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SCUOLA/ Alunni disabili, tutte le strategie dello Stato per discriminarli

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L'art. 15 DL 144/13 (GU n. 214 del 12 sett. 2013) dedicato al "personale scolastico", quindi non propriamente agli "alunni", prevede un potenziamento dei docenti di sostegno nella scuola statale. "2. Al fine di assicurare continuità al sostegno agli alunni con disabilità, all'articolo 2, comma 414, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: "La predetta percentuale è rideterminata, negli anni scolastici 2013/2014 e 2014/2015, in misura pari rispettivamente al settantacinque per cento e al novanta per cento ed è pari al cento per cento a decorrere dall'anno scolastico 2015/2016". 

Se tale previsione esprime il riconoscimento dei diritti degli alunni disabili, come mai se ne escludono ben 11.878 che frequentano le pubbliche paritarie, e per i quali l'onere per l'insegnante di sostegno, a parte il caso delle primarie convenzionate (con rilevanti disparità rilevanti da Regione a Regione stante l'attuale blocco delle convenzioni), è a totale carico delle famiglie e delle scuole? Anche in questo caso, se è il diritto dell'alunno disabile quello che lo Stato si impegna a tutelare, è evidente la necessità di una totale uguaglianza di diritti per tutti gli alunni disabili, qualunque sia la scuola frequentata. 

Eppure, nonostante si tratti di un diritto riconosciuto e tutelato dalla giurisprudenza – anche a livello internazionale - che si avvicenda lungo gli anni, si è ancora una volta incapaci di garantire tale diritto e soprattutto rimediare ad una così grande ingiustizia, che colpisce alunni e famiglie particolarmente fragili. Questa ingiustizia stride in uno Stato di diritto nella misura in cui colpisce i soggetti più indifesi, famiglie che spesso si vedono colpite due volte, uomini e donne che non credono neanche più di poter affermare il loro buon diritto, condannati a subire e a rimediare, quando va bene, una minima percentuale di ciò che è loro dovuto.

Fatti recenti. Mettiamoci nei panni di una mamma che si sente telefonare dalla docente di una scuola pubblica statale (finanziata dalle tasse direttamente prelevate dalla busta paga, che resta leggera leggera di fronte alle necessità di una famiglia con un disabile) affinché ritiri – se è a scuola - o non accompagni a scuola la figlia con diagnosi funzionale, in quanto la docente di sostegno o l'assistente è assente. Oppure nei panni di un papà che si sente dire dalla scuola pubblica paritaria, che pure vorrebbe accogliere il figlio con una seria diagnosi funzionale alla secondaria di II grado, questo concetto: è dovere dello Stato provvedere al sostegno, ma ciò non avviene; la scuola paritaria sa che se non accoglie l'alunno disabile perde la parità. 



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