BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ I testi di Renga, Arisa, Noemi, & co: se a Sanremo le parole non "suonano" più

Pubblicazione:

Fabio Fazio e Luciana Littizzetto (Infophoto)  Fabio Fazio e Luciana Littizzetto (Infophoto)

Allora, ecco l'idea: penso che gli insegnanti di italiano potrebbero usare questi testi, che faranno parte per qualche giorno della nostra vita quotidiana, per studiare le figure retoriche insieme ai loro allievi.

Invece di scrutare i versi di Dante e Leopardi per cercarvi litoti ed enjambement, ottenendo di radicare nei poveri allievi il disgusto per la poesia in genere, con la convinzione che sia roba da sfigati, gli insegnanti potrebbero usare questi testi, diciamo, quotidiani per mostrare agli allievi quali sono le figure retoriche, come si usano, come si riconoscono e così via. Così gli scritti di Dante e Leopardi e tutti gli altri potrebbero essere letti e basta, anziché affettati come carote; i ragazzi poi se li trovano da soli, gli enjambement nella Divina Commedia, perché è divertente trovarli se nessuno ti costringe a farlo.

Mi rigiro in testa l'idea. Poi vado a vedere che cosa dice lo Zingarelli della figura retorica e trovo questo:  "Figura retorica, ogni espressione o costrutto che si allontana da un uso della lingua in cui le parole designano univocamente e direttamente le cose; si impiega per dare forza espressiva al discorso, per ottenere effetti di attenuazione, enfatizzazione e sim. (es. l'affermazione non è bello invece che è brutto è una figura retorica – la litote – che attenua la crudezza della frase senza cambiarne il significato)".  

Giusto, la figura retorica serve a dare forza espressiva al discorso; come quando ho scritto "affettati come carote" anziché solo "affettati" – che è comunque una figura retorica, è una metafora; se però aggiungo "come carote" diventa una similitudine, che in quel contesto è più espressiva della metafora e suona anche meglio. Le parole devono suonare bene insieme, mai sostenuto il contrario; però non devono solo suonare bene, come invece va di moda adesso.

Ma se quelle canzoni non esprimono niente, le figure retoriche che ci stanno a fare? A che cosa danno forza, se non c'è niente a cui dare forza, visto che i testi non servono a raccontare ma solo ad essere spalmati sulla musica?

Forse la mia idea non è poi così brillante. I poveri insegnanti si troverebbero nella necessità di spiegare agli allievi appunto che oggigiorno le parole vengono usate solo come suoni, senza curarsi del loro significato, che invece è l'unico modo per scrivere prosa o poesia (anche senza rima e metro) e per creare delle figure retoriche veramente espressive, altro che roba da sfigati.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >