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SCUOLA/ Pornografia (in classe) a 7 anni, ecco l'Educazione europea

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Faccio un esempio fra altri che si potrebbero fare perché riguarda la fascia più indifesa della popolazione, e richiede particolare attenzione. Già nella fascia 0-4 anni, nella colonna delle "informazioni", nell'area della "sessualità", la "matrice" prevede che siano date informazioni su "gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce"; nel Quadro di riferimento si era rilevato infatti come si tratti di un fenomeno normale in quella età. Mi immagino quindi il genitore che davanti ai comportamenti del figlio interviene per rassicurare, reindirizzare, proporre altre attività che distolgano da una concentrazione esclusiva sul settore corporeo genitale e permettano di collocare il fatto nella sua giusta dimensione (olistica). Viste le esperienze di cui sopra per cui il referente è diventato un ente esterno, e tenuto conto della "banalità del male" per cui una maestra ligia potrebbe interpretare le raccomandazioni come istruzioni precise, mi immagino invece una seduta all'asilo in cui la maestra fa vedere ai bambini come si fa.

In questo passaggio dal Quadro alla "matrice" vedo una certa scarsa congruenza. Nel campo dell'educazione sessuale, data la natura del fenomeno che è strettamente legato all'identità psichica, alle relazioni affettive e alla percezione valoriale in senso positivo (non come norme codificate o come influenza negativa delle convenzioni sociali) proprio secondo il modello olistico proposto dal Quadro di riferimento, il diritto all'informazione deve essere tanto discreto e conforme allo sviluppo che non vengano indotti dall'esterno turbamenti, bisogni eterodiretti, e soprattutto insegnamenti difformi da quanto viene appreso in famiglia o ideologicamente imposti. Infatti è responsabilità del genitore sia quella di saper recepire quando una domanda o un problema si pone, sia di intervenire in positivo proponendo un modello organico e vissuto di valori: si tratta di un diritto della famiglia sancito dalla carta dei diritti fondamentali dell'uomo. 

Tornando ai casi iniziali, come mai sono state attivate queste iniziative per lo meno poco condivisibili dai genitori? I passaggi intermedi sono che il ministro uscente Carrozza, approfittando della legge 128/2013 (ex decreto "L'istruzione riparte", quello in cui si parla di diffusione del wireless nelle scuole, di dimensionamento ecc.), e del fatto che sotto il ministro Fornero è stato istituito l'Unar con il compito – come sta diventando  sempre più chiaro − di avviare la rieducazione degli italiani nella direzione dell'ideologia del gender, è riuscita a fare inserire (comma d. dell'articolo 16) "attività di formazione e aggiornamento obbligatori del personale scolastico, con riguardo all'aumento delle competenze relative all'educazione all'affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere e al superamento degli stereotipi di genere, in attuazione di quanto previsto dall'articolo 5 del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n. 119" (corsivi miei).



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