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SCUOLA/ Istruzione, le 6 priorità del ministro Giannini

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Stefania Giannini, nuovo ministro dell'Istruzione (Infophoto)  Stefania Giannini, nuovo ministro dell'Istruzione (Infophoto)

L'imprecisione nel determinare percorsi formativi e modalità di professionalizzazione e poi reclutamento, l'impossibilità per le scuole di scegliere gli insegnanti in modo coerente con la propria offerta formativa, l'idea che non si possano individuare i docenti migliori e anche se si possono è comunque preferibile non premiarli, e via dicendo, porteranno una crescente disaffezione dei laureati migliori verso l'insegnamento, considerato una scelta di ripiego. 

3. Valutazione. È un tema trasversale che attraversa l'intero sistema formativo dalla scuola dell'infanzia ai dottorati di ricerca, e ho l'impressione che le resistenze in merito siano ancora forti, anche se ho già visto nascere comportamenti virtuosi. Certo che se distinguere il grano dal loglio è un puro esercizio intellettuale senza conseguenze, l'azione migliorativa della valutazione viene enormemente ridimensionata: naturalmente, diminuiscono anche le opposizioni, ma questo non mi sembra una ragione sufficiente a rinunciare a fornire informazione ai decisori politici, elementi alle famiglie per scegliere la scuola o il corso di laurea, e indicazioni alle istituzioni per il miglioramento. 

4. Valorizzazione della formazione tecnico-professionale e di ogni forma di collegamento fra formazione e lavoro. Oggi è forse possibile potenziare con maggiore decisione i percorsi misti, la formazione regionale, i contratti di apprendistato, e perfino rinforzare quella troppo iniziale diffusione dell'istruzione di terzo livello non universitaria che costituisce un'anomalia del nostro sistema formativo, perché – e lo dico con molta tristezza – l'immagine dell'università pare molto appannata, e c'è una crescente disponibilità a mettersi in gioco su percorsi di qualità non accademici, centrati sull'acquisizione delle competenze, dei saperi operativi. L'individuazione e promozione delle eccellenze (e penso ad esempio al sistema delle accademie e dei conservatori che al momento costituiscono il mio principale ambito di interesse) è tanto importante quanto il superamento delle criticità.

5. Riduzione della dispersione. La nostra scuola continua a perdere (ricordo un convegno che giocava sul doppio significato di "perdere" come "essere sconfitto" e "lasciare indietro") un numero eccessivo di studenti, non più nell'obbligo, dove però la selezione si manifesta come qualificazione formalmente presente, ma sostanzialmente inadeguata, ma nella secondaria e nell'università, dove oggi arrivano alla laurea, dopo un parziale recupero negli scorsi anni, circa quattro studenti su dieci. È quindi necessario non solo ridiscutere il concetto stesso di "successo formativo", in presenza di nuove fasce deboli, come i ragazzi di origine straniera, ma rinforzare la formazione permanente, per recuperare le carenze iniziali. 

6. Maggiore efficacia nell'uso dei fondi. Mi sembra molto improbabile che sia possibile espandere la spesa per l'istruzione, ed è quindi necessario accrescere il bassissimo tasso di efficienza degli attuali sistemi di finanziamento. 



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COMMENTI
23/02/2014 - Dalla Carrozza nella brace? (Vincenzo Pascuzzi)

1) L'uso del termine "priorità" ha una componente equivoca e - forse - una finalizzazione ingannevole. Elencare 6 priorità, senza quantificare, né indicare i tempi, le risorse e le altre modalità operative, significa praticamente NULLA, se non riconoscere che esistono 6 problematiche rilevanti da affrontare. Bella forza! Già si sapeva. 2) E dopo le 6 priorità dette? Nulla? Oppure? Problemi come l'edilizia scolastica, la sicurezza, il precariato storico, le ripetenze, lo studio delle lingue, le condizioni lavorative, professionali, economiche di docenti e ata non esistono o devono aspettare? E quanto? 3) "Mi sembra molto improbabile che sia possibile espandere la spesa per l'istruzione..." Ma perché? La media Ue è intorno al 6% del pil, l'Italia è scesa dal 5,5% di vent'anni fa al 4,2% attuale. E dobbiamo rinunciare e rassegnarci? 4) Valutazione. D'accordo, ma non autoritaria e con gli attuali test Invalsi IMPOSTI, che NON sono affatto un termometro, come incautamente va già dicendo A.M. Ajello e magari domani anche il ministro Giannini! Occorre una pausa di riflessione, ma da fare INSIEME! E' così difficile, improponibile confrontarsi con docenti, alunni, famiglie? 5) "l'impossibilità per le scuole di scegliere gli insegnanti", vogliamo forse regalarla ai presidi questa possibilità? O a chi? Sarebbe una follia! Avremmo ben "72.554 repubbliche indipendenti" (http://pensoscuola.blogspot.it/2014/02/72554-repubbliche-indipendenti.html).

 
22/02/2014 - La scuola di oggi e gli insegnanti di ieri (Daniele Dazzan)

"La scuola di oggi forma i ragazzi di domani con gli insegnanti di ieri". Sì, più o meno è sempre stato così. Ma grazie alla Professoressa Fornero siamo più avanti: per almeno un ventennio ancora la scuola formerà i ragazzi di domani con gli insegnanti dell'altro secolo.

 
22/02/2014 - La priorità delle priorità (enrico maranzana)

La situazione è molto più tragica di quella indicata con “non sa chi vuole, non lo cerca e non lo forma”: sulla scena ci sono tanti attori che recitano improvvisando, senza rispettare il copione, nella certezza d’aver la verità in tasca. Sorprendente il fatto che i riflettori siano puntati su di loro e amplifichino la loro voce. Un esempio: in questi giorni la fondazione Agnelli ha diffuso il suo rapporto sulla valutazione la cui elaborazione è avvenuta all’esterno del sistema di regole in cui la scuola vive. Rimando in rete a “L’insensatezza della proposta di valutazione della fondazione Agnelli” per constatare quanta nebbia gravi sul mondo scolastico. Esiste una, una sola priorità: la messa a punto di una terminologia specifica, desunta dal testo delle leggi. Formazione, educazione, istruzione, apprendimento, competenze generali e specifiche .. sono parole dai mille significati. Babele è ritornata.