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SCUOLA/ Alunni disabili, tutte le strategie dello Stato per discriminarli

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Ma questa scuola non sa come pagare il docente di sostegno perché ha già altri disabili gravi, a cui essa provvede direttamente alzando il tetto del proprio indebitamento, oppure affidandosi alla provvidenza che ha sempre più il sapore della sussidiarietà al contrario; … la situazione economica della scuola è seria e "ne va la vita"… la scuola non può pagare altri 30mila euro annui di sostegno, se già ne paga 100mila per gli altri casi che ha. Ed è una scuola ben funzionante, con bravi docenti, ma in un contesto di gente modesta, che pure ne apprezza il curricolo, pagando una retta che è la metà del costo di un alunno statale. Si mandano tutti a casa, alunni e docenti, e si chiude? Che farà quel padre, che non può – e non deve − pagare i 30mila annui per 5 anni? Forse insisterà, denuncerà il preside all'ufficio scolastico, farà fuoco e fiamme… oppure rinuncerà al suo diritto costituzionale di scegliere l'educazione per il proprio figlio e lo iscriverà in una scuola che mai avrebbe desiderato per lui (e trovandosi comunque con un sostegno a singhiozzo come il caso precedente)? 

Il genitore ha un sobbalzo e si sente tradito, lasciato solo da uno Stato di diritto che ha una Carta costituzionale di eccellenza sulle pari opportunità e sulla non discriminazione, che sforna norme e decreti sull'edilizia scolastica e sull'abbattimento delle barriere architettoniche. Ma riguardo al docente di sostegno, unica chance per un'integrazione scolastica del figlio, il genitore capisce subito che la discriminazione c'è e ci sarà.

Non è tanto il sapore della polemica, quanto quello dell'amarezza che un cittadino medio non può non avvertire nel succedersi di ingiustizie cosi lampanti mascherate dalle parole.

Ad un cittadino coraggioso anzitutto, e quindi ad un politico serio, deve stare a cuore che realmente principi di rispetto e tutela quali sono quelli pronunciati: a) dall'art. 3 comma 2 della Costituzione "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese"; b) dalla legge n. 62/2000. "4. La parità è riconosciuta alle scuole non statali che ne fanno richiesta e che, in possesso dei seguenti requisiti, si impegnano espressamente a dare attuazione a quanto previsto dai commi 2 e 3: e) l'applicazione delle norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio"; c) dalla legge 67/2006 sulla non discriminazione per una tutela rapida del diritto allo studio degli alunni con disabilità. Art. 2: "Il principio di parità di trattamento comporta che non può essere praticata alcuna discriminazione in pregiudizio delle persone con disabilità", siano puntualmente applicati.



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