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SCUOLA/ Decreto libri, una buona idea "cancellata" dagli evasori

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La quasi concomitanza dello scandalo, particolarmente odioso anche in considerazione di ciò che dice in modo inequivocabile la Costituzione a proposito dei capaci e meritevoli, benché privi di mezzi, e dell'impegno collettivo (e non solo di chi governa) di attuare concretamente questo impegno anche pagando le tasse, richiamò alla mia mente le vane sollecitazioni, suggerite in passato da più parti, a favore di politiche di sostegno allo studio da correlare alla deducibilità o detraibilità della spesa per i libri scolastici ed universitari. Hai visto mai che qualcuno avrebbe trovato finalmente il coraggio e il vantaggio di emergere dalla propria inesistenza fiscale, se è vero, come si dice, che la spesa per i libri è così onerosa ed intollerabile da provocare, nel caso dei libri scolastici, provvedimenti legislativi durissimi volti ad incentivare il mercato dell'usato (non tutto trasparente) e, nel caso dei testi universitari, fotocopiature al limite del reato e oltre? Ma l'ipotesi è sempre stata rifiutata.

Proprio a fronte di questi precedenti di sordità totale o di malcelata indifferenza al tema, la  detrazione per l'acquisto di libri da parte del Governo Letta, la cui iniziale impostazione era davvero significativa di un "cambio di passo" virtuoso, oltre a testimoniare un apprezzato ravvedimento nei confronti della cultura ed una misura di incoraggiamento per i riluttanti ad emergere, si prestava anche contestualmente a riconoscere la correttezza di comportamento dei bravi cittadini che, pagando da sempre le tasse, anche senza particolari incentivi, e senza ringraziamenti, rendono poi  concretamente possibili le erogazioni di supporto ai meno abbienti, in nome di un interesse generale che ha tante più ripercussioni sulla crescita del Paese quanto più affermiamo solennemente che è la conoscenza a fare crescere il benessere economico, e non l'ignoranza, la truffa, la mancata osservanza dei doveri fiscali.

Vorrei concludere questa mia semplice riflessione, che può sembrare anche ingenua e persino banale, esprimendo tutto il mio apprezzamento per l'attenzione dichiarata in partenza dallo stesso premier Letta, rivolta "anche" verso i libri "di lettura" a cui sarebbe stata estesa la possibilità di detrazioni altrettanto significative perché è l'insieme delle diverse esperienze culturali che mette ciascun essere umano in grado di esprimere il meglio di sé.

La dolorosa scoperta, da parte dei cittadini per bene, che il Decreto, oggetto di tante speranze e onesti compiacimenti, era privo in partenza di una ragionevole copertura, tanto da doversi successivamente arrampicare su emendamenti tardivamente riparatori, tuttora in discussione, ha provocato davvero sconcerto, giudizi severi e concreti dubbi sulla probabilità di una soluzione dignitosa della vicenda, tanto più che nel frattempo il governo proponente è caduto. 

La questione, comunque, non potrà non riproporsi, perché neppure il nuovo governo, che si dichiara "di svolta", potrà ignorare le limpide ragioni che da anni vengono segnalate a Governi che annaspano alla ricerca di svolte decisive. Perché non cominciare a muovere qualche passo nella direzione giusta che è quella dell'investimento in cultura, scuola, ricerca? Ce n'è davvero bisogno. L'intendenza seguirà. 



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