implica una scelta decisiva (ma non conclusiva) perché dietro la domanda stanno la costruzione del senso di noi stessi e il giudizio che noi esprimiamo sulla realtà. Attraverso la domanda, infine, accostiamo la terza forma del senso della verità e cioè il mistero, la "domanda radicale che apre alla sfera del sacro e del religioso".

"Obbedire" a un Maestro e stabilire con un lui rapporto di discepolato non significa, dunque, accettarne passivamente gli insegnamenti. Spinge piuttosto a un lavorìo su noi stessi, alla ricerca di una verità illuminante. L'obbedienza perde, cioè, la fisionomia di atteggiamento subalterno e si offre come opportunità per crescere persone capaci di fare uso autentico della propria libertà. 



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COMMENTI
16/02/2014 - Regole/problemi .. dipendenza/autonomia (enrico maranzana)

La proposizione “Il maestro vero non ambisce a veder ripetuta la sua verità”, proiettata sul mondo scolastico, restituisce un’immagine sconfortante, sconforto che s’accentua se si comparano le regole del sistema educativo con l’ordinaria attività degli insegnanti. Da un lato l’istituzione è finalizzata alla promozione delle capacità e delle competenze, dall’altro lato risponde la voce del docente che illustra i capitoli del libro di testo. Da un lato si afferma la preminenza dei “metodi di indagine propri dei diversi ambiti disciplinari” e si indica il laboratorio come modalità didattica da privilegiare, dall’altro lato sopravvivono le lezioni cattedratiche che propongono statiche conoscenze. Da un lato una visione dinamica della realtà, dall’altro lato la sua descrizione ufficiale, cui aderire. Perché gli studenti dovrebbero ubbidire a un maestro che vive al di fuori del tempo?