BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Cos'ha da dire D'Annunzio a uno studente di oggi?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Benito Mussolini e Gabriele D'Annunzio al Vittoriale (Immagine d'archivio)  Benito Mussolini e Gabriele D'Annunzio al Vittoriale (Immagine d'archivio)

Provare a rileggere D'Annunzio, al di là dei molti pregiudizi, degli schemi, delle forzature che su questo autore sono state riversate, ma che lui stesso ha fatto in modo che si costruissero attorno alla sua figura. Scoprire D'Annunzio, nonostante D'Annunzio si potrebbe dire. 

È questa la scommessa di più di 1.800 studenti e docenti che aderiranno alla XIII edizione de I Colloqui Fiorentini (Firenze, 27 febbraio-1° marzo) e che per mesi, dallo scorso settembre, hanno affrontato le pagine del grande scrittore abruzzese per preparare le tesine con cui partecipare al convegno. Alla ricerca della sua umanità, provocati da un titolo che suggerisce tanto, ma lascia anche tanto da indagare: "Ah perché non è infinito come il desiderio, il potere umano?

Eccole lì, in un breve verso, le grandi parole dell'uomo, le grandi questioni di tutta la sua esistenza. 

Desiderio, il motore dell'uomo. Tutto ciò che lo spinge ad addentrarsi nella vita curioso, per addentarla "con i denti voraci", con le "mani audaci e cupide", come scrive il nostro, giovanissimo, nel suo Canto alla gioia. Quel desiderio che lo ha spinto a voler primeggiare, ad essere sulla bocca di tutti gli uomini e le donne del suo tempo e poi a voler esaltarsi ancor più, al di sopra degli uguali, nella solitudine del "princeps", che gli faceva rispondere, nel Piacere, alla domanda "che vorreste voi essere?": "Principe romano". Quel desiderio che lo porta ad osare ogni limite, a spiccare il balzo per il "folle volo", tanto da sentirsi affine solo il grande Ulisse, come scrive in Maia, e come lui, solo, volle affrontare il mare dell'esistenza: "E io tacqui / in disparte, e fui solo; / per sempre fui solo sul Mare. / E in me solo credetti. / Uomo, io non credetti ad altra / virtù se non a quella / inesorabile d'un cuore / possente. E a me solo fedele / io fui, al mio solo disegno".

Infinito, perché le dimensioni del desiderio sono vertiginose, abissali, senza limite. E solo l'uomo forte, l'ultrauomo può osarne i confini. Il sogno del superuomo è tutto qui, il mito delle grandi imprese, l'illusione dell'arte, l'artificio della parola servono per sondare la dimensione dell'infinito, unica sentita degna dell'uomo. E la vita è un'incessante attesa dell'alto evento, di un trasumanar che sveli all'uomo la sua vera collocazione, la sua vera dimensione: "Tutto era silenzio, luce, forza, desìo. / L'attesa del prodigio gonfiava questo mio / cuore come il cuor del mondo" (Maia). 



  PAG. SUCC. >