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SCUOLA/ "Mimerito", il progetto che distrugge l'entusiasmo dei bambini

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Perché il vero nodo è questo: come ci ricordano molti bei libri purtroppo non tradotti in italiano, i bambini sono "nati per apprendere", sono "ansiosi di apprendere" e quindi  l'apprendimento scolastico non dovrebbe uccidere quell'entusiasmo con cui i bambini nascono e che spesso conservano purtroppo solo nella prima infanzia. Entusiasmo che non può certo esser resuscitato solo da medaglie di latta, le quali inducono certo effetti momentaneamente positivi, ma (come enunciato dallo stesso progetto)  per effetto di un condizionamento comportamentista che da decenni si è dimostrato non avere influenza a lunga scadenza. 

Quanto meno occorrerà pertanto valutare l'effetto del progetto a lunga scadenza sperando però che, in ogni caso, si tenga sempre ben presente la domanda che Daniel Pennac formula nel suo libro Come un romanzo (p. 66): "Se anziché esigere l'apprendimento dei bambini, gli insegnanti decidessero improvvisamente di condividere il loro personale piacere di apprendere?".



PS − Ci permettiamo di riproporre un'esperienza riportata in un nostro libro pubblicato nel 1999 e rieditato nel 2007 (Bonino, S., Reffieuna, A. Psicologia dello sviluppo e scuola primaria, Giunti Editore, pp. 100-101) dal titolo La patente di lettore:

"A dimostrazione di quanto poco importante sia, per i bambini della scuola primaria, il documento di valutazione ufficiale e di come l'intelligenza pedagogica degli insegnanti possa trovare modalità migliori di conoscenza e di promozione dell'apprendimento degli alunni, crediamo interessante riferire l'esperienza effettuata in una classe prima di una scuola della provincia di Torino.

All'inizio dell'anno scolastico, le insegnanti comunicarono ai bambini che nel momento in cui avessero imparato a leggere sarebbe stata loro consegnata la "patente di lettore", analoga a quella che i loro genitori utilizzavano per poter guidare l'automobile. La condizione necessaria per poter conseguire la patente era però che tutti i bambini della classe imparassero a leggere. Quindi la patente non sarebbe stata consegnata individualmente a ciascun bambino come premio per l'impegno individuale: la consegna sarebbe avvenuta nel corso di una festa con i genitori e avrebbe premiato i bambini tutti insieme per il raggiungimento di un obiettivo comune.

L'invenzione della patente nasceva dall'esigenza che l'apprendimento della lettura comportasse un coinvolgimento emotivo particolarmente profondo, al fine di creare le condizioni affinché si realizzassero tre obiettivi che le insegnanti si erano proposte: sottolineare l'importanza dell'acquisizione dello strumento della lettura come mezzo per entrare autonomamente nel mondo della parola scritta e quindi nel mondo degli adulti (di qui la scelta di avere un documento simile a quello dei "grandi"); riconoscere e premiare lo sforzo fatto dai bambini e l'aiuto fornito dai genitori (di qui la scelta della festa in comune); fornire una motivazione affinché i bambini raggiungessero l'obiettivo di diventare "buoni lettori", capaci di leggere con espressività e soprattutto di capire quanto letto. 



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