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SCUOLA/ Cos'ha da dire D'Annunzio a uno studente di oggi?

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Benito Mussolini e Gabriele D'Annunzio al Vittoriale (Immagine d'archivio)  Benito Mussolini e Gabriele D'Annunzio al Vittoriale (Immagine d'archivio)

E la vita è un votarsi corpo e anima alla ricerca della sensazione più forte e travolgente: "Vita […] chi t'amò sulla terra / con questo furore? / Chi ti attese in ogni / attimo con ansie mai paghe? / Chi riconobbe le tue ore / sorelle de' suoi sogni? / Chi più larghe piaghe / s'ebbe nella tua guerra? / E chi ferì con daghe / di più sottili tempre? Chi di te gioì sempre / come s'ei fosse / per dipartirsi?" (Maia).

Potere, quello che permette all'uomo di elevarsi sui bruti; quello che fa sentire l'uomo simile al dio; quello che D'Annunzio sente scorrere in sé attraverso la magia della parola, della rima, della poesia: "Il verso è tutto", perché crea il mondo altro, chimerico, supremo e gli dà realtà, verità, persuasione. La parola, l'arte che trasformano il reale, lo trasfigurano secondo la volontà del sogno: "M'abitava già il demone lirico che tutto m'esalta e trasfigura? Si svegliava già in me il senso magico della vita?" (Notturno).

Il potere, la "possanza dell'anima", che spinge alle imprese ardite, che spinse D'Annunzio ad arruolarsi volontario a cinquantadue anni nella prima guerra mondiale, a compiere innumerevoli azioni militari, fra cui quelle clamorose della beffa di Buccari e del volo su Vienna, capaci di risollevare il morale abbattuto delle truppe italiane. Il potere che lo spinse alla follia della presa di Fiume; quel potere che fece vedere in lui a Mussolini prima un alleato utile per il neonato Fascismo, poi un possibile avversario, che convinse il duce a rinchiuderlo nella gabbia dorata del Vittoriale.

Il potere che si sprigiona nella forza seduttiva che attrae nel suo vortice un numero stupefacente di amanti, quasi tutte donne sposate e dell'alta società. Un potere che induce tante di loro alla perdizione, all'abbandono totale e fiducioso nella braccia di chi ben presto se ne sarebbe stancato, lasciandole nella disperazione. Basti pensare ad Eleonora Duse o ad Alessandra di Rudinì. Ma anche alla moglie, sedotta quasi per capriccio e sposata, dalla quale ebbe due figli e che poi abbandonò letteralmente, in condizioni economiche al limite della miseria, per l'incipiente passione per la Duse.

Desiderio, infinito, potere umano. I tre grandi temi attorno a cui ruota la vicenda letteraria e umana di D'Annunzio. Ma in che rapporto stanno fra di loro? Come l'eroe abruzzese decide di viverli?

È quanto i Colloqui Fiorentini si incaricheranno di scoprire.



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