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SCUOLA/ Pornografia (in classe) a 7 anni, ecco l'Educazione europea

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L'educazione sessuale si è allora legata ad altri interessi relativi allo sdoganamento delle coppie omosessuali e all'ideologia del gender, come dichiara la formula sugli "stereotipi di genere". Senza che nessun genitore lo sapesse, e senza che il Parlamento deliberi su cosa è una "famiglia", sono cominciati quindi a girare nelle scuole gli opuscoli Unar su questi argomenti, che hanno trovato evidentemente zelanti applicatori nei maestri e nei professori. Non si tratta di teoria: come esempio di compito di matematica contro le discriminazioni di genere troviamo un rassicurante: "Rosa con i suoi due papà compra tre lattine di tè. Se paga 2 euro…  ecc.". 

Purtroppo sull'idea di persona sessualmente orientata la campana da un po' di tempo è sempre una sola: tutti gli altri, anche se hanno argomenti culturalmente ed esistenzialmente validi, sono omofobi, e i loro argomenti "non scientifici" a priori. È poco logico dire che alla radice dei comportamenti discriminatori ci sia non l'intolleranza come comportamento positivamente attuato e perseguibile, ma il solo permanere di un modello sessuale e familiare "tradizionale" (una convenzione piccolo-borghese?): per vincere l'intolleranza bisognerebbe secondo loro cancellare il modello "normale", demonizzarlo e proibire a scuola e stampa di presentarlo come positivo. Da qui un'educazione sessuale già orientata in una direzione per nulla neutra. Del resto, alla rieducazione degli italiani manca solo la legge (che è già all'esame del Senato) con la comminazione della relativa pena carceraria per i riottosi. 

Ora, la "normalità" dell'argomento educazione sessuale e di quello della accoglienza del "diverso" (se ha senso ancora parlare di "norma" e di "diversità") non deve far pensare che si possa intervenire senza tenere conto della globalità dei fattori: troppe sono le implicazioni. Mi domando per esempio cosa capiterebbe al bambino di 7 anni che ha avuto dalla maestra lo "sdoganamento" di quanto deve restare invece coperto dal pudore (nel senso di giusta "vergogna" per l'intimità), se venisse avvicinato da un adulto male intenzionato. Se da un lato è uno degli obiettivi della "matrice" quello di insegnare ai piccoli alcuni comportamenti difensivi ("dire no, andare via, parlare con una persona di fiducia"), non si può pensare che la molla della difesa sia l'autodeterminazione ("la consapevolezza che è giusto chiedere aiuto" e "la consapevolezza dei propri diritti che porta ad avere fiducia in se stessi", sempre per un pupo della fascia 0-4 anni; p. 39 degli Standard), quando da che mondo è mondo abbiamo insegnato ai nostri figli come si fa a "percepire il pericolo" proprio incentivando il pudore.

Se è certamente necessario che un ragazzo sappia che esistono i contraccettivi, è necessario chiedersi che cosa separa l'informazione dall'incitamento all'uso. Nel caso della dimostrazione pubblica in classe dell'uso del contraccettivo, vorrei sapere con quale motivazione  poi si sanzionerebbe l'esperimento pratico che subito dopo gli studentelli andrebbero a fare in bagno, con relativa scarsa attenzione l'ora dopo, una tranquilla ora di geografia, putacaso. 



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