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SCUOLA/ Tamaro, un prof può sapere tutto ma non insegnare a vivere

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Susanna Tamaro (Infophoto)  Susanna Tamaro (Infophoto)

L'articolo di Susanna Tamaro recentemente apparso sul Corriere della Sera (I nostri ragazzi lasciati soli nella palude dei "Mi piace", lunedì 17 febbraio) tocca una questione che non può non preoccupare tutti gli adulti pensanti e che si fa, se possibile, sempre più allarmante: tra i giovani sembrano essere in aumento esponenziale quelli per cui la realtà è sconosciuta, quelli capaci quasi solo di una vita virtuale e di difesa dalla vita reale attraverso lo stordimento (alcool, droga, facebook), giovani che cavalcano "un'onda che li mantiene sempre sulla superficie della realtà".

Non è immediato distinguere con chiarezza cause e conseguenze di questa situazione, perché esse sembrano condizionarsi reciprocamente in un groviglio di cui non si vede l'origine: la vita sembra non offrire possibilità a questi giovani in un'epoca che si presenta come la fine di tutte le epoche, perciò essi si rifugiano in un mondo di apparenza, che appunto appare più appagante, così che disimparando (o non avendo mai imparato) il rapporto con la realtà non sanno cogliere quelle possibilità che la realtà pur sempre offre, e dunque non vedono ulteriormente via d'uscita se non il rifugio nell'altrove. Fino al momento in cui la realtà, per forza di cose, si impone e scardina i punti di riferimento fasulli con conseguenze anche tragiche. 

Che cosa offre la nostra società a chi viene al mondo? – si chiede la Tamaro. Un mondo degradato a tutti i livelli: dal giardinetto sporco e trasandato, coperto di scritte, agli edifici scolastici, fino alla didattica stessa e agli insegnanti avviliti. Un passo per innestare un vero cambiamento, continua la scrittrice, sarebbe quello di puntare alla riqualificazione della scuola, cioè di puntare sulla ricostruzione di un tessuto sociale educativo. 

Condivido pienamente questo giudizio, che riconosce come fondamentale in una società l'impegno nell'educazione. Da anni, e da più parti, si parla di "emergenza educativa", ma ancora effettivamente la scuola è concepita, ai vari livelli della società, come, o poco più che, un parcheggio che alla fine fornisce un diploma ormai nemmeno troppo spendibile per la ricerca di un lavoro. Non si tratta però solo di un compito istituzionale, come la Tamaro stessa sottolinea: "incoraggiare tutti a fare il meglio è l'unica base su cui costruire una società civile, degna di questo nome. Giardinetti latrina e scuole conseguenti aiutano a produrre quello che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi… Sotto tutto questo esiste sempre l'essere umano". Si tratta di una responsabilità di tutti. 



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COMMENTI
21/02/2014 - Perché sempre scaricare sulla scuola? (ROBERTO PELLEGATTA)

Sono decenni ormai durante i quali, dalla droga, al codice della strada, dalla guida dei motorini alle problematiche affettive e sessuali, il ritornello degli intellettuali e dei mass media (con l’eccezione di pochi giornalisti come Antonio Polito) è stato costantemente quello di “scaricare” tutto sulla scuola (loro dicono nobilmente “responsabilizzare” nell’impegno educativo), senza mai mettere in discussione modelli di vita o di relazioni. Troppo comodo per queste “vestali del costume nazionale”! Fin troppo gentili le belle riflessioni con le quali la prof.ssa Cassani ricorda giustamente che l’emergenza educativa che ci travolge è primariamente responsabilità di tutti. Io aggiungerei (ma lo dice la Costituzione) soprattutto dei genitori, delle cui traversie i figli sono i primi e più gravemente danneggiati. Ogni giorno assisto a scuola agli esiti, spesso drammatici, di famiglie inesistenti, di padri assenti (o aggrediti se si permettono di esercitare un minimo di autorità), di madri o padri rimaste soli nell’impresa di crescere i figli. L’avventura della vita per ragazzi e ragazze cresciuti in sempre più numerose famiglie (ma quali poi?) dove il significato della vita (io aggiungo: il valore dell’istruzione e della cultura come bene) è problema inesistente o insignificante rispetto ad altri problemi, quella avventura è veramente un’impresa che talvolta ha dell’eroico. Chissà se Tamaro rilancerà l’appello di Cassani alla “responsabilità di tutti”!