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SCUOLA & RENZI/ La parità modello-Toscana, un sistema da esportare

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Per l'anno scolastico in corso, alle famiglie che hanno un reddito Isee fino a 30mila euro, che hanno fatto domanda e che quindi sono state ammesse al contributo, Regione Toscana riconoscerà il rimborso di quota parte della retta mensile, assegnando una cifra (che varia a seconda della fascia Isee di appartenenza e del metodo di riparto che ogni Comune ha deliberato) fino a 100 euro mensili. Si è trattato di una sperimentazione che dovrà essere affinata e stabilizzata nei prossimi anni scolastici in modo da diventare una costante forma di aiuto reale alle famiglie.

Come è stata accolta questa scelta dalle famiglie toscane e in che misura riuscirà effettivamente a sostenerle in questo momento così difficile?
Purtroppo i tempi di adesione, per l'anno scolastico in corso, sono stati abbastanza brevi e abbiamo dovuto lavorare ed informare le famiglie in un tempo molto breve. Ciò nonostante le richieste pervenute alla Regione sono numerosissime, più di 5mila. Questo è il segnale evidente della significativa utenza (in termini numerici) delle scuole dell'infanzia paritarie ed è, in secondo luogo, la testimonianza di come le scuole paritarie siano davvero aperte a tutti e apprezzate da tanti, anche da tante famiglie che, anche se non hanno un reddito alto, sono disposte a fare sacrifici pur di scegliere per i loro bambini un progetto ed un servizio condiviso. Speriamo per i prossimi anni di poter promuovere questa iniziativa in un lasso di tempo maggiore, informando approfonditamente tutte le famiglie e raggiungendo anche coloro che, pur non frequentando attualmente una scuola paritaria, possano, anche con questo aiuto della Regione, prenderla in considerazione.

Questa decisione andrà a modificare le convenzioni già esistenti o si aggiunge alle misure già in vigore?
No, le convenzioni esistenti rimarranno in vigore. Questo è un intervento aggiuntivo, da un punto di vista pratico è stato necessario stipulare con le amministrazioni un atto che ufficializzasse e regolamentasse questa nuova collaborazione, ma i normali rapporti con i Comuni proseguono normalmente secondo i percorsi intrapresi e attraverso le forme di collaborazione storiche nate sul territorio.

Qualcuno afferma che "lo scopo è sostenere il sistema delle scuole paritarie, che svolge una funzione particolarmente preziosa viste le lunghe liste d'attesa che ci sono in quelle statali". Ma se non ci fossero le liste di attesa, non varrebbe ugualmente la pena sostenere le scuole paritarie?
Assolutamente sì. Da sempre la Fism si batte perché la parità possa essere (come del resto lo è in quasi tutti i paesi del mondo compresi quelli degli ex-paesi sovietici) totale e reale, stessi doveri (come giusto) ma anche stessi diritti. Non parlo tanto e soltanto dei diritti delle scuole, ma dei diritti delle famiglie e dei bambini che ancora oggi, scegliendo una scuola paritaria sono costretti a pagare una retta, in genere almeno in Toscana mediamente bassa, ma pur sempre indispensabile a coprire i costi di gestione.

Dunque è un problema innanzitutto di libertà di scelta.



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